23.02.2010
dal blog anna baldi architect, di anna baldi
c’è stato un periodo in cui le vacanze erano un’ottima occasione per tornare in Italia (caldo, frutta, clinton …)
L e JJ erano in VdN ed è stata un ottima occasione per vederci.
abbiamo organizzato una gita nel verde e ci siamo ritrovati su un pendio dall’erba alta, pieno di fiori di campo e api, circondato da pini esili e alti, forse troppo secchi. non ci siamo allontanati di molto dal parcheggio, e abbiamo subito approfittato di un tavolo in legno con panche, all’ombra. l’ideale per L che non tollera il sole, per P che ha subito tirato fuori i suoi acquarelli da viaggio, e anche per JJ, un corso ormai acclimatato alle temperature timide del nord.
io non avevo assolutamente voglia di infognarmi ai piedi del pendio, all’ombra per di più, e mi sono arrampicata abbastanza in alto, per potere leggere in pace un libro che mi aveva dato L, sapeva ancora che i libri che legge lei mi sono sempre piaciuti. mi sono sdraiata a pancia in giù, e dietro al libro intravedevo l’erba incolta rinsecchita dal calore, i fiori selvaggi, il brusio di api e insetti, la terra brulla.
PH, in francese! la storia di un uomo inesistente, che si appropria della sua identità strappando alle donne la loro essenza sublime.
immersa nella lettura. riprendendo contatto con la realtà ho alzato lo sguardo verso gli altri, abbastanza piccoli da fare parte di una cartolina, e in modo istintivo e liberatorio rimanendo a pancia in giù ho steso le braccia avanti a me, come se dovessi tuffarmi, o prendere uno slancio, e mi sono chiesta se ne avessi avuto il coraggio. prima ancora di rispondere stavo già rotolando su me stessa verso il fondo, sempre più veloce e sempre più storta. sentivo che qualcosa era cambiato, così come sentivo una grande leggerezza dentro.
quelle montagne che tanto mi avevano turbata erano me, la loro linea spezzata era il mio essere irrequieto e instabile, il brusio degli insetti la mia ansia, i versanti in ombra la mia instabilità e la mia angoscia, e finalmente riuscivo a guardarmi, ad avere la forza di sostenere il mio animo di contraddizioni e insicurezze, e a volermi bene, a sentirmi bene, per quello che ero, un essere fragile che si riconosceva.
non sono arrivata fino in fondo perché la traiettoria è diventata sempre più storta, e mi ha frenata, e magari anche risparmiata da qualche possibile sasso doloroso, maldestra come i bimbi che si accingono a fare cose da esperti, e un grande sentimento di gioia mi ha inondata e gratificata.
tra le cose più belle della montagna c’è anche il torrente, la corrente impetuosa che mi attraversa che diventa visibile e sonora.
sulla via del ritorno P si è fermato in modo del tutto spontaneo in un piccolo lago e abbiamo fatto un tuffo nelle acque gelide che hanno marcato e rassodato all’istante il limite più estremo del mio essere e della mia consapevolezza.
ecco adesso sai anche della montagna
una belva rinchiusa al buio, dentro, che fiuta la preda passarle vicino
le mani nervose, anche lo sguardo
- una mia carissima collega
- non ho nessuno che mi scalda
- ...........nessuno....................
scrivo (troppo?), tra verità e realtà, per vederci chiaro
l'arma più pericolosa: la parola
postato da
anna baldi
martedì 23 febbraio 2010 alle ore 14:47
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