22.02.2010
dal blog anna baldi architect, di anna baldi
ricordo la mia età perché mentre elaboravo questi pensieri stavo leggendo un libro, niente di particolare, un testo di lettura scolastica, di uno scrittore allora emergente di cui non ricordo assolutamente il nome.
il protagonista era un uomo, che stranamente rispecchiava in modo perfetto la mia idea di uomo italiano. non saprei dire se questa idea si è costruita sulla sua figura o se lui ha confermato un’immagine che mi ero già costruita. sicuramente entrambi.
il protagonista cerca di raccontare la sua totale estraneità nei confronti della donna che è stato costretto per una serie banale di circostanze a sposare. pur non superando nel corso di tutto il racconto questo sentimento di distacco , finisce con l’innamorarsi di lei, in modo imprevedibile e irreversibile, trovandosi di fronte all'ulteriore incomprensibilità della sua completa dipendenza verso una donna che sa di non conoscere e che non riesce a capire. nel libro non vi sono dialoghi, così che non si sente mai la voce di lei, ma solo quella di lui. la storia è ambienta in montagna, nel periodo estivo.
quindi la constatazione di allora riguardo alla mia incompatibilità con la montagna è ancora oggi strettamente legata a ciò che rimane in me di questo libro, alle piste di una località svizzera di cui ricordo perfettamente ogni curva, ogni salto, ogni tratto in piano da percorrere ad uovo, e naturalmente, per assenza, all’immagine grandiosa del mare.
non posso pensare alla montagna senza pensare al mare, mai, neanche oggi.
al telegiornale hanno mostrato il Vesuvio coperto di neve, e io ero lì proprio ieri, che sprofondavo avanzando verso la vetta, a poco più di mille metri, mentre guardando a valle si vedeva il mare
[a volte basta così poco, che tutto si sfinisce]
postato da
anna baldi
lunedì 22 febbraio 2010 alle ore 22:38
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