19.07.2009
dal blog anna baldi architect, di anna baldi
Penso sempre a una persona grande che ho perso per strada con la quale ora potrei parlare di nuovo, e che dovrei cercare, e forse non troverei (l’ultima volta che l’ho visto, per la grappa offertami mi si è spenta la macchina, rischiando di venire schiacciata dal cancello automatico, e mentre abilmente e per un pelo riuscivo a uscirne indenne ho sentito il suo sguardo su di me, e la tenerezza con la quale stringeva la compagna della sua vita ritrovata e mai persa, e ho pensato a me pronta a partire per un luogo lontano e sconosciuto per amore, unione preannunciata da molte coincidenze già da prima dell’infanzia; la sua biblioteca è un bunker di luce sui colli Euganei).
Penso spesso ad una persona che non vedrò mai più, per punizione sua, perché non ha saputo perdonare un momento di solitudine; mi sono congedata da lei con un libro che avrei preferito darle personalmente; so che le nostre strade potrebbero muoversi negli stessi luoghi e forse si sovrappongono, sempre con un vantaggio complice che fa sì che non ci incontreremo mai.
Penso a volte ad una persona che credo non ci sia più inghiottita da un’innocente patriottismo jugoslavo; i miei occhi si sono persi nei suoi di ghiaccio.
Penso spesso ad una persona che il destino ha voluto che potessi vedere un’ultima volta ancora sul viale alberato che portava al Volga, alla fine della primavera, prima che attraversasse l’oceano; non ci siamo salutati e mentre si allontanava sul suo skateboard, sentivo già con un senso di impotenza e di tristezza che il desiderio di avvicinarmi a lui era l’agonia della sopravvivenza, cosciente che quel legame nato per caso su una scala gremita, nell’emozione di una festa, non sarebbe bastato a decidere per noi, e che comunque lui profondamente era me.
Penso spesso a una persona che è stata il mio riferimento, che ho pensato sempre felice e completa, e che ho scoperto molto sola, e alla quale chiedo scusa.
Penso ad una persona i cui pensieri si lasciano rincorrere, che ha il dono del sorriso di un fanciullo e la saggezza d’un eremita; si è costruito una casa di specchi in collina con la vista sul mare (che ogni sera spegne il sole in silenzio), nella quale il dentro e il fuori separati dal nulla si confondono, si conpenetrano e sconfinano a vicenda; ha detto di aver deciso di morire a Barcellona, città di porto che guarda al sole che sorge.
postato da
anna baldi
domenica 19 luglio 2009 alle ore 01:02
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