14.07.2009
dal blog anna baldi architect, di anna baldi
Ogni volta che passo davanti al parco delle Basiliche o anche solo se penso a quel luogo mi chiedo se veramente l’idea si possa dissociare dalla forma e dalla materia. Per esempio può l’immagine di una tenda tradursi con una struttura in acciaio e vetro? E prima ancora, può l’idea della tenda, una struttura provvisoria e precaria, l’archetipo dell’architettura e del cristianesimo, essere un’immagine adeguata per un luogo nel quale si celebra la storia attraverso il racconto e la presentazione del referto e dell’operato e dell’opera dell’uomo, e cioè per il museo, luogo che si vuole duraturo, tramandabile, luogo anche dello studio, della verifica e della possibile rilettura della storia, e comunque luogo dell’insormontabile, dell’identità e della cultura? Rimanendo nell’ambito del cristianesimo non sarebbe magari indicata un’immagine che fa riferimento ad una tipologia architettonica più matura e più cogente, come per esempio l’emblematica Basilica di San Pietro, cogliendone anche solo un dettaglio (il suo significato) argomentandolo con un riferimento chiaro e preciso; magari si potrebbe scegliere anche un’immagine non necessariamente architettonica, come l’affresco de La Creazione di Adamo della Cappella Sistina.
Ecco allora che forse è in questo senso che la forma e la materia si possono astrarre dall’immagine di progetto, poiché l’immagine, l'idea, è la visione, seducente, soggettiva e suggestiva, e non rientra nella logica rigorosa del racconto e della ricerca (penso a questo riguardo in particolar modo all’operato di Leonardo, ai suoi dipinti; e poi a titolo di esempio anche alla Chiesa di Santa Maria presso San Satiro, o al Tempietto di San Pietro in Montorio).
I due percorsi, la visione e il discorso logico (e non è detto che si escludano a vicenda), possono entrambi, intrinsecamente, far sconfinare nel sublime.
postato da
anna baldi
mercoledì 15 luglio 2009 alle ore 10:47
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