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Pavimento in legno e laminato
domenica 13 dicembre 2009

13.12.2009

dal blog anna baldi architect, di anna baldi

una condizione per potere lavorare presso la D&D Messebau era quella che avrei dovuto dimostrare in breve una sufficiente padronanza della lingua, tanto da potere svolgere nel migliore dei modi il mio lavoro.
decisi quindi di iscrivermi ad un corso serale, non lontano da casa. il gruppo era abbastanza numeroso, poiché a seguito dell’unificazione erano molti i giovani a cui era stato permesso di ritornare in germania, senza che per questo fossero in grado di parlare la lingua, indispensabile per integrarsi.
già dalla seconda lezione mi sono accorta che un ragazzo di origine polacca continuava a guardarmi e mi seguiva con gli occhi in ogni cosa facessi. prima delle lezioni avevo l’impressione che parlasse di me con i suoi compagni, e il suo sguardo era sempre in agguato, pronto a incrociare il mio, e ogni volta si avvicinava un po’ di più, nella maniera del possibile, a seconda dei posti rimasti liberi.
ad ogni lezione mi sentivo sempre di più accerchiata, come in gabbia; per evitare che si sedesse accanto a me ho iniziato ad arrivare con qualche minuto di ritardo, e potevo così sedermi dove lui non sarebbe stato in grado di poggiare il suo sguardo su di me. allora il suo viso si rattristava coperto da un velo di dolore, e in modo nervoso cercava di localizzarmi
era un bel ragazzo, e il suo viso dolce mi aveva fatto intuire che potesse avere un’animo buono; non era un tipo sbruffone e sfrontato, troppo sicuro di sé, al contrario, aveva dei modi delicati e discreti, però cercavo di evitarlo, di non dargli l’occasione di parlarmi. Mi irritava il fatto che non avesse capito che ciò che poteva piacergli e desiderare di me era qualcosa che non avrebbe mai potuto avere. la mia luce e la mia bellezza erano il riflesso della tua luce su di me, di quella gioia di vivere che ogni giorno sentivo crescere in me, in modo esponenziale, anche nei giorni d’inverno, sorretta dal tuo calore e dal nostro amore, era quel senso di completezza che mi faceva sentire il tuo essere scorrere nelle mie vene, una linfa blu senza la quale non avrei potuto essere.
un giorno, per l’ennesima volta in ritardo, ho trovato un posto libero un paio di file dietro alla sua, lateralmente, e ho notato che aveva con sé una rosa rossa
mi sono sentita sprofondare, e ho pensato che avrebbe potuto essere per me; lui si è voltato e mi ha seguita con lo sguardo mentre prendevo posto
se così fosse stato, ho temuto che quel suo sentimento avesse potuto essere una cosa seria, che lo avrebbe portato a togliermi l’aria ancora di più di come stava già facendo, circuendomi in un retaggio sempre più fitto, insistente ed opprimente, ho temuto che il mio rifiuto di lui lo avrebbe potuto ferire, ma soprattutto ho temuto che la mia felicità venisse disturbata da un’intromissione indesiderata, che quel senso di leggerezza che non mi faceva sentire il contatto con il terreno venisse improvvisamente a mancare, che il mio equilibrio ebbro di te potesse venire destabilizzato e travolto.
alla fine della lezione ho lasciato in grande fretta l’aula evitando che potesse succedere qualsiasi cosa, e il mio unico pensiero insistente eri tu, di essere finalmente tra le tue braccia e di stringerti forte, di porre fine alla mia separazione da te, che per quanto breve era sempre insopportabile, a causa di uno stato di agonia che sentivo in agguato, come se la mia scorta di ossigeno potesse terminare.
quella è stata l’ultima volta che mi sono presentata a lezione.



postato da anna baldi domenica 13 dicembre 2009 alle ore 15:23    | commenti: 18 | Bookmark and Share



 Commenti:
postato da Moreno domenica 13 dicembre 2009 alle ore 16:44

Punto 1:...retaggio?
Punto 2:...linfa blu?
Punto 3: ...le donne sono strane.
Punto 4: ... che fine ha fatto la padronanza della lingua?

postato da maurizio domenica 13 dicembre 2009 alle ore 17:22

Meglio tacere e non scrivere, quando non si capisce il senso delle parole altrui.
postato da Moreno domenica 13 dicembre 2009 alle ore 17:50

Chi si risente... Spiegaci tutto tu, uomo di mondo!
Hai l'ironia e l'acutezza di un'oloturia.

postato da Anna Baldi domenica 13 dicembre 2009 alle ore 17:52

(per il blu: 12.12.2009) ;D
postato da Moreno domenica 13 dicembre 2009 alle ore 17:55

... Capito tutto. Oh no?!?
postato da maurizio domenica 13 dicembre 2009 alle ore 20:43

"Gigi "Holothuria,ma chi ti credi di essere, sii più modesto e più socievole del rosaldini, mi sembrate tutti al quanto simili ad un progettista datato, che redisse una casa di piacere a forma di fallo, ma non era amadori. Vediamo almeno chi indovina. Mi sento come ciro qualche tempo fa.
salutoni.

postato da gigi oloturia domenica 13 dicembre 2009 alle ore 21:01

...redisse?!????
postato da maurizio domenica 13 dicembre 2009 alle ore 21:12

Redisse, voce del verbo redigere. ... Capito tutto. Oh no?!?

O povera italia, mettiamoci un velo pietoso sopra.

postato da gigi domenica 13 dicembre 2009 alle ore 21:17

... redigere una casa di piacere?!!!!???...proprio convinto eh???
postato da maurizio domenica 13 dicembre 2009 alle ore 21:26

Mi auguro che tu abbia dato con profitto almeno Storia dell'Architettura I. Visto che devi cercare di indovinare ti concedo un'indizio, il cognome comincia con L............(nato nel 1736) . Salutoni al simpatico fumetto Gigi Holothuria
postato da daniela domenica 13 dicembre 2009 alle ore 22:57

un'indizio?!?
postato da daniela domenica 13 dicembre 2009 alle ore 23:07

DEFINIZIONE
redigere redigere
[re-dì-ge-re]
(redìgo, -gi, -ge, redigiàmo, redigéte, redìgono; redigévo; redàssi, redigésti, redàsse, redigémmo, redigéste, redàssero; redigerò; congiunt. pres. redìga, redigiàmo, redigiàte, redìgano; redigéssi; redigerèi; imperat. redìgi; redigènte; redàtto)
v. tr.
1 Scrivere, stendere, compilare: r. un contratto, un discorso, un articolo di giornale, un'enciclopedia

2 Curare come redattore: r. un periodico

postato da francesco amadori lunedì 14 dicembre 2009 alle ore 07:54

"Neh che non fa male spolverare il vocabolario di tanto in tanto " re disse , anzi redasse il re, o re dargui?
postato da lucio tuzza lunedì 14 dicembre 2009 alle ore 09:31

che bello se quello studente polacco potesse scrivere su questo blog!!!!!!
postato da antonio lunedì 14 dicembre 2009 alle ore 10:03

lasciando perdere l'italiano ambizioso ma incerto di maurizio, complmenti a moreno per il bel progetto (meritatamente) pubblicato in copertina.
postato da fr lunedì 14 dicembre 2009 alle ore 13:16

Cara Anna,
io non potrei ricavare felicità -neanche a 20 anni- dalla condizione di succubità rispetto a qualcuno (che non è certo, ne converrai, una condizione di equilibrio). Allo stesso modo non potrei -mai- pensare che l'opinione o il feeling di chicchessia possa farmi ritenere "non presentabile", in qualsivoglia consesso umano.
Ne faccio tuttora una questione di dignità, giustizia, amor proprio, che sono tra l'altro, direi, le indisputabili basi elementari per l'amore condiviso.

Non è che, se quella è stata l'ultima volta che ti sei presentata a lezione, c'erano altri motivi?

un saluto,
fr

postato da lucio tuzza, plastici lunedì 14 dicembre 2009 alle ore 14:28

eh si...hai rinunciato alla tua lezione.
Il giovane studente polacco non capisce.
E anche tu non capisci.

postato da Ciro Petriccione lunedì 14 dicembre 2009 alle ore 14:52

@ MAURIZIO
ALLORA HO LASCIATO IL SEGNO?
vedo che tutti si ricorrdano di me!!!
nel bene e nel male, l'importante e che se ne parli.


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