12.02.2010
dal blog anna baldi architect, di anna baldi
A si era predisposto un letto su una struttura in tubi innocenti e un tavolato grezzo. La stanza aveva un suo fascino, per la commistione di due atmosfere, quella vissuta e privata di uno studiolo e quella esposta e indiscreta di un vicolo stretto e buio. Ho dormito anche nella camera di F, più tradizionale e più luminosa per esposizione, un’atmosfera intrisa di una leggera malinconia, un tempo sospeso e rapito da altrove; non ho mai capito quanto ci fosse di suo, ma me lo immaginavo a suo agio in quella stanza. Il momento più bello era quello della cena. dopo una giornata faticosa ci si riuniva tutti in cucina, oltre a me c’erano sempre anche altri ospiti, e mentre l’acqua bolliva F tirava fuori la chitarra e tra i vari racconti, osservazioni scherzose e un assaggio di pasta intonava canzoni e musiche. S rimaneva immobile sulla sua sedia, affascinata; ed era come accomodarsi attorno a un focolare, o a un falò … quando andavo a letto avevo la sensazione viva di iniziare qualcosa, un sonno intenso e profondo, e non di terminare un giorno.
forse troverò qualche minuto
come sono brutte queste parole messe insieme
postato da
anna baldi
venerdì 12 febbraio 2010 alle ore 14:29
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