11.06.2009
dal blog anna baldi architect, di anna baldi
Le donne indiane sposate portano ai piedi due anelli, uno per parte.
Li ho comperati una sera in visita a Patong (alloggiavamo in un bungalow sulla spiaggia di Kamala, isola di Phuket) esattamente un anno prima dello tsunami, a Natale 2003.
L’ottobre scorso inavvertitamente ne ho smaterializzato uno, e così non li ho più potuti portare.
Ieri li ho cercati in un piccolo negozio di pietre e gioielli indiani sul corso ticinese. Quando sono entrata c’era una donna molto alta e magra vestita con un burka nero, inizialmente anche le mani indossavano dei guanti neri. Mentre la commessa più anziana le preveggeva il futuro (una sensitiva) cercando di darle consigli al fine di alleviare i suoi dolori per un amore impossibile (ne ho dedotto che si conoscessero bene, che era una cliente assidua), un’altra commessa più giovane mi ha servita, e non potevo non ascoltare. Questa donna parlava l’italiano perfettamente e i suoi occhi erano un blu elettrico. Mi sono detta che sicuramente non era araba, forse una donna convertita all’islam, dal fisico e dagli occhi avrebbe potuto essere addirittura una modella, famosa, e comunque il burka era lo strumento ideale per confessarsi a cuore aperto, senza avere un volto. Alla fine si è decisa per un anello con una pietra che avrebbe dovuto placarle l’anima.
Anche io ho trovato i miei due anelli, d’argento, con uno spigolo vivo, e adesso li indosso di nuovo.
postato da
anna baldi
giovedì 11 giugno 2009 alle ore 01:09
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