11.03.2010
dal blog anna baldi architect, di anna baldi
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L’ultima volta che ho visto O mi ha fatto piangere, per avermi tenuto nascosto molti dei suoi pensieri.
(anche per E avevo pianto quando ero venuta a sapere solo dopo essere partita e non da lei che suo padre non viveva con loro, bensì con un’altra donna; non perchè non me lo avesse detto, ma perchè me lo aveva tenuto nascosto)
O era un medico dell’alta borghesia berlinese a cavallo tra l’ottocento e il novecento, molto bravo e affermato teneva delle lezioni anche presso la Humbold Universität. un uomo piacente, con capelli di mezza lunghezza morbidi e la barba folta, molto colto e sensibile alla bellezza; amava andare a teatro e immergersi nella musica. della sua bravura sapevano in molti; le sue mani però erano macchiate di sangue, per i numerosi aborti clandestini che eseguiva con ritmo serrato nel suo studio, assistito dalla sua unica infermiera di fiducia. ancora adesso la violenza di quella vita riaffiora, ma O è tranquilla, non si lascia prendere dal panico. ha ancora la mente lucida e fredda di un medico, e la forza fisica per non distogliere lo sguardo. ora come allora dorme molto poco e si alza prestissimo
una fitta fortissima, uno strappo violento, una lacerazione profonda le ha percorso tutto il corpo, e si è accasciata senza forze, immobilizzata dal dolore, per un tempo infinito, incapace di chiamare aiuto
ho detto a J che quella sera avevo cucinato per lei, stupidamente, e lei infastidita e con una rabbia silenziosa ha mandato giù a stento solo un boccone, comunque non molto di meno di quanto mangiasse se sentiva di non essere osservata
anche la madre non deve mangiare, per non ingrassare. sono statuarie, già per costituzione magrissime, bellissime, bionde con gli occhi di un blu intenso
da piccola era capace di divorare due tre fette di torta alla volta, le piacevano tutte, quelle deliziose al cioccolato, alla frutta (soprattutto pere e rabarbaro), con il marzapane morbido o alla panna
O ha lasciato il mondo della pubblicità, coinvolta da un uomo che l'ha raccolta sull'autostrada per darle un passaggio in macchina da monaco a berlino e che per anni le ha fatto credere di lavorare su un progetto di barca che avrebbero poi costruito e sulla quale avrebbero vissuto girando il mondo. anno dopo anno gli stessi disegni, le stesse parole, le stesse bugie.
quando ci siamo conosciute girava in porsche e viveva in uno dei quartieri più prestigiosi, era sprezzante verso chi non si desse da fare e chi non riuscisse ad affermarsi. io studiavo ancora, avevo già S, e non ho mai considerato le sue parole un’aggressione diretta, anche se avrebbero potuto esserlo.
ora vive da sola con le figlie in una casa molto più modesta, che le è stata assegnata. anche qui non ci sono camere da letto; ogni mattina i letti vengono smantellati e rifatti la sera appena prima di coricarsi, così che durante tutta la giornata il suo appartamento è fatto di salotti. le è sempre piaciuto pensare in grande. anche le cose più piccole e della vita quotidiana le sceglie con cura e le sostanzia di valore, impreziosendole.
si è rifiutata di ritornare alla pubblictà, un mondo falso e superficiale, e da anni lavora con le scuole, guida i ragazzi nei musei e organizza successivamente dei laboratori nei quali vengono rielaborati alcuni temi che scaturiscono dall’osservazione delle opere d’arte con le quali costruisce i percorsi.
I veri temi affrontati non sono però quelli sottoposti per il finanziamento dei progetti didattici, sono altri, occulti, ai quali i ragazzi, guidati impercettibilmente e sapientemente da lei, si avvicinano con istinto e immediatezza. questi non vengono mai apertamente disvelati, neanche a conclusione dei laboratori, e a volte suscitano dei sospetti nei supervisori attenti.
è l'indagine svolta da ogni singolo ragazzo ad essere la sua creazione artistica, il suo riscatto.
ci siamo conosciute alla Nationalgalerie durante una mostra su Picasso, grazie a J e S, lungo la vetrata che si apre sul meraviglioso giardino interno
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anna baldi
giovedì 11 marzo 2010 alle ore 22:22
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