mercoledì 31 marzo 2010
31.03.2010
non so se quest’anno riuscirò a sopportare la folla del salone. poi un senso di conservazione mi ha fatto realizzare che non ci sono controlli di sicurezza ai molteplici ingressi della fiera.
un corpo che si sta dissolvendo per estraniarsi, una scatola nera con un unico foro di luce
scriveva poesie sui pacchetti di malboro e cercava reggicalze nei mercatini di brighton, sotto la pioggia.
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anna baldi
mercoledì 31 marzo 2010 alle ore 23:12
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martedì 30 marzo 2010
30.03.2010
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| anna baldi uhlandstr. 78, D-10717 berlin |
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><
la schizofrenia
non si poteva dire se la causa del suo insuccesso fosse stata la schizofrenia di cui soffriva o se questa si fosse scatenata per aiutarlo a sopportare meglio il peso del suo fallimento. dei suoi sogni che mai si sarebbero avverati era rimasto poco, solo una lacerazione profonda dentro, esattamente a meta del torace, per tutta la lunghezza dello sterno
quando lo incontravo per strada a volte mi salutava, come si saluta la madre di una bimba che frequenta la stessa classe d’asilo di sua figlia, altre volte sembrava che non mi riconoscesse e passava veloce, con un passo nervoso. era lui che le insegnava pazientemente a suonare il violino, e lei era l’ultima di quattro figli, gracile ma molto sveglia e autonoma. andava regolarmente da sola a giocare al parco e tornava a casa, sempre da sola, quando iniziava a imbrunire.
una notte L avrebbe dovuto dormire da noi, ma era già tardi quando ha voluto farsi venire a prendere. è venuta la madre, lui non si vedeva mai, solo in occasione di qualche evento speciale all’asilo.
presto è arrivata la voce che era malato, e che il male che lo avviliva era la schizofrenia. la voce successiva è stata che aveva lasciato la famiglia per andare a vivere con una donna con la quale da anni, nei giorni in cui spariva, conduceva una seconda vita, del tutto normale come se la prima non esistesse.
capitava che dicesse cose senza senso, ma per lui erano tutte vere. quelle parole raccontavano il suo mondo interiore, un mondo limpido e leggero. erano parole che però facevano male a chi gli stava vicino così che iniziò a non parlarne più e a soffocarle con l’alcol. quello che brucia la gola e illumina gli occhi. ma anche questo faceva male a chi lo amava. e così imparò a fatica a non bere più, e a non dire, mentre sentiva su di sé l’attenzione ossessiva di lei, che continuava ad avere paura che lui non sapesse essere forte e inciampasse di nuovo.
ha imparato a parlare le sue parole in silenzio, e quando incontra emilio o va a raccogliere per lui i limoni, o quando dalla sala telecamere si collega con piazze e parchi della penisola, o quando compra un biglietto aereo per la sicilia (ha sempre desiderato viaggiare), lui lo tiene nascosto, fa finta che non sia successo nulla, che sia stata solo un invenzione della sua mente, che la sua vita sia in ogni istante quella di ogni giorno, e però in quelle uscite segrete il suo cuore si riempie di gioia, e batte a mille, per la felicità piena della sua debolezza
ci sono lettere che arrivano anche con il nome e l’indirizzo sbagliato
[altre ancora solo con un nome, senza indirizzo; non ci credevo]
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anna baldi
martedì 30 marzo 2010 alle ore 19:06
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lunedì 29 marzo 2010
29.03.2010
un salto nel vuoto, di nuovo, la voglia di sapere
ora
la dottoressa A viene ogni volta che c’è qualche malore, anche di notte. da lei si fanno fare sempre tutto, senza timore, nell’abbandono che si ha quando c’è la piena fiducia.
a volte però esagera, perché crede a tutto quello che le dicono. durante una delle sue prime visite S ha accusato troppi dolori, e ne è uscita zoppicante con una gamba medicata e fasciata con una stecca che gliela irrigidiva, un occhio bendato, la testa fasciata e le braccia appese al collo con due foulards; si è fatta fare tutto senza un minimo di resistenza, incredula di come venisse impacchettata.
anche M che ancora non parla si corica e impassibile si fa controllare per bene, apre anche la bocca ; al momento di mostrare la lingua però fa la boccaccia, è sempre stato indisciplinato. Non è la stessa cosa quando invece siamo dal dottor PM dove strilla per un nonnulla, come se lo stessero mettendo vivo allo spiedo.
solo P è scettico, non ci ha mai creduto a questa storia, però si lascia fare tutto lo stesso e mentre la dottoressa lo visita lui continua a dirle ”ma dai, tanto lo so che sei anna! vero che sei anna?! dai, tu sei anna, la mia mamma! tu sei anna, lo so, sai!” e naturalmente lei nega tutto, e li sento che insieme, sia lui che la dottoressa, ridono come dei matti.
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anna baldi
lunedì 29 marzo 2010 alle ore 21:29
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lunedì 29 marzo 2010
28.03.2010
oggi ho scoperto le spalle
Il vento tra i capelli e il tepore del sole tra il vento e la pelle
non sono riuscita a godere pienamente questa sensazione meravigliosa
un malessere velato, un’inquietudine che si concentra in un punto
ho trovato un bracciale indiano che cercavo da anni
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anna baldi
lunedì 29 marzo 2010 alle ore 00:01
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sabato 27 marzo 2010
27.03.2010
dall’altra parta
con ansia, in un terreno che non mi appartiene più, e vorrei riuscire a distarmi
è un terreno che non si conosce mai abbastanza perché occasionale, imprevedibile, il luogo del pensiero subordinato, nel quale dovrò imparare a convivere con ciò che non mi appartiene e che non mollerà la presa
ho deciso io, come succede anche quando sei tu a decidere, e tu me lo lasci fare, o pensare, e qualunque fosse stata la mia decisione mi sarei comunque sottratta; ho scelto per la continuità, per chiudere una maglia che mi riporta nello stesso istante in cui a venezia su un ponte ho guardato già a questo presente, quell'attimo di cui tu già sai, il tempo di ora che si confonde con quello di allora
come le lettere che mi hai scritto cent’anni fa, dopo un bacio rubato, che ti restituisco, perché tu possa fare risuonare ancora una volta con la tua voce giovane le parole che mi hai mandato per consolarmi, senza potere immaginare che un giorno le avresti pronunciate di nuovo tornando ad essere il ragazzo che eri, fa un certo effetto, non è come vedere una foto sbiadita
quell’attimo di allora che racchiude il presente e il futuro, e soprattutto me stessa
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anna baldi
sabato 27 marzo 2010 alle ore 21:08
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venerdì 26 marzo 2010
26.03.2010
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| oltre |
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riesco ad essere l’ospite perfetta
una netta divisione tra il mondo interiore e quello esteriore
anche in un solo granello
mi sorprendi ovunque
e ogni volta che ti cerco ti trovo
una distanza doppia
se ti fai male inveisci contro chi ti vuole soccorrere
e sorridi di te stesso, ancora immobile sull'erba umida
il sole pallido
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| soglia |
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anna baldi
venerdì 26 marzo 2010 alle ore 17:45
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giovedì 25 marzo 2010
25.03.2010
][
solo uno schizzo:
un passaggio stretto, ancora di più per lo slancio verso l’alto, le pareti che quasi mi sfiorano
un percorso rettilineo e lungo, una lunghezza però mai quanto l’altezza,
ed io rimpicciolita ad almeno un quarto, esitante e scrupolosa, guardo avanti e alle mie spalle
una soglia che attraversa un muro, di quelli possenti in mattoni pieni a vista spessi più di un metro
che sia di un certo respiro, rivestita di marmo bianco; l’attraverso lentamente ammirando le venature e il colore delicato della pietra, a lato e sopra di me
una soglia che attraversa un muro, di quelli esili svuotati di tutto il superfluo
che sia costretta, più piccola della mia misura; l’attraverso a fatica e con slancio piegando in avanti la testa e ruotando leggermente le spalle
la variazione, è anche una questione di proporzioni
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anna baldi
giovedì 25 marzo 2010 alle ore 15:09
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mercoledì 24 marzo 2010
24.03.2009
mi sono persa
perché non mi attacco a nulla e a nessuno
neanche a me stessa
non essere sicura di nulla perché nulla è scontato
ti vuoi appropriare dei miei luoghi, ma i luoghi sono di tutti, te li regalo
non mi attacco neanche a loro, ma a ciò di cui loro mi parlano, e questo lo trovo anche in ogni grano di polvere sospeso nell'aria, mi basta, è quasi già troppo
atto e potenza
una scala di note
a milano va forte
forse la trovi
non è lontana
ti regalo anche questa
solo perchè potrebbe piacerti
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anna baldi
mercoledì 24 marzo 2010 alle ore 23:49
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martedì 23 marzo 2010
23.03.2010
L faceva un disegno all’anno. l’ultima cosa che ha disegnato è stato un occhio gigante, a matita e carboncino. quelle poche volte che frequentava la lezione si sedeva davanti al suo disegno e con un aria assorta in una concentrazione totale ripassava all’infinito i segni già tracciati. dopo una giornata mi sembrava che non fosse cambiato nulla, eppure lei si dimostrava molto soddisfatta del lavoro svolto. nonostante avessimo corsi in comune non le ho mai visto dare un esame o consegnare qualsiasi altro elaborato. come facesse è ancora un mistero. una sua raffinata abilità politica, quella di fare credere di fare senza fare.
carattere aperto, simpatico, ironico, intelligente, occhi di ghiaccio, furbi, capelli lunghissimi striati di biondo e mossi, la voce rauca per il fumo, mai un no al buon vino. era sempre circondata da amici, si muoveva in gruppo, non era mai sola, perchè non sapeva stare sola. spesso neanche di notte. avevamo trovato casa insieme a cannaregio, e presto mi sono abituata ai suoi compagni di letto notturni, sempre ragazzi diversi, bellissimi, che diceva che si erano innamorati di lei. in genere non tornavano più di due, tre volte, nella maggioranza dei casi si fermavano solo una notte :D
tutti però sapevano che era ancora vergine, lei parlava apertamente del blocco nei confronti degli uomini, e nessuno l’ha mai contraddetta; era uno scoglio che non riusciva a superare e mai sarebbe stata in grado di farlo. era il tono forzato dei suoi racconti che mi faceva pensare più ad una ferita che alla sua capacità di sdrammatizzare. un periodo della sua infanzia era stato rimosso, e la sua esistenza era piena di umori diversi, sempre alla ricerca di stranezze dalle quali lasciarsi coinvolgere, in modo quasi teatrale. le piaceva immedesimarsi soprattutto nelle stranezze delle persone che l’affascinavano, quasi fosse stato un gioco che le avrebbe permesso di diventare una parte di loro. e come se volesse essere sicura di ritrovare sempre la strada del ritorno da quei labirinti in cui si addentrava pericolosamente diceva tutti i suoi pensieri e tutte le sue follie ad alta voce, con una lucidità incredibile, e noi l'ascoltavamo, pronti a richiamarla indietro in tempo. molti anni dopo leggerò un libro dove si parla anche di lei, si dirà che era lesbica, un modo di vederla che mi ha letteralmente stupita perchè non è così che io l'avevo mai vista, e ancora adesso non mi è possibile. è vero che in quel periodo era nata una amicizia stretta tra lei e una ragazza del conservatorio, e che erano inseparabili, però soffermarsi su di lei in modo così spiccio e riduttivo significava che non si era colta la grandezza del suo animo, molto raro, fatto di sincerità e di autenticità, capace di cogliere con una facilità innata e di fare risuonare, amplificando, con un'altrettanto facile disinvoltura un' essenza improvvisamente così evidente quanto surreale e dannata, eppure vera e stupefacente.
ho dei ricordi meravigliosi delle risate che ci siamo fatte insieme, delle situazioni incredibili nelle quali ci siamo ritrovate, e del tempo condiviso, ognuna attentissima e molto curiosa dell’altra per le nostre diversità e per i nostri molti punti in comune, coinvolte da una profonda sintonia e piacevole complicità.
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anna baldi
martedì 23 marzo 2010 alle ore 23:44
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lunedì 22 marzo 2010
22.03.2010
perché se è vero che è l’idea a determinare la forma, quest'ultima è l’idea, l’essenza
e se anche questo è vero allora inevitabilmente nella forma non c’è inganno
casomai l’inganno è nel non sapere cogliere la sua essenza
ancora una volta una sorta di auto responsabilità
e poi c’è un’altra questione, e cioè che una cosa si dice anche per quello che non è
il mio difetto non sapere aspettare, diventare impaziente, bruciare i passaggi, giocare di fantasia
semplificare, irriverente
un'altra mia superficialità, dietro a una tendina, senza sapere
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anna baldi
lunedì 22 marzo 2010 alle ore 13:17
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domenica 21 marzo 2010
21.03.2010
nei miei pensieri:
la forma è sostanza
oggi una giornata comoda, immersa nella lettura, mentre fuori la confusione e l'entusiasmo incuranti del grigiore
un via vai di gente, e la tavola inbadita per ritrovarsi
tutti i vorrei
senza pausa e con gioia
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anna baldi
domenica 21 marzo 2010 alle ore 22:23
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sabato 20 marzo 2010
20.03.2010
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| bianco e nero |
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eppure fa male
ancora di più per un'ingiustizia
et je lutte pour chasser le cafard, mi piace come dicono i francesi, rende bene l'idea
e come in uno di quei giorni in cui l’irrequietudine mi divora dentro, nei quali sono inavvicinabile, e non posso tollerare che le cose cambino, peggio ancora in un modo imprevisto
F direbbe che sono quei giorni particolari in cui la donna perde molto sangue, e qualsiasi cosa si faccia non è quella giusta.
non so neanche se si dica l’inizio o la fine del ciclo, forse si dice l’inizio anche se è più una fine, ma non fa differenza per me, è qualcosa che rimuovo ogni volta. sarà che non provo alcun dolore, come a dire che la dimensione donna mi combaci perfettamente. ho avuto conferma di questa mia curiosa convinzione anche nella procreazione; mia madre mi prende in giro, e dice che sono una meridionale, proprio come le mie zie, eppure sua madre, di Vancimuglio, ha avuto 11 figli prima che il nonno mancasse! quando è nata S ero talmente tranquilla e incoscente che non mi sono neanche tolta le calze autoreggenti rimaste intatte e pulite; con P mi hanno chiesto il primo giorno di ricovero dopo il parto cosa facessi ancora in corsia, perché l’orario delle visite era già terminato da tempo; con M il ricovero in pronto soccorso è avvenuto alle 00.50 e il parto si è concluso in sala alle 01.05, cosa che ha portato a pensare ad un errore di registrazione (quella notte P non c’era, e mi ha chiesto poco prima per sms, sapeva che non gli avrei risposto al telefono, se potevo aspettare ancora 24 ore perchè lui tornasse dall’Irlanda! lo ha chiesto perchè convinto che avrei potuto farlo :D).
è solo quando i fatti mi riportano alla realtà che collego quel senso di vuoto, di insoddisfazione e di intolleranza, con il vuoto primordiale di un ciclo che si conclude nel nulla, con il nulla, un aborto del nulla, una brutale impotenza. esattamente la sensazione opposta che provo quando sento il tuo amore farsi strada nelle mie vene, capillarmente, ramificandosi dal basso verso l’alto
segno tutte queste date da 14 anni sempre sullo stesso foglietto piegabile ormai logoro, grande come una banconota. in realtà, se si tiene conto delle gravidanze e dei periodi d'allattamento, gli anni segnati sono molti di meno. si tratta di un calendario con le caselle fitte di segni di ogni sorta e spessore, dove non si riconosce né l’inizio né la fine, a stento solo il mese precedente, di più non serve.
anche quando prendo appunti scrivo in modo molto fitto; mi piace usare fogli a quadretti e scrivere senza saltarne nessuno, ad eccezione di quando devo differenziare dei paragrafi con argomenti e contenuti concettualmente diversi. mi dà l'illusione che ciò che debba assimilare sia compatibile con le mie capacità da un punto di vista quantitativo, e mi aiuta a visualizzare le informazioni in un'immagine mentale più contenuta per cui più facilmente maneggiabile. ad un esame il prof si è accorto che avevo condensato tutta la materia di un anno in due facciate A5 scritte molto fitte e prendendo il foglietto si è messo a ridere divertito come un matto; è stato più puntiglioso del solito ma il confronto alla fine si è concluso molto bene. in un’altra occasione lo stesso prof ha fatto una battuta davanti agli altri studenti miei colleghi dicendo che riuscivo sempre a cogliere i punti critici dei ragionamenti, voleva essere un invito al dibattito che riuscivo ad animare perchè non perdonavo incongruenze; ed infatti potevo sembrare proprio una rompi scatole, solo che i miei interventi non erano fatti per disturbare o per arroganza, il motivo vero era che i punti sui quali mi soffermavo non li capivo veramente. erano lezioni nelle quali parlavamo di filosofia, e di teorie progettuali. giorni fa P mi ha detto in sostanza la stessa cosa chiedendomi di aiutarlo nel perfezionamento di alcuni testi che sta scrivendo.
quando però faccio dei ragionamenti ed indago delle soluzioni, mi piace allargare il tratto, impadronirmi del foglio, dare visivamente leggerezza alle mie idee, non costringerle in spazi angusti, nella convinzione che così si lascino meglio indagare. la situazione assume un tono divertente quando i fogli diventano troppo numerosi e perdono il loro ordine. si crea allora quella confusione che mi fa pensare alla confusione della creazione, e in breve i fogli sono tutti sparpagliati sul tavolo, e riordinarli è come ricostruire pazientemente un puzzle. mi piace scrivere grande anche il mio nome, la mia firma facilmente sfora dallo spazio che le spetta, a volte volutamente in modo sproporzionato, provando un piacere da spaccona e un senso non curante di libertà. eppure mi rendo conto che una firma così grande denota un'autostima che mi espone, inevitabilmente, ma non importa, se così fosse saprò stare al gioco
una cosa bellissima: il respiro nel segno
però oggi non è uno di quei giorni e lo stesso sono impossibile. tu te ne sei accorto, e sai anche come io in queste occasioni sfugga il contatto, ma non ti dai mai per vinto e con un sorriso mi chiedi il permesso di stringermi, e ti avvicini, piano, lentamente, e sciogli quel nodo che mi fa soffrire
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| cinnamon |
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anna baldi
sabato 20 marzo 2010 alle ore 21:56
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venerdì 19 marzo 2010
19.03.2010
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| se si - si se |
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% - una seconda anche per dare un contorno alla prima
uno spettacolo che non avrei voluto assolutamente perdere! schietto ironico divertente e sopratutto poetico
a volte con imbarazzo, per l’intimità di alcuni passaggi, un’intimità al maschile
due voci stupende
il tuo sguardo e il tuo sorriso
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| [sol sole] |
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anna baldi
venerdì 19 marzo 2010 alle ore 17:19
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giovedì 18 marzo 2010
18.03.2010
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| LvK |
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la tua formalità è quasi una stonatura per il tuo carattere ribelle e irriverente, sarcastico e disincantato, potrebbe quasi dirsi una falsità.
eppure non è una forzata, irrompe improvvisamente in modo molto naturale, quasi istintivo, immagino per effetto di un ottima educazione, e mette a nudo la parte sensibile e voluttuosa del tuo essere, il tuo aspetto galante, il tuo fascino sensuale irresistibile, svela un’intimità seduttrice, sicuramente per molti desiderabile
la forma, come a giustificare il contatto, quasi che fosse una complicità
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anna baldi
giovedì 18 marzo 2010 alle ore 21:58
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mercoledì 17 marzo 2010
17.03.2010
abitiamo in una casa di ringhiera, all’ultimo piano. lungo i ballatoi le corde per stendere i panni sono state sostituite da una rigogliosa e variegata vegetazione di edere, piante e fiori.
non c’è ascensore, e faccio volentieri le scale. anzi a volte le salgo di corsa, anche saltando due gradini alla volta; è un test per misurare la mia resistenza, e mi dico che quando non ci riuscirò più sarò diventata vecchia. M invece non ne vuole sapere di scendere o salire le scale tenendosi con la mano. oramai il suo peso non è più indifferente, e come se non bastasse spesso si aggiungono anche le borse, o la sua mini bicicletta senza pedali (che facendo il verso del motore fa diventare una moto potente), e poi le macchinine o la palla o il secchiello.
oltre ad una certa forza faccio prova anche di un abile equilibrio, perché riesco quasi sempre ad evitare che mi sfugga qualcosa di mano e debba mettere giù tutto per raccogliere e ridistribuire i pesi.
mi sento comunque molto impacciata. giorni fa per gioco, mentre scendevo le scale portando lui in braccio e molto altro nell'altra mano, gli ho fatto notare come io sia forte, e lui con aria compiaciuta ha ammiccato, continuando a ripeterlo ad alta voce stringendosi ancora di più a me, come se così facendo avesse potuto meglio quantificare la mia forza o in qualche modo addirittura contribuire ad incrementarla. da allora quando scendiamo o saliamo le scale insieme giochiamo a questo gioco perchè gli piace moltissimo sottolineare questa qualità che vede in me.
io gli sorrido e dentro di me so che però ciò vede non è una vera forza, e che comunque sia loro mi abbonano sempre molti punti, e anche, che con loro tutto è molto più facile.
un velo di nostalgia
mi aiuta a riprendere fiato
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anna baldi
mercoledì 17 marzo 2010 alle ore 23:27
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martedì 16 marzo 2010
16.03.2010
mi sono immersa nella gente, solo gli occhi fuori dall’acqua, e ancora quella sensazione forte di rimanere impigliata
un senso del tempo non rettilineo
le persone molto curate, tanto da sembrare troppo buone
tutta la notte stretta a te per darti il mio calore e la mia forza
e tu stretto a me, debole e al sicuro
si inizia alla grande, chiedendo la thesi
avrei risposto
uno spazio organizzato/strutturato capace di suscitare/evocare/risvegliare sentimenti
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anna baldi
martedì 16 marzo 2010 alle ore 22:27
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lunedì 15 marzo 2010
15.03.2010
conosco bene questo sentimento, non mi spaventa e non mi distrae; la mia forza è la debolezza.
una volta ho lavorato su un abito della fertilità che ho tessuto senza sosta, alla fine anche di notte. prima la luce poi il buio e poi di nuovo la luce e poi ancora il buio. era come tessere i raggi della luna, un filo di seta e uno di lino, bianchi con una punta impercettibile d'oro. Il mio ricordo è l’alternarsi velocissimo del giorno con la notte e della notte con il giorno mentre il lavoro procedeva con un andamento costane e paziente
un abito leggero privo di cuciture
è così anche ora. non mi sfugge un attimo
vuoi dire adesso o in generale?
adesso e in generale
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anna baldi
lunedì 15 marzo 2010 alle ore 21:30
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domenica 14 marzo 2010
14.03.2010
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| autoritratto, il sentimento |
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DA non mi guarda negli occhi, fa finta di non sentire quando gli parlo, lascia che la mia voce sia un sottofondo indistinto, riesce a parlarmi solo per terza persona
il nome di Adamo tradotto ha perso il suo significato etimologico ebraico che vuol dire terra. nella versione ebraica della bibbia si parla della creazione facendo riferimento all’uso di quattro tipi di terre distinte: quella nera, bianca, rossa, e gialla. nel concetto della creazione è quindi insito oltre che al concetto di animare (Dio che plasma Adamo a sua immagine lo anima grazie al suo soffio vitale) anche il concetto di colore, e di sfumatura.
Dürer nel suo autoritratto (nel quale fa un uso apparentemente irriverente dell’iconografia tipica per la rappresentazione di Gesù Cristo, una vista frontale del volto, capelli lunghi e barba) inscrive in alto a destra AD 1500 ALBERTUS DURERUS NORICUS/ IPSUM ME PROPRIIS SIC EFFIN/GEBAM COLORIBUS AETATIS/ ANNO XXVIII
effige: rappresentazione bidimensionale, ma anche tridimensionale, il pittore che modella con la terra
appropriatezza dei colori (...prorpiis sic...coloribus): il dipinto sembra quasi monocromatico, e presenta delicati toni bianchi, neri, rossi e gialli.
un’altra considerazione: la parola a supporto dell’immagine
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anna baldi
domenica 14 marzo 2010 alle ore 21:44
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sabato 13 marzo 2010
13.03.2010
ieri ti ho pensato
come mai?
c'era la partita, ti penso sempre quando c'è la partita
ogni notte ti penso
pechè?
perchè la notte leggo
leggi?
sì, leggo sempre le tue guide
questa sera potrei volere desiderare una sigaretta virtuale
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anna baldi
sabato 13 marzo 2010 alle ore 16:46
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venerdì 12 marzo 2010
12.03.2010
mi sono molto preoccupata, perché qualunque cosa avessi fatto o non fatto sarebbe stata sbagliata
mi ha fatto male vedere J così silenziosa, con le spalle curve, troppo pesanti per un corpo indebolito, il viso scavato e i vestiti larghi senza forma
O mi ha parlato di altre visioni, con tono tranquillo, questa volta di ciò che le sarebbe successo. anche J ne era al corrente, perché non voleva che fosse colta di sorpresa dagli eventi, e che non si spaventasse.
e J sembrava non avere paura, ma non voleva allontanarsi da O.
a scuola il massimo dei voti, la più brava
sembra che lui sia invecchiato di mille anni, forse beve troppo, vive grazie alla disoccupazione e la notte trova alloggio di fortuna negli appartamenti prototipo di cui gli sono rimaste le chiavi, nei palazzi costruiti nella berlino est durante il boom successivo alla riunificazione e rimasti poi vuoti per la crisi del mercato immobiliare
O non risponde al telefono, non controlla la mail, ha il cellulare sempre spento, anche quando se lo porta dietro
il buco della moquette è diventato l’inserto di una mela rossa, le tende sono fatte con disegni plastificati e rilegati insieme la cui grafia è quella di un’abile grafica, decisa nel segno e sensibile nel colore, il suo balcone è un giardino di quiete
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anna baldi
venerdì 12 marzo 2010 alle ore 18:33
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giovedì 11 marzo 2010
11.03.2010
[°]
L’ultima volta che ho visto O mi ha fatto piangere, per avermi tenuto nascosto molti dei suoi pensieri.
(anche per E avevo pianto quando ero venuta a sapere solo dopo essere partita e non da lei che suo padre non viveva con loro, bensì con un’altra donna; non perchè non me lo avesse detto, ma perchè me lo aveva tenuto nascosto)
O era un medico dell’alta borghesia berlinese a cavallo tra l’ottocento e il novecento, molto bravo e affermato teneva delle lezioni anche presso la Humbold Universität. un uomo piacente, con capelli di mezza lunghezza morbidi e la barba folta, molto colto e sensibile alla bellezza; amava andare a teatro e immergersi nella musica. della sua bravura sapevano in molti; le sue mani però erano macchiate di sangue, per i numerosi aborti clandestini che eseguiva con ritmo serrato nel suo studio, assistito dalla sua unica infermiera di fiducia. ancora adesso la violenza di quella vita riaffiora, ma O è tranquilla, non si lascia prendere dal panico. ha ancora la mente lucida e fredda di un medico, e la forza fisica per non distogliere lo sguardo. ora come allora dorme molto poco e si alza prestissimo
una fitta fortissima, uno strappo violento, una lacerazione profonda le ha percorso tutto il corpo, e si è accasciata senza forze, immobilizzata dal dolore, per un tempo infinito, incapace di chiamare aiuto
ho detto a J che quella sera avevo cucinato per lei, stupidamente, e lei infastidita e con una rabbia silenziosa ha mandato giù a stento solo un boccone, comunque non molto di meno di quanto mangiasse se sentiva di non essere osservata
anche la madre non deve mangiare, per non ingrassare. sono statuarie, già per costituzione magrissime, bellissime, bionde con gli occhi di un blu intenso
da piccola era capace di divorare due tre fette di torta alla volta, le piacevano tutte, quelle deliziose al cioccolato, alla frutta (soprattutto pere e rabarbaro), con il marzapane morbido o alla panna
O ha lasciato il mondo della pubblicità, coinvolta da un uomo che l'ha raccolta sull'autostrada per darle un passaggio in macchina da monaco a berlino e che per anni le ha fatto credere di lavorare su un progetto di barca che avrebbero poi costruito e sulla quale avrebbero vissuto girando il mondo. anno dopo anno gli stessi disegni, le stesse parole, le stesse bugie.
quando ci siamo conosciute girava in porsche e viveva in uno dei quartieri più prestigiosi, era sprezzante verso chi non si desse da fare e chi non riuscisse ad affermarsi. io studiavo ancora, avevo già S, e non ho mai considerato le sue parole un’aggressione diretta, anche se avrebbero potuto esserlo.
ora vive da sola con le figlie in una casa molto più modesta, che le è stata assegnata. anche qui non ci sono camere da letto; ogni mattina i letti vengono smantellati e rifatti la sera appena prima di coricarsi, così che durante tutta la giornata il suo appartamento è fatto di salotti. le è sempre piaciuto pensare in grande. anche le cose più piccole e della vita quotidiana le sceglie con cura e le sostanzia di valore, impreziosendole.
si è rifiutata di ritornare alla pubblictà, un mondo falso e superficiale, e da anni lavora con le scuole, guida i ragazzi nei musei e organizza successivamente dei laboratori nei quali vengono rielaborati alcuni temi che scaturiscono dall’osservazione delle opere d’arte con le quali costruisce i percorsi.
I veri temi affrontati non sono però quelli sottoposti per il finanziamento dei progetti didattici, sono altri, occulti, ai quali i ragazzi, guidati impercettibilmente e sapientemente da lei, si avvicinano con istinto e immediatezza. questi non vengono mai apertamente disvelati, neanche a conclusione dei laboratori, e a volte suscitano dei sospetti nei supervisori attenti.
è l'indagine svolta da ogni singolo ragazzo ad essere la sua creazione artistica, il suo riscatto.
ci siamo conosciute alla Nationalgalerie durante una mostra su Picasso, grazie a J e S, lungo la vetrata che si apre sul meraviglioso giardino interno
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anna baldi
giovedì 11 marzo 2010 alle ore 22:22
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mercoledì 10 marzo 2010
10.03.2010
guardando la partita
la forza bruta
e la sensualità
la materia e la forma
mi viene il dubbio che non siano ancora sufficienti
ma mi si chiudono gli occhi e non riesco più a pensare
credo che ciò che più lo abbia colpito di più sia stata la mia determinazione nonostante mi muovessi nel nulla, come anche la mia autonomia emotiva, e la mia capacità di orientamento in un luogo sconosciuto. devo essergli sembrata molto adulta, più di lui nonostante la sua immagine già affermata e definita; entrambi impegnati nella ricerca di un equilibrio, che per lui era l’altro, per me un’entità più astratta e generica, ma anche più semplice da indagare, quella parte di mondo a diretto contatto con me, senza allargare troppo i confini, senza guardare troppo lontano, più dentro che fuori.
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anna baldi
mercoledì 10 marzo 2010 alle ore 23:04
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martedì 9 marzo 2010
09.03.2010
a P erano giunte delle voci, delle coincidenze fortuite per un giro di conoscenze comuni, ragazzi molto giovani, tanto che non era stato difficile mettere insieme un immagine del padre inedita, insolita e inaspettata. farà finta di nulla con il padre, e non dirà mai parola alla madre, per non intromettersi in quella loro vita apparentemente così normale, dalla quale aveva già preso da tempo e per altri motivi le sue distanze.
il suo tempo libero lo passava sempre in giro, con i suoi amici. tutti uomini. erano delle amicizie che incontrava senza la moglie.
da anni aveva anche un compagno fisso, G, molto possessivo e geloso, con il quale frequentava i locali e le spiagge più prestigiose del golfo. poi c’era anche una terza vita, quella della curiosità nei confronti di un mondo più giovane dal quale temeva di restare escluso, in realtà perchè desideroso di sentirsi libero dai legami fissi che lo opprimevano troppo e dai quali sapeva di non riuscire a staccarsi. mi sono sempre chiesta come facesse la moglie ad essere all’oscuro della vita di suo marito. prima o poi almeno il figlio avrebbe sicuramente capito.
credo sia stata la sua curiosità morbosa che lo abbia portato a fare in modo che io mi avvicinassi a lui. ciò mi è stato evidente quando ha iniziato a volermi coinvolgere troppo nella sua vita, cercando di organizzare il mio tempo in un modo tale che la sua gentile attenzione non potesse più essere la pura cordialità che si può avere nei confronti di un estraneo che si voglia aiutare ad inserire. era chiaro per me che lui mi studiasse, mettendomi continuamente e sempre di più alla prova; una circostanza che mi ha molto divertita perché mi rendevo conto di come lui non fosse assolutamente abituato ad osservare una donna, per lo più giovane, e spesso l’ho visto spiazzato dai miei comportamenti. era proprio la mia imprevedibilità a suscitare in lui un sentimento di gratitudine nei miei confronti, perché gli mostrava un qualcosa di sconosciuto che altrimenti gli sarebbe sfuggito. fu così che in tempi relativamente brevi lui si rivolse a me in modo sempre più sincero e diretto, e ancora oggi tra noi c’è un legame disinvolto, d’amicizia.
se fossi un regista mi piacerebbe girare la città degli uomini, vista da una donna
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anna baldi
martedì 9 marzo 2010 alle ore 23:44
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martedì 9 marzo 2010
08.03.2010
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| l'evidenza |
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il volto dell’evidenza, mi ha colto di sorpresa
un'altra questione di limite
che per quanto infinitesimo non si raggiunge mai [semmai lo si scavalca]
nemmeno, e paradossalmente soprattutto, quando siamo così cosi vicini da confonderci
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| e ancora l'evidenza |
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anna baldi
martedì 9 marzo 2010 alle ore 16:30
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domenica 7 marzo 2010
07.03.2010
questa mattina ho ascoltato attentamente e poi i miei pensieri hanno offuscato l’acustica
qual è quella qualità che anima un oggetto, o anche, cosa rende viva una rappresentazione
ho cercato di astrarre e di calare questa astrazione nel mio mondo
la mia vita (io che rotolo in una caduta libera e che percorro strade con un passo a volte deciso e a volte insicuro, scandendo un tempo inesorabile che passa) non può e non sa prescindere dall’emozione.
e davanti a un quadro, a una scultura, a un palcoscenico, è l’emozione che scaturisce dalla rappresentazione a restituirmi la vitalità di ciò che essa stessa sta raffigurando.
mi ha divertito semplificare ulteriormente e pensare anche all’architettura in questi termini, vedere la sua continuità nel tempo come la vitalità emotiva che possiede e che suscita, prescindendo dal tempo stesso e dall’interlocutore (prescindere nel senso di generalizzare).
non mi chiedere perchè, non lo saprei dire, non te lo voglio dire, le mie parole sarebbero inadeguate
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anna baldi
domenica 7 marzo 2010 alle ore 14:15
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sabato 6 marzo 2010
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| quattro |
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la voce che trema e si soffoca
si spegne come succede con l’acqua versata sul fuoco
inadeguata, non riesce a sostenere la forza di ciò che sta per dire
ho sempre desiderato sapere cantare
avere una voce che non conosca ostacoli
Ph sa cantare ma non gli interessa; l’emozione forte la vive quando soffia a polmoni pieni animando il suo sassofono, mentre in primo piano c’è chi canta per lui
eppure quando ascolto la sua musica non ho dubbi, è sua la voce che sento, quella che scandisce le parole e i silenzi
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anna baldi
sabato 6 marzo 2010 alle ore 22:54
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venerdì 5 marzo 2010
05.03.2010
il tempo però non sarebbe bastato se non ci fossi stato tu che mi hai mostrato la continuità sensibile e la sfumatura distinta, l’equilibrio delicato di qualcosa che oscilla sul limite
te che mi prendi al volo ogni volta che mi lascio cadere, che mi ricopri di baci mentre dormo, che mi circondi del tuo amore incondizionato pure in ciò che ha a divenire
i colori che mi hai mostrato sono tutti quelli tra il bianco e il nero, caldi e freddi, che trasbordano, sempre, anche solo per un timido accenno. così che è la tinta leggera, quella più debole, che domina, che dà carattere e differenzia, e ora che li ho visti una volta non posso che vederli sempre così
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venerdì 5 marzo 2010 alle ore 23:55
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venerdì 5 marzo 2010
04.03.2010
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| il nero [e il bianco] |
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è il tempo che ha fatto sbiadire il contrasto netto e la separazione drastica tra ciò che inesorabilmente assorbe e ciò che riflette, tra ciò che è e ciò che si sottrae. così che il mio bianco negli anni si è colorito di una punta di giallo e rosso, e il mio nero è diventato un’infinità di grigi dalle tonalità blu
oggi ho rincorso (di nuovo) me stessa
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anna baldi
venerdì 5 marzo 2010 alle ore 14:06
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mercoledì 3 marzo 2010
03.03.2010
S tra pochi giorni si sposa. adesso è alla ricerca delle scarpe. mentre saliva sul motorino scontenta di non avere ancora trovato nulla è stata raggiunta dalla commessa trafelata che le ha fatto notare che ad un piede indossava ancora una di quelle scarpe che non le erano piaciute.
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anna baldi
mercoledì 3 marzo 2010 alle ore 04:56
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martedì 2 marzo 2010
02.03.2010
da piccola il mio mondo era diviso in due. quello interno circondato dalle mura domestiche, che nonostante cambiassero troppo spesso erano comunque un confine preciso e ben conosciuto dentro al quale ritrovavo gli affetti familiari e gli oggetti del quotidiano; poi c’era quello esterno, quello delle città nuove, impermeabili e indifferenti, anzi il più delle volte diffidenti, e anche del vuoto, dell’abbandono, della separazione, del distacco irreversibile.
la mia era una percezione in bianco e nero, che ancora oggi vela di inquietudine le mie attese.
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anna baldi
martedì 2 marzo 2010 alle ore 22:17
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lunedì 1 marzo 2010
01.03.2010
dicono che le donne più belle del Marocco siano a fez.
i ragazzi di Jh erano sempre uomini nord-africani. era tornata da un viaggio dal Marocco e mi aveva portato un rossetto molto insolito dicendomi che si poteva trovare solo nella città di fez, dove ci sono le donne più belle di tutto il paese. era una coppetta di terracotta smaltata internamente con un impasto spesso e vitreo colore rosso rubino che presentava delle leggere velature dorate. credo che si trattasse di hennè e bastava strofinarlo leggermente con il dito umido che il colore in superficie si scioglieva e poteva essere quindi usato per colorire le labbra. queste assorbivano subito quella sorta di pittura acquarellata, e conservavano un colore vivace e carnoso per oltre un giorno. oltre alla praticità, era l’effetto delle labbra asciutte e colorite che era sorprendente. da piccola avevo scoperto con la mia amica del cuore E che si poteva ottenere un effetto simile con il ghiacciolo alla ciliegia, che però coloriva per un tempo molto più breve, e non solo le labbra ma anche la lingua.
non mi è stato più possibile procurarmene uno, e a chiunque del Marocco avessi chiesto se potevano in qualche modo aiutarmi, nessuno sapeva di cosa parlassi. ho percorso in lungo in largo la gare du midi, e la gare du nord (quest’ultima famosa per le donne in vetrina), visitando ogni singolo rivenditore, e l’unica particolarità che avevo trovato era un rossetto (del tipo classico) verde che steso sulle labbra cambiava colore diventando rosso. non l’ho comperato, ma tempo dopo me lo ha regalato con grande entusiasmo L, che era al corrente della mia assidua ricerca.
L’ho cercato inutilmente anche ad Amsterdam e a Parigi. e ancora oggi quando mi capita di parlare con qualcuno proveniente dal Marocco o che ha intenzione di fare lì un viaggio, cerco sempre di carpire informazioni finalizzate al reperimento di quel rossetto o di scoprire se andranno a fez.
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anna baldi
lunedì 1 marzo 2010 alle ore 23:09
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