06.09.2010
dal blog anna baldi architect, di anna baldi
la bravura di G consisteva nell’ottima resa realistica dei suoi soggetti, librerie piene di libri vecchi, una borsetta gigante color panna ricamata con perle e pietre, grappoli d’uva, corti interne e giardini chiusi, tutte nature morte. una volta deve anche avere dipinto un gatto, ma questo era stato l’unico soggetto vivo che avesse rappresentato (benché sembrasse alquanto imbalsamato), anche lui immobile in un atmosfera rarefatta, dimentica e polverosa, quella che si respira in ogni suo lavoro, come se la vita non riuscisse a infiltrarsi nelle sue visioni a ravvivare l’aria eccessivamente densa e carica di quei profumi che risvegliano i ricordi, quello del cuoio, del legno, del glicine, della polvere, dell’aria umida e calda d’estate, delle soffitte, degli armadi della nonna. quando non dipinge ama passeggiare e scrutare curiosamente dentro ad ogni portone, come se cercasse qualcosa. ed è proprio il tema dei portoni in legno di case antiche che ultimamente lo sta ossessionando, con un insistenza crescente, tutti raffigurati dal dentro, il limite interno con l’esterno. ne ha riempito il suo atelier in modo quasi compulsivo tanto da averli sovrapposti disordinatamente tenendoli vicino alla postazione di lavoro come se non avesse fatto in tempo a terminarne uno che si fosse già apprestato ad iniziare il prossimo, o come se fossero tutti i pezzi di una stessa cosa da tenere insieme per evitare che questa ne risulti incompleta; a differenza degli altri quadri che sono invece conclusi in se stessi, esposti in un modo per niente casuale secondo un metodo ordinato e pulito. dai portoni chiusi è passato senza esitazione a quelli aperti dai quali si può percepire la luce del sole che inonda lo spazio esterno senza per questo riuscire a penetrare oltre, al di dentro. l’ultimo però non procede, come se avesse imboccato una strada senza uscita. il tratto della matita e l’impalcatura del quadro buttati giù di getto, sospesi sulla musica ad alto volume, preferibilmente classica, preferibilmente monteverdi. davanti al portone spalancato, una sovrapposizione multipla di fondo bianco a cancellare dei segni di insoddisfazione. è stata una coincidenza che potrebbe sembrare del tutto fortuita che lo ha portato alla soluzione, una sorta di anticipazione dei tempi e allo stesso tempo la raffigurazione del passato, lui fanciullo dentro al suo mondo di adulto che guarda verso di lui, con le spalle in controluce, al centro di quel portone spalancato. un segno definitivo pulito e deciso su quell’unica macchia di bianco; l’atelier vuoto, i colori pronti all’uso, un passo tranquillo e lieve sotto il tepore del sole pallido che filtra debolmente attraverso le nuvole.
postato da
anna baldi
lunedì 6 settembre 2010 alle ore 22:54
| commenti: 0 |
|