mercoledì 30 settembre 2009
30.09.2009
ora sono molto stanca, ma contenta e soddisfatta per questa lunga giornata, anche se grigia e fredda, che giunta al suo termine mi avvicina già al domani.
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anna baldi
mercoledì 30 settembre 2009 alle ore 23:21
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martedì 29 settembre 2009
29.09.2009
per un attimo ho avuto il timore di perderti
il timore per la mia libertà
non ho anima senza di te, e te lo nascondo
un filo d’erba, tagliente, nella brina ghiacciata del mattino
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anna baldi
martedì 29 settembre 2009 alle ore 16:03
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lunedì 28 settembre 2009
28.09.2009
Mi hai trattenuta per dirmi “ in einer stillen Sinnlichkeit verbunden“ e a un passo da me non sei riuscito a prendermi e a stringermi fra le tue braccia, non te lo avrei mai permesso. La tua audacia per ridarmi ciò di cui ti sei appropriato, a mia insaputa. Hai seguito velocemente i miei passi a ritroso, confusi tra i mille passaggi, e mi hai ritrovata, tu accanto a me senza lo spazio di una pausa, senza la distanza di un respiro
Quelle parole come il palmo della tua mano, saldo e timido, poggiato sui miei pensieri, dell’incertezza
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anna baldi
lunedì 28 settembre 2009 alle ore 17:11
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domenica 27 settembre 2009
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sabato 26 settembre 2009
25.09.2009
Uno dei libri che conservo con cura è scritto a mano, di E. Benvenuto (;D). Mi è capitato di rileggerlo diverse volte per rispolverare una parte del mio apparato teorico, e ogni volta è stato un piacere, un testo non facile scritto in modo molto esauriente, e ogni volta mi sorprende per l’ordine e la pulizia delle pagine e dell’esposizione… non come i miei foglietti di appunti pieni di cancellature, di rimandi sparsi, di sovrapposizioni, di ripensamenti
Il mio primo progetto architettonico è stata una biblioteca, a Potsdam, un disegno a mano, una vera fatica. Con una linea doppia mi si ergeva magicamente un muro davanti, così come con il segno della gomma questa massa consistente spariva altrettanto facilmente, in un attimo; ed era un continuo sfilare e sovrapporre di lucidi, piante sezioni e prospetti! Mi ha tenuto talmente tante ore al tavolo da disegno che per vendetta sulle tavole con l’arredo non ho disegnato neanche una sedia. AdP se ne è accorto subito ma non ha replicato alla mia sincera motivazione. E’ stato principalmente un esercizio di stile (che mi ha aiutata ad iniziare a sperimentare lo strumento delle forme e le regole della composizione, in questo caso classiche per un evidente riferimento all’opera di Schinkel), tanto che alla fine, ad edificio finito, nella tavola conclusiva, l’unica degna di nota, in una notte profonda e fredda vi ho appiccato furtivamente il fuoco, il quale si è subito impadronito di ogni angolo, anche di quello che mi ero riservata e nel quale mi piaceva soffermarmi; e quelle indomabili fiamme sputate con violenza dalle finestre non hanno risparmiato nulla. E io, immobile ai piedi del promontorio sul quale si ergeva la biblioteca, investita dal bagliore rosso del rogo e dal rumore delle fiamme, ho apprezzato con profonda soddisfazione quel tepore sul viso.
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anna baldi
sabato 26 settembre 2009 alle ore 10:27
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giovedì 24 settembre 2009
24.09.2009
Questo pomeriggio sono stata ad una conferenza che sembrava promettesse qualcosa di interessante ” architettura cosciente e architettura appropriata” presso la terrazza martini. In realtà è stata una noia pazzesca, come essere a lezione in una scuola media. Una serie di affermazioni scontate e vuote, prive di approfondimento e argomentazione. L’inizio di ogni cosa per me è molto importante, tutto si gioca nelle prime battute, e se l’inizio è debole mi risulta difficile credere che il proseguo possa riservare qualcosa di seducente e di valido. Che sia un libro, l’inizio di un percorso in un museo, l’incontro con una persona, le prime parole di un racconto. E’ vero, ci saranno anche delle eccezioni, ma per esperienza è nell’inizio che si contemplata la qualità del tutto.
E l’inizio della conferenza di questa sera è stato molto fiacco e banale facendo appello a dei concetti evidenti e rivisitati già da anni, architettura come valore etico, senza giustificarne la sfumatura specifica odierna, la novità nella prospettiva attuale, un’argomentazione che ne cogliesse una particolarità autentica per ri-attualizzare il tema, perchè di architettura etica se ne parla già da sempre (e senza andare troppo lontano nel tempo c’era stata anche una biennale che affrontava espressamente il tema, circa una decina di anni fa). In qualche modo l’approccio teorico non c’è stato, almeno non fino a quando sono rimasta io, non con quella apertura necessaria da coglierne uno stimolo suggestivo.
Si è detto anche che l’architettura, essendo per eccellenza (? affermazione detta naturalmente anche questa senza argomentare) espressione di un periodo culturale e storico, bisognerebbe insegnare architettura già nelle scuole dell’obbligo. ??? ma architettura è uno scibile così complesso che bisognerebbe forse dire cosa andrebbe insegnato nelle scuole. Storia dell’architettura, tecnica dell’architettura, computo dell’architettura,…. Risparmio energetico nell’architettura, bioedilizia, tecnologia, …, critica dell’architettura…? Non è stato specificato, e anche questo l’ho trovato uno spunto interessante caduto nel vuoto.
Doveva poi essere presente l’architetto Torricelli, che impossibilitato ha mandato la figlia e un’altra collega a leggere un testo assolutamente incomprensibile per la sua astrazione. Le idee esposte non sono state collegate a nessun progetto, nonostante le immagini scorressero. Si è parlato della ricerca architettonica attorno a qualcosa che non sempre è visibile, ma ti assicuro che non è stato svelato nulla per cogliere una tale raffinatezza! Ad un certo punto ho sentito “progetto che dal luogo scaturisce come invenzione”, parole anche queste che sono rimaste in un buio oscuro, e le immagini proiettate non denotavano assolutamente la freschezza della novità. Ho pensato pero alle note di ieri di questo blog e mi sono aiutata con la fantasia…
Credo che sicuramente non è stato il mio giorno oggi, forse se avessi avuto gli astri più propensi mi sarei irritata di meno, avrei potuto essere più indulgente, e avrei potuto rimanere più a lungo, magari fino all’aperitivo. Ho preferito però tornare a un lavoro noioso , ma senz’altro più conclusivo e di meno pretese. E prima di lasciare quel 15° piano ho guardato giù, verso la galleria, che in una prospettiva accentuata, evidenziava il suo ingresso (dalla piazza) che ho immaginato come una bocca spalancata che inspirava anima nelle persone ignare. E ho ricordato istantaneamente il luogo di uno stemma rosso su bianco.
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anna baldi
giovedì 24 settembre 2009 alle ore 23:48
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mercoledì 23 settembre 2009
23.09.2009
anche il segno della poesia più spontaneo e leggero è per me un segno che vuole dire sfumature molto precise diverse dal caso e dal caos
ho esitato ...
non voglio lasciarmi distrarre, e ritornano le parole insieme rassicuranti e laceranti dell’inevitabilità degli eventi, che scioglieranno i nodi
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anna baldi
mercoledì 23 settembre 2009 alle ore 23:35
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martedì 22 settembre 2009
22.09.2009
mi sono persa in un groviglio di strade che si è chiuso sopra di me
me lo aspettavo!
ho seguito i muri e i marciapiedi, contato i passi, le persone, e i sorrisi, le nuvole e i portoni
sono queste le strade che voglio percorrere, ed è qui che mi voglio ritrovare, senza orientamento, e sicura di arrivare.
lentamente, assorta, tranquilla.
in lontananza un brusio sordo, sommerso dalla musica dolce dei pensieri che azzittiscono non appena ritrovo la strada, nello stesso modo in cui una melodia sublime prontamente azzittisce quando la mano di chi orchestra si chiude in un pugno inesorabile, risucchiando il respiro delle note.
i miei occhi guardano senza vedermi
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anna baldi
martedì 22 settembre 2009 alle ore 22:54
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lunedì 21 settembre 2009
21.09.2009
Ho incontrato per la seconda volta giulio rubinelli; prima di ieri non sapevo come si chiamasse. La prima volta è stato l’anno scorso quando, in occasione dell’inaugurazione di una parte della scuola di nuova edificazione, ha recitando la fine del monologo di novecento, da solo, sul palcoscenico, illuminato da un cono di luce che lo faceva risaltare nella sua forza dal buio profondo, in una sala di grandi e piccoli silenziosa di ammirazione e stupore. In realtà quel monologo è stato una sorta di commiato dalla sua scuola, poiché pochi mesi dopo avrebbe fatto l’esame di licenza liceale.
Ieri ha recitato majakovskij e gaber (monologo sulle donne!) in modo incredibile, come se le parole non potessero che essere state le sue. Non ho mai visto un ragazzo così sicuro di sé senza essere spavaldo, ed è anzi molto cortese ed educato, forse troppo se non fosse per la sincerità e l’autoironia del suo sguardo. E lui sa della sua bravura e della molta strada che ha già fatto, e questo nonostante la giovane età, una giovinezza che camuffa bene sotto una barba folta. Da sei mesi ha fondato con quattro suoi amici (ieri sera però il violoncello mancava) il gruppo jalla jalla per portare la poesia sulle piazze, gratuitamente, perché è questo che lui sa fare egregiamente, dire alle persone. E i ragazzi del gruppo sono diversissimi tra loro, e con la loro spiccata diversità restituiscono un’armoniosa e seducente immagine dell’universo maschile; sono tutti molto in sintonia uniti da un forte legame di amicizia e complicità che penso risalga fino ai tempi dell’asilo, e soprattutto sono uniti da una comune passione per un mondo sensibile e profondo di cui con entusiasmo ed indisturbati si stanno appropriando, a grandi passi.
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anna baldi
lunedì 21 settembre 2009 alle ore 23:32
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domenica 20 settembre 2009
20.09.2009
Mi sono accorta che da tempo sto mangiando con grande fatica, con noia, per inerzia. Quando ti ho conosciuto mi hai parlato dell’equilibrio e per mesi mi sono nutrita con cura di un insalata di 4 verdure, due cresciute sotto terra e due fuori dal terreno. Quattro, un numero pari che accentua la divisione con un assenza nel centro (metà da una parte, e metà dall’altra), non come il dispari che bilancia presidiandolo con un'entità che non è nè da una parte nè dall'altra.
Ogni giorno le comperavo fresche al mercato da Luca e Venier, gli unici giovani (con un banchetto), e anche i più cari, perché davano peso alla qualità e alla cura, nel servire e nella scelta, delle quali mi sono accorta di avere avuto improvvisamente bisogno. A volte per evitare un giro lungo e inutile mi lasciavo traghettare con la gondola.
E ad ogni boccone scoprivo un gusto nuovo e assaporavo come questo equilibrio fosse sano per il mio corpo, così come te. Ho smesso di mangiarla in modo progressivo con l’arrivo dell’autunno, preferendo dei cibi caldi meno rigorosi sempre a base di verdure, quando ormai questo equilibrio si era già radicato in me, anche se debolmente e nonostante la notte e il giorno si confondessero ancora l’uno nell’altro, così come anche le ore e i secondi. Il bisogno di un’intimità più forte si è soddisfatto con la voglia di dividere, cedendoti la metà di ogni mio cibo e prendendo la metà di ogni tuo.
S ha da subito colto con entusiasmo ludico il fatto che io desideri qualcosa a condizione di poterlo dividere, un gelato una mela un cioccolatino le patatine ..., non m e p nei quali ha prevalso per ora l’avido istinto della sopravvivenza.
E al mattino quando bevo il mio cappuccino questo ha il sapore di mezzo cafè, e persino l’acqua è sempre mezzo bicchiere, quella metà che tu sai che io desidero di te.
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anna baldi
domenica 20 settembre 2009 alle ore 23:58
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sabato 19 settembre 2009
19.09.2009
ho ripreso a fare una vita normale, ho ripreso ad aspettare
domani attraverserò il centro e mi affaccerò sulla galleria, dall'alto
mi ci sono affezionata, anche a quella statua di spalle (leonardo)
che collega la scala al duomo
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anna baldi
sabato 19 settembre 2009 alle ore 23:33
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venerdì 18 settembre 2009
18.09.2009
Un mio amico aveva in camera sua un tavolo da biliardo, forse ce l’ha ancora. Non mi ricordo la stanza se non vagamente, ricordo bene invece la penombra e la polvere leggera luccicante nell’aria, colpita dalla luce che filtrava dalle persiane non completamente chiuse. Ricordo molto bene anche il modo in cui quel tavolo dominasse la stanza.
Non riesco ad afferrare la psiche maschile, rimane un vero enigma, che mi coglie spesso impreparata, e sono contenta che ci siano p e m che mi aiutano a scoprire molte piccole sfumature, a percorrere quel tempo che fa di un bimbo un uomo.
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anna baldi
venerdì 18 settembre 2009 alle ore 21:48
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giovedì 17 settembre 2009
17.09.2009
Oggi ho visto due sposi bellissimi… piazza castello, vestiti tutti di bianco, lui e lei verso la fontana per le foto, ognuno con una sigaretta ancora spenta in bocca, bianca come gli abiti; una particolarità strana ho pensato, in un momento così non si pensa a fumare! E infatti quando mi sono voltata incuriosita, gli sposini già seduti in posa al bordo dell’acqua, le sigarette erano diventate due chupa-chupa di colore rosso cangiante!
In quella stessa fontana ieri, sotto la pioggia, c’era una signora che si era arrotolata i pantaloni per attraversarla senza bagnarsi.
non è la perfezione che fa la bravura
e accorgersi di un’errore equivale a fermarsi a metà strada se non lo si corregge
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anna baldi
giovedì 17 settembre 2009 alle ore 23:49
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mercoledì 16 settembre 2009
16.09.2009
s ha capito che sono in difficoltà, si accorge di quando sono troppo assente, credo si preoccupi, riesce a percepire quel velo di inquietudine che mi turba, e che mi rapisce. Non sa però di quel polverone che mi riempie, di quella agitazione che mi scombussola, della strategia che mi spinge ad una decisione faticosa.
Anche p e m si accorgono di qualcosa, di più importante, e cioè che ho abbassato la guardia, e gridano vendetta; in attimo tutto confluisce attorno a me e diventa un campo di battaglia, sterminato e selvaggio: è la loro trappola, sempre pronta ed esuberante, per catturarmi
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anna baldi
mercoledì 16 settembre 2009 alle ore 23:15
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martedì 15 settembre 2009
15.09.2009
perché dire che sai se non puoi dire?! basta tacere …
oltre l’atmosfera le stelle non brillano
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anna baldi
martedì 15 settembre 2009 alle ore 23:47
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lunedì 14 settembre 2009
14.09.2009
come posso dire ciò che è giusto? a volte mi metto proprio nei guai, quando parlo fra me e me. eppure mi dico che è una questione di buon senso, di evidenza.
è che in realtà vorrei sentire la tua voce che non ascoltato mai abbastanza, ...
e se stringo la mia mano non importa se non afferro l’acqua, ghiacciata e ostinata, che scivoli questa sulla mia pelle e che mi disseti risvegliandomi dall’oblio, e che non siano pietre a riempirmi, ma cristalli fini e compatti ancora caldi di sole e luccicanti di luce…
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anna baldi
lunedì 14 settembre 2009 alle ore 23:17
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domenica 13 settembre 2009
13.09.2009
prima del luogo c'è lo spazio, una delle condizioni necessarie ma non sufficienti al luogo; è per questo che mi piacciono quei luoghi in cui vi è ancora spazio.
e ogni forma di albero è un albero. allora mi sto chiedendo come questo funzioni, e ho capito la forma dei rami, il loro tipo di giunzione al fusto, perchè questi flettano, perchè si diramino, il percorso delle forze prima di distribuirsi alle radici... prima non ci avevo mai pensato.
e poichè le parole contengono già il progetto, UNO dei temi sui quali voglio porre particolare enfasi è l'elemento del tronco, che raccoglie e convoglia.
insomma non ci saranno gli aberranti pilastri che scaricano a terra il peso di un oggetto fuori misura; da qui si evince un'altro tema, la misura: che sia adeguata e rispettosa, intelligente e giusta.
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anna baldi
domenica 13 settembre 2009 alle ore 14:03
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sabato 12 settembre 2009
12.09.2009
non c’è nulla che io possa rimandare, al quale io possa sottrarmi; tutto ciò che non sento, o che sento e faccio finta di non sentire, e che rimando per pigrizia, mi raggira e mi investe sempre più da vicino e in modo sempre più prorompente.
Continuo a pensare ad un albero, qualunque, ovunque, e soprattutto debole per mettermi nella condizione più svantaggiata. Lo sto pensando di continuo, lo sto cingendo e facendo crescere; per il momento mi preoccupo dell’idea del centro che mi inquieta se non è spazio, il resto è ancora sfuocato, esile e assottigliato.
E con la mente arrivo nel pomeriggio fino agli scogli di Mergellina per poi arrampicarmi con il cuore in gola e senza respiro fino a Posillipo rigoglioso e profumato, per cercarti e trovarti.
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anna baldi
sabato 12 settembre 2009 alle ore 23:57
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sabato 12 settembre 2009
11.09.2009
Non condivido il sentimento velenoso della gelosia. Eppure una volta sono stata molto gelosa, di una donna. Quando questa gelosia mi ha trafitta stavo salendo un ponte sulla strada da Santo Stefano a piazza San Marco; e per non vedere in faccia quella bufera di distruzione che improvvisamente aveva preso forma davanti a me, come l’immagine di una statua di sabbia che si ricompone da terra, mi sono voltata verso il Canal Grande. Il dolore è durato pochi secondi perché ero subito già lontanissima, a curare quella ferita.
Ho scoperto dopo alcuni anni che quella donna ero io, che ero stata follemente gelosa di me stessa. Mi capita ancora di sentire sulle mie spalle il tuo sguardo che mi parla, pur non vedendoti, nel silenzio, come allora, e quando ciò accade rivolgo i miei occhi lontano fino alle acque mosse di quel giorno.
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anna baldi
sabato 12 settembre 2009 alle ore 02:11
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giovedì 10 settembre 2009
10.09.2009
qualcuno ha detto che la felicità è bellezza
per me ogni sentimento, profondo, che si lascia cogliere è bellezza, anche nella confusione, anche nel dolore
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anna baldi
giovedì 10 settembre 2009 alle ore 21:45
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mercoledì 9 settembre 2009
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mercoledì 9 settembre 2009
08.09.2009
non ci crederai, ma oggi mi è arrivata una lettera che si era insabbiata da febbraio...
una lettera aperta
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anna baldi
mercoledì 9 settembre 2009 alle ore 01:38
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lunedì 7 settembre 2009
07.09.2009
mi capita che è quando non forzo gli eventi che questi mi raggiungano, benevoli e inaspettati.
è come se arrivasse finalmente una lettera inviatami dall'altra parte del mondo con sopra solo il mio nome, priva però dell'indirizzo, dopo che questa sia passata nell'incertezza tra mille mani e per mille luoghi.
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anna baldi
lunedì 7 settembre 2009 alle ore 23:24
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domenica 6 settembre 2009
06.09.2009
oggi mi è capitato di cogliere l’ammirevole leggerezza di una ragazza di 16 anni. Era insieme alle sue amiche e di loro ho fissato solo la voce senza un volto reale.
La sua leggerezza era nella naturalità e nel trasporto con il quale lasciava scivolare uno sull’altro i suoi pensieri, le sue ragioni, in un groviglio veloce, una lavina, tanto che alcune parole mi sfuggivano, ma non il senso. Il pretesto era un legame con un ragazzo che le voleva bene (anche lei a lui), e un legame con un altro al quale si è avvicinata troppo tanto da perdere il primo, cosciente che con il secondo non ci sarebbe potuto essere niente di più che quell’attimo. Insomma una storia al limite banale lungo il percorso della ricerca dell’anima gemella.
Era però il modo con il quale parlava di sé che mi stupiva: ogni tanto diceva delle cose enormi con una tale naturalezza, come se non si accorgesse fino in fondo di quanto queste potessero essere grandi – ha parlato del suo problema che è quello della lontananza che fa sfuocare inesorabilmente i lineamenti delle persone che ama, e della sua totale dipendenza non appena lui le era di nuovo vicino; la sincerità incondizionata per amore; l’improvvisa vicinanza con il secondo ragazzo, troppo pericolosa, non per il bacio, ma bensì per la vicinanza stessa - le sgorgavano fuori come se non fosse stata lei a parlare, bensì un’altra donna dentro di lei, senza che lei ancora lo sapesse o se ne fosse accorta. E così quelle parole dense cadevano a terra nell’impeto con il quale si liberavano nell’aria, investite dalle altre che subito le seguivano a ruota, senza pausa, respiro e riflessione.
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anna baldi
domenica 6 settembre 2009 alle ore 22:02
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sabato 5 settembre 2009
05.09.2009
Sto pensando a dei vetri. Vorrei vedere sdraiata la luna, le nuvole e le gocce violente del temporale, anche il sole pallido, e vorrei anche l’ombra fragile e viva delle foglie, un’ombra luminosa, sensibile e imprevista, al limite anche una vera protezione per quel sole dolce che brucia, forse un noioso e comune positivo e negativo che si sovrappone (solo il modo potrebbe salvarlo), in questo caso però che vi sia anche un luogo in cui la luce sopravvenga puntuale, nonostante il dentro e il fuori; un luogo magari per cui il rituale, impegnativo, avvicini con cura e con amore, oppure quello meno faticoso ma più diretto e profondo del riconoscimento di ciò che si distacca da me, e secondo cui la percezione, fragile, richiede una distanza adeguata per la sorpresa e il rispetto, …
Non so se sia più umiliante per l’oggetto della negazione che questo venga negato perché c’è qualcosa di meglio, o se perché, a prescindere, è inadeguato
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anna baldi
sabato 5 settembre 2009 alle ore 21:38
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venerdì 4 settembre 2009
04.09.2009
non mi lascerò intimidire
e
non scenderò a compromessi
per questo mi sono trovata spesso nella solitudine amara della privazione, a volte con una punta di rammarico, ma sono sempre stata sicura che non avrei mai voluto diversamente
un soffio di libertà
che restituisce ad un immagine sfuocata un po’ più di nitidezza
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anna baldi
venerdì 4 settembre 2009 alle ore 23:47
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giovedì 3 settembre 2009
03.09.2009
non vedevo l'ora di tornare
e ora è come se il tempo mi sfuggisse di mano
sempre di più
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anna baldi
giovedì 3 settembre 2009 alle ore 22:32
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mercoledì 2 settembre 2009
02.09.2009
Anche l’architettura, quella migliore, come qualsiasi mezzo espressivo e comunicativo non è fine a se stessa, neanche quella funzionale; non è la sua funzione, la sua forma in sé, il suo percorso, il contesto, …, che da soli contano, ma come questi insieme sappiano cogliere l’immaginario collettivo.
Architettura, ingegneria, design, politica, economia, sociologia, …? Per me riprende la stessa questione su una scala diversa, s’intende, quale: disegno a mano o digitale? Si tratta di mezzi espressivi: la scelta adeguata è dettata dal soggetto che dice, da quella che è la sua abilità e padronanza espressiva, dalla sua sensibilità, e naturalmente, sopra a tutto, da ciò che ha da dire.
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anna baldi
mercoledì 2 settembre 2009 alle ore 21:16
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martedì 1 settembre 2009
01.09.2009
a volte succede di provocare stupore nelle persone che incontro,
anche senza che dica nulla
lo vedo da come mi parlano, da come mi guardano
non so cosa darei per leggere i loro pensieri
di sapere qual’è quella diversità che li colpisce
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anna baldi
martedì 1 settembre 2009 alle ore 23:52
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