
sabato 31 luglio 2010
31.07.2010
c’è solo bisogno che tu sia serena
una notte agitata per un viaggio che non trova inizio
ma non è bello essere così?
no, per niente. come può esserlo, espropriata del mio corpo, da qualcosa che non mi conosce e per cui sono indifferente, io, il suo nutrimento senza un volto. il mio equilibrio, la relazione con lo spazio e la misura delle mie azioni destabilizzati, come i miei pensieri che tornano sempre lì, alla perdita di me stessa, con turbamento.
c'è solo bisogno che tu sia serena
il corpo che non segue un desiderio sempre più radicato, che tradisce di nuovo, per una sua ragione intrinseca che si beffa di te. un suggerimento per il distacco, per la determinazione, per credere di forzare il destino, per pensare in positivo, parole che ti hanno ferito. e così hai aggredito con rabbia, con quella che si sta radicando per l’ingiustizia e l’impossibilità di dare un corso agli eventi, come se si trattasse già di una condanna e di rassegnazione.
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anna baldi
sabato 31 luglio 2010 alle ore 12:45
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venerdì 30 luglio 2010
30.07.2010
questa mattina prima ancora che potessero protestare ho tagliato accuratamente per ognuno una fetta di treccia dolce della nonna a liste regolari e le ho accompagnate sul piatto con una piccola ciotola piena di marmellata di lampone fatta a crudo (quella di lampone non la faccio mai cuocere). P ha subito capito che il piacere principale consisteva nell’inzuppare generosamente le liste di treccia nella marmellata, e M ha subito protestato per avere anche lui lo stesso trattamento. hanno spolverato il loro piatto in silenzio, concentrati ed operosi. oggi non avrei sopportato l’indecisione e la svogliatezza già di prima mattina, e soprattutto non avrei sopportato un ripiego su gocciole e nutella.
lui sapeva perfettamente chi ero io. conosceva ogni angolo nascosto e intimo del mio io. era capace di appropriarsi di me, da dentro, e di confondersi con il mio essere, era come se le nostre anime si intrecciassero
ma tu che non sei stupida ti rendi conto che il rapporto fisico non è tutto in una relazione, e poiché sei una ragazza intelligente capisci sicuramente cosa voglio dire.
come ci si sbaglia e come si è arroganti nel pensare che la fisicità e l’istintività siano in difetto rispetto all’intelletto e all’intelligenza. un pensiero vile e presuntuoso.
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anna baldi
venerdì 30 luglio 2010 alle ore 23:20
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giovedì 29 luglio 2010
29.07.2010
il giorno in cui arrivo' la lettera il caprifoglio era d'appertutto, come il caldo.
e come il caldo, l'estate.
(un presagio cupo che mi preoccupa da sabato: il timore che l'estate sia gia' stata definitivamente spenta dalle nuvole e dal vento)
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anna baldi
giovedì 29 luglio 2010 alle ore 23:48
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martedì 27 luglio 2010
26.07.2010
papà ha scelto che le sue ceneri venissero seppellite in un punto ben preciso della loro proprietà nel HiIghland, all’estremo nord della scozia, il più alto, da dove la vista domina la natura. ora che mia madre ha deciso di trasferirsi lì, quello si è dimostrato essere anche il punto migliore dove potrebbe costruire casa, e a lei non dispiace l’idea che lui diventi parte della sua futura abitazione
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anna baldi
martedì 27 luglio 2010 alle ore 10:53
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martedì 27 luglio 2010
25.07.2010
le parole a fiumi, sono come una carezza gentile e un abbraccio tenero che mi accolgono con affetto, risvegliando un dolore lontano con il quale sto ancora imparando a convivere, come le pendici di un vulcano che abbracciano generose una distesa fitta e soffocata di costruzioni avide della sua terra
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anna baldi
martedì 27 luglio 2010 alle ore 10:52
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martedì 27 luglio 2010
24.07.2010
come una straniera, espropriata della terra sotto ai piedi
può essere vantaggioso, senz'altro per un’azione a sorpresa per mettere a nudo la falsità e la contraddizione di una mentalità di appartenenza
e anche nell’intimo, per debolezza, la voglia di un riscatto,
il desiderio di sentirmi a casa
[pensavo che fosse un pensiero banale. forse che la generazione possa eventualmente dissociarsi dall’idea di trasformazione e mutamento solo se intesa come l’attimo in cui tale processo ha inizio? è comunque un mutamento diverso da quello fisiologico (di crescita e di invecchiamento), che si ha invece quando la generazione è arrivata a termine e si è conclusa positivamente]
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anna baldi
martedì 27 luglio 2010 alle ore 10:42
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venerdì 23 luglio 2010
23.07.2010
questo succedeva quando erano piccoli. adesso che sono grandi beatrice è sposata da molti anni con un uomo che si rifugia nel lavoro, sempre stanco e incapace di organizzare il suo tempo libero e la sua vita con lei; nonostante i numerosi anniversari non hanno ancora figli perché troppo presi da se stessi, dalla ricerca reciproca, dalle infinite sicurezze e indecisioni.
anche cristina è sposata, con un uomo brillante e invidiabile, troppo, tanto da non accorgersi di averla messa in ombra e di toglierle ogni attimo di vita proprio dopo avergliene regalato uno; lei di figli non ne vuole, si sentirebbe derubata anche dentro, dall’uomo senza il quale non riesce a vivere; lui in merito, con un sorriso dolce da marito perfetto, dice che lascia, come sempre, decidere tutto a lei. e in un certo senso ha ragione, perché cristina ha capito che la felicità e l’amore non possono arrivare dagli altri, ma che sono una conquista personale, che non conoscono condizioni, e che solo nella loro essenza possono essere condivisi. e così lui non si è ancora accorto che quando la trascura, lei non è per questo infelice mentre è piuttosto lui a sottrarsi alla felicità che lei può dare a lui.
maria inverce non è sposata, ma è follemente innamorata, di un gentil uomo, nel senso classico della parola, un uomo idealizzato; un amore grazie al quale sta costruendo fortezze indistruttibili dalle prospettive profonde altrimenti imperscrutabili, convinta che prima o poi lui capirà che è lei la donna della sua vita e lui il suo uomo. e intanto non si parlano e non si vedono, e sono come due estranei, se non nel profondo.
alessio di sposarsi non ne vuole sapere, ogni volta si presenza con una compagna nuova, sempre più giovane perché il tempo passa anche per lui. e tutte sono solo una copertura perché, anche se non se ne parla, da molti anni ha una relazione stabile con una donna matura, la moglie di un antiquario affermato, conosciuta grazie alla sua passione per il mobilio e la porcellana d’epoca, quella degli imperi, gusto e passione ereditati naturalmente dalla madre, che lo coinvolgono in modo viscerale. e anche questo insolito rapporto affettivo con le donne non può non far pensare al suo conflitto d’amore per una madre tremendamente giovane e meravigliosa, sfacciatamente desiderata dallo sguardo di tutti, eppure troppo grande per lui.
ho visto il volto di una bimba bellissima. un volto dolce e sapiente. una bimba dai movimenti agili e delicati, fini a se stessi per il piacere grande della propria scoperta. una bimba fragile eppure già forte della sua vita.
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anna baldi
venerdì 23 luglio 2010 alle ore 21:35
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giovedì 22 luglio 2010
22.07.2010
quando erano piccole, mentre finiva di riordinare la cucina si divertiva a passare con la scopa davanti ai loro piedi e diceva “così non vi sposerà nessuno” con una risata stupida e infantile, alla quale faceva eco anche quella di alessio, complici in questa occasione come in tante altre. solo a lui, infatti, aveva insegnato fin da piccolo un linguaggio di segni e segnali, perché potessero comunicare senza che nessuno se ne accorgesse e senza che nessuno capisse della loro intesa; per esempio durante la passeggiata pomeridiana una stretta di mano voleva dire che passava una persona bella che l’altro/a doveva assolutamente guardare; la stessa stretta più forte era bacio che si scambiavano segretamente in qualsiasi momento; oppure, un’impercettibile smorfia del viso serviva per dirgli che non lo stava sgridando per davvero e che era segretamente esonerato dalla punizione inflitta alle altre, così ché mentre le sorelle venivano rinchiuse separatamente nello sgabuzzino, nel bagnetto e nella stireria pensando che anche alessio sarebbe stato messo sotto chiave nel bagno principale, egli ne veniva invece dispensato per rimanere accanto alla madre con la quale amava discorrere ininterrottamente per dirle tutto quello che poteva renderla felice, senza mai distogliere gli occhi avidi ed affascinati dalla sua immagine meravigliosamente bella. ad alessio non aveva bisogno di scopare i piedi, perché essendo maschio, avrebbe deciso lui chi sposare, mentre per le femmine era diverso: loro avrebbero dovuto aspettare che qualcuno le sposasse, così come era successo anche per lei. a chiedere la sua mano era stato un pilota, un ufficiale benestante dell’aviazione militare, che l’aveva notata in una località turistica del trentino dove era stazionato per un’operazione estiva d’addestramento al volo su veivoli di nuova acquisizione. nonostante la grande differenza d’età, i suoi genitori avevano acconsentito, e la sua fortuna era stata che suo marito fosse veramente invaghito di lei, e non solo per la sua bellezza e per la sua giovane età, che poteva garantirgli che lei non fosse stata ancora di nessuno, ma soprattutto per la sua semplicità e ingenuità, quasi disarmanti. per lei il matrimonio rappresentava la realizzazione della sua vita, ciò che le avrebbe permesso di diventare donna, e non si era mai chiesta così come non le era mai stato chiesto se lei lo amasse, e comunque, anche se ciò fosse stato fatto, non sarebbe stata in grado di rispondere e forse neanche di capire il senso della domanda, poiché non era cresciuta sorretta da questo sentimento così come non era stata nemmeno educata alla sua ricerca.
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anna baldi
giovedì 22 luglio 2010 alle ore 23:38
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mercoledì 21 luglio 2010
21.07.2010
accetti?
si, perchè non dovrei?!
ti devo portare qualcosa di tuo che ho dimenticato di restituirti? no, non mi sembra.
no, voglio dire, anche nel senso che magari mi hai chiesto qualcosa o che ti ho promesso qualcosa di cui mi sono dimenticato.
ma perché, vuole essere un’addio?
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anna baldi
mercoledì 21 luglio 2010 alle ore 23:40
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martedì 20 luglio 2010
20.07.2010
:D
mi sono addormentata felice
mi capita spesso che sovra pensiero mi si tinga un sorriso sul viso, tutto e solo mio
il piacere profondo del contatto, il calore avvolgente della voce, la serenità dolce e turbolenta nell’essere insieme, la consapevolezza della mia forza, continuamente persa e ogni volta misteriosamente ritrovata, che mi permette di guardare oltre, al di fuori di me, le sorprese piacevoli degli imprevisti, ma anche lo sfinimento perfezionistico e affettato delle virgole o l’ossessione divertente di figure impazzite che si moltiplicano all’infinito
le ferite curate e anche un leggero senso di rimorso, che svanisce presto per la necessità oggettiva delle circostanze
in cantiere un muratore solitario (come me), un tutto fare, conosciuto per caso. spaesata per dei numeri insoliti, un sette dei tramezzi e un diciasette del solaio finito, e anche per il muro che avrebbe dovuto stabilizzare la struttura. si deve essere divertito molto nel vedermi così curiosa e avida dei suoi fori nelle pareti, nel pavimento e nel soffitto. così come deve avere sicuramente trovato insoliti i miei quesiti ai quali lui stesso, di getto, avrebbe risposto erroneamente. alla fine si è armato di metro per seguire i miei passi e i miei ragionamenti. quando l’ho salutato mi ha detto di aspettare e ha sfilato dal suo camioncino un sacchetto di plastica che si trovava in mezzo ad un cumulo di confusione sul sedile accanto a quello del guidatore. ha tirato fuori delle percoche arancioni e delle susine verdi ed ha insistito perché le prendessi. mi ha riempito le mani, e quando le mani erano piene anche la borsa. le aveva raccolte al mattino presto dagli alberi del suo giardino, poco fuori Milano, un vero lusso; avevano tutta l’aria di essere state il suo pasto. prima di lui, in centrale termica il ragazzo che mi accompagnava (un bel ragazzo) aveva difficoltà a rispondere alle mie domande e a guardarmi negli occhi, confessandomi dopo un po’ di essere turbato dalla mia presenza, e mi è sembrato sincero per il suo imbarazzo. ha insistito per offrirmi un caffè che ho accettato virtualmente (e adesso penso a L, :D), impaziente piuttosto di verificare le incongruenze numeriche come se si trattasse di incastrare ogni ingranaggio della macchina palazzo in modo perfetto secondo un meccanismo in movimento che lo avrebbe ricomposto.
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anna baldi
martedì 20 luglio 2010 alle ore 01:05
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martedì 20 luglio 2010
19.07.2010
sto contando le ore i minuti i secondi
e già mi sento piacevolmente travolta dall'esuberanza e dalla gioia
il desiderio della tua voce
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anna baldi
martedì 20 luglio 2010 alle ore 00:15
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domenica 18 luglio 2010
18.07.2010
inaspettatamente, alle mie spalle
il fresco irradiato sulla pelle da un grande telo bagnato, teso come un quadro, nella penombra
il profumo dell'infanzia
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anna baldi
domenica 18 luglio 2010 alle ore 23:44
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sabato 17 luglio 2010
17.07.2010
A ha detto di scrivere un libro divertentissimo su tre sorelle protagoniste: antonia, anna e carolina. mi ha chiesto se mi dispiace se usa il mio nome, come se fosse un fatto del tutto casuale. il mio libro avrebbe invece quattro fratelli protagonisti: alessio, maria, cristina e beatrice. per il momento sto cercando di individuare quale potrebbe essere un'angolazione divertente.
il senso di libertà di cristina è un senso di piacevole solitudine, il suo esclusivo possesso dello spazio dove tutto rimane ed è così come crede e vuole che sia. una negazione di ciò che è vitale, viene spontaneo il pensiero, ma per lei non importa. con egoismo. per un bisogno fisico di rigenerare quella sostanza che in modo distorto e disequilibrato alimenta un qualcosa di diverso da quello che dovrebbe essere principalmente il suo essere, di medicare e curare i punti attraverso i quali si evidenziano le perdite del suo sistema vitale. ha rimandato ogni impegno, anche quello della spesa, arrangiandosi. le piace sentire questi momenti esclusivamente suoi, durante i quali cerca di non incontrare nessuno. è stata sollevata quando beatrice le ha detto che è molto impegnata e che forse domani parte per roma. allo stesso modo non le è del tutto dispiaciuto che caterina non avesse più confermato che sarebbe venuta a trovarla per passare insieme il fine settimana. e pur di non incontrare nessuno ha fatto mentalmente diverse simulazioni di percorso per raggiungere la libreria, dove avrebbe potuto finalmente prendere un libro che da tempo vuole leggere, prima di rimandare anche questa incombenza ad altra data, forse a domani, perchè troppo faticosa. la paura folle che le persone la possano derubare della poca ninfa che le rimane o di quella appena rigenerata. come fa rocco che dice di volerla proteggere pur di averla accanto a sè, o come fa marco che la vuole sempre con sè perchè semplicemente non sa e non può stare da solo, o come fa maria che ha bisogno di lei per completare la sua immagine in difetto di ciò che invece cristina ha, una sorta di complementarità subordinata, che l'ha portata fin da piccola all'autoconvinzione che nonostante la differenza d'età loro due siano gemelle, o come fa beatrice che si aggrappa senza riserva alle sue braccia quando il terreno le sta franando sotto ai piedi, o come fa alessio molto abile nel manipolarla guidato da una sete di riconoscimento affettivo, o come fa eva che semplicemente la adora e la cerca perchè con lei si sente felice, o come fa giovanni che se si sente rifiutato o non all'altezza non mangia e si rinchiude sofferente in sè stesso con qualcosa di suo sul viso per sentire almeno il suo profumo, ... il fatto è che teme che lo spazio aperto contrariamente da quello chiuso trasformi il suo sentimento di libertà in solitudine, in un insostenibile smarrimento. forse è un inconscio senso di auto-protezione e di conservazione, il quale indirettamente mira invece a garnatire la protezione di chi dipende ancora esclusivamente da lei, che la porta a definire un confine spesso e marcato come l’impenetrabile linea grafica delle sezioni.
intanto il malessere fisico è scomparso quasi del tutto, per lasciare posto definitivamente ad una sensazione di ridicola goffaggine.
finalmente mi calo per una volta ancora in una dimensione completamente sconclusionata, senza regole, né orari. a iniziare dal cibo, solo pesche (:D), verdure ricoperte di un velo fitto di scaglie di peperoncino e marzapane morbido tagliato direttamente dal panetto ancora grezzo di pasticceria. verso sera le finestre spalancate hanno portato dentro una piacevole brezza, mentre i rumori della gente accalcata sul naviglio e il suono di una voce lontana proveniente da una manifestazione sulla darsena (similmente di simona ventura) non hanno osato entrare e si sono fermati educatamente sulla soglia.
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anna baldi
sabato 17 luglio 2010 alle ore 22:39
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venerdì 16 luglio 2010
16.07.2010
il resoconto della giornata: “oggi sono riuscita a comperare 6 kg di pesche.”
(a più riprese, nonostante la calura ancora più insopportabile per l’asfalto e per le pietre)
e nessuna è quella giusta!
:D
[l'idea precisa che combacia con il desiderio, un viaggio attraverso la privazione, il numero e il compromesso, oppure un viaggio baciato dalla fortuna, che mi porta a te]
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anna baldi
venerdì 16 luglio 2010 alle ore 23:13
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giovedì 15 luglio 2010
15.07.2010
immancabilmente quando escono a fare shopping succede sempre qualcosa per cui alla cassa si forma sempre una coda lunghissima dietro di loro. a volte la coda si forma anche senza un motivo preciso, semplicemente per una casuale confluenza di più persone.
le prime volte, dopo avere pagato, se lo bisbigliavano osservando incredule e divertite tutte le persone che si erano addensate in così breve tempo alle loro spalle, alla stessa maniera delle api in estate che accorrono numerose all’odore dolce della glassa sulle torte alla frutta; adesso invece basta uno sguardo d’intesa per accendere un sorriso complice sui loro visi.
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anna baldi
giovedì 15 luglio 2010 alle ore 22:36
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mercoledì 14 luglio 2010
14.07.2010
non so neanche cosa le mie forze mi lasciarenno fare domani
S parte. un triste senso di abbandono.
un appiglio in meno
se ne è accorto e il suo tono asciutto e severo di rimprovero che ha sempre ragione si è tinto di una punta di calore, senza fare una piega
non posso non essere felice e non posso non sprofondare
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anna baldi
mercoledì 14 luglio 2010 alle ore 22:53
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domenica 11 luglio 2010
11.07.2010
mi ha preso per mano perché finalmente ero sua e non voleva perdermi di nuovo, non ancora
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anna baldi
domenica 11 luglio 2010 alle ore 22:19
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sabato 10 luglio 2010
10.07.2010
ti ho sognato
tutta la notte
non ha mai smesso di piovere
nemmeno nei luoghi protetti dove anche l’aria era fatta di pioggia
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anna baldi
sabato 10 luglio 2010 alle ore 20:21
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venerdì 9 luglio 2010
09.10.2010
forse la ringrazierò per avermi mostrato qualcosa che avevo rimosso tanto da non crederlo possibile
(e non so neanche se capirà)
un qualcosa di così facile quanto evidente
voglio ascoltare di nuovo quel rumore che sa essere musica e calore
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anna baldi
venerdì 9 luglio 2010 alle ore 00:51
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giovedì 8 luglio 2010
08.07.2010
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| per un rumore |
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il volto che voglio mostrarti oggi è un volto meraviglioso, il primo che in assoluto sia mai stato dato al rumore, capace di interrompere un gioco amoroso, di sorprendere, di distrarre, di risvegliare la curiosità, e soprattutto di animare, anche ciò che non lo è
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anna baldi
giovedì 8 luglio 2010 alle ore 23:54
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mercoledì 7 luglio 2010
07.07.2010
sei stata con lui 136 secondi.
le si è coricata accanto e l'ha stretta forte a sè sentendo il prorpio respiro caldo misto del suo profumo tornarle indietro dalla sua guancia.
quando si è rialzata: 136 secondi!
e adesso non hai contato?
no, ho voluto godermi fino in fondo questo attimo stretta a te
ma tu non puoi contare, dopo tutti gli anni che mi hai avuta sempre tutta per te
però lei ha già vissuto sulla sua pelle la privazione, l'esclusione, l'abbandono
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anna baldi
mercoledì 7 luglio 2010 alle ore 22:24
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martedì 6 luglio 2010
05.07.2010
G era iscritta con noi allo stesso corso, ma non la si era mai vista nel laboratorio di pittura. non mancava mai però al corso di storia dell’arte, durante il quale si sedeva in prima fila e prendeva accuratamente appunti molto precisi e completi, tanto che in breve sarebbe diventata un supporto prezioso a E F per la trascrizione delle sue lezioni nella dispensa di fine anno. ciò l’aveva messa in buona luce e l’agevolava senz’altro nell’esame finale, uno dei più difficili perché vi era richiesta una posizione critica autonoma nei confronti della storia dell’arte, di qualsiasi periodo, in quanto eravamo studenti che ci occupavano non soltanto della teoria ma anche e soprattutto della pratica artistica.
l’ultimo anno ha condiviso l’appartamento con M e me. Da parte mia c’era una sorta di stima nei suoi confronti per una capacità intellettuale che vedevo trasparire dalla sua metodica e attiva partecipazione alle lezioni di storia dell’arte, le quali richiedevano un impegno intellettuale per me non del tutto evidente. al mattino usciva molto presto e tornava la sera che aveva già mangiato, come sempre alla mensa universitaria. arrivava il più delle volte con il suo ragazzo, uno studente di economia o ingegneria molto più giovane di lei. si chiudevano subito in camera da dove si sentiva solo un continuo ansimare soffocato. se le capitava di uscire dalla stanza era tutta rossa in viso, immancabilmente con accappatoio di spugna chiuso fino sotto al mento e pantofole ai piedi (l’ho sempre trovato un modo deprimente di avvilire la trasgressività). raramente tornava a casa che non aveva ancora cenato e allora si cucinava una quantità esatta di pasta tale da riempire il suo piatto sempre alla stessa maniera. la condiva con delle salse già pronte; un vasetto di condimento le bastava per tre quattro volte, e questo era quanto di suo si trovasse nel frigo.
l’ultimo anno era anche l’anno in cui all’esame di pittura si doveva presentare il proprio percorso artistico, quello fatto durante tutti gli anni di studio, con l’allestimento di una mostra dei propri lavori. questa presentazione teorico-pratica avveniva in presenza sia del titolare della cattedra di pittura, sia del professore di storia dell’arte. tra i ragazzi che presentavano c’era anche chi era riuscito a cogliere in pieno con i propri lavori il confine delicato e a volte contraddittorio tra la gestualità e la razionalità dell’opera d’arte, della difficile dialettica tra segno e colore, il confine labile della comunicabilità anche tramite l’utilizzo delle nuove tecniche mediali, grazie anche allo stimolo teorico che era stato suscitato in ambiti diversi da quelli del corso pratico di pittura, come per esempio in quello di storia del cinema, del design, e non per ultimo anche in quello di storia dell’arte, per l’appunto.
è stata in questa occasione che tutti i compagni e anche E F abbiamo visto per la prima volta i lavori di G.
quando è stato il suo turno non ha appeso nulla ai muri, ma ha appoggiato su un banco una mappa densa di fogli, con figure geometriche colorate. per tutto il periodo di studi, la studentessa modello del corso teorico più prestigioso, quello di storia dell’arte, aveva lavorato assiduamente ed esclusivamente attorno al tema della decorazione delle piastrelle. un’infinità di disegni senza inizio né fine, quell’ossessione del numero don giovannesco, della collezione indiscriminata, senza qualità e senza pregio. non una prova concreta di realizzazione, non una ricerca di finiture particolari secondo una sperimentazione delle reazioni chimiche in fase di cottura della piastrella, nessuna ricerca di accostamenti di materiali diversi, non un lavoro attorno alla forma, non una ricerca semantica tra linea e colore, nemmeno, al limite, un lavoro critico e ironico grazie a riferimenti storici delle opere di altri grandi artisti (immagino per esempio una stanza completamente piastrellata secondo le visioni di escher). Mi sono cadute le braccia e non ho potuto non guardare il volto di E F dal quale traspariva una profonda delusione ed umiliazione, il peggiore dei tradimenti che avrebbe potuto mai immaginarsi, la superficialità e la banalità capace di ferire a sorpresa la sua intelligenza e la sua fiducia. G ha detto che i suoi progetti per il futuro erano di trovare un lavoro presso una ditta di piastrelle vicino al suo paese, dove sarebbe tornata a vivere dai suoi, da qualche parte vicino al confine tra veneto e friuli.
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anna baldi
martedì 6 luglio 2010 alle ore 16:51
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lunedì 5 luglio 2010
04.07.2010
da mesi sempre inghiottita dalla stanchezza, da un sonno profondo nel quale sprofondare come in un coma, l’angoscia dell’impossibilità a reagire. ancora ieri nell’incapacità di muovervi, immaginando di continuare a comunicare con il mondo sempre più lontano, completamente immobile e già ammutolita, anche nell'ultimo strascico della voce interiore. questa mattina invece finalmente l’aria fresca e la luce dell’alba, da sola, davanti ad una città deserta e dimentica
un calcio al basso ventre, poi un altro, poi un altro ancora, per dirmi che ci sei anche tu.
di nuovo la forza di decidere.
sai, non è una cosa facile mettere tutti d’accordo - il tono sincero, lo sguardo rivolto verso il muro di fronte allo scrittoio, completamente vuoto e di un bianco candido perfetto.
e perché non l’hai detto? sai, per me sono molto chiari i limiti che hai messo. forse un giorno ti spiegherò
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anna baldi
lunedì 5 luglio 2010 alle ore 06:44
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sabato 3 luglio 2010
03.07.2010
il bianco un altro colore che non riesco a portare, quell’eccesso per addizione che mi mette a disagio, sarà per i colori scuri delle mie ombre. perché non vuoi dirlo? oggi sarebbe l’occasione giusta. lo sai che tra tante persone mi mette a disagio essere origine di gioia, che sono diffidente, che non amo coinvolgere.
i contrasti forti, spigolosi, per sottrazione.
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anna baldi
sabato 3 luglio 2010 alle ore 20:01
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sabato 3 luglio 2010
02.07.2010
la bellezza, può essere crudele. capace di scompigliare l’animo che si divincola e si riscatta tramite il gioco raffinato della seduzione: la gestualità del corpo, il desiderio profondo di possesso. la bellezza che dissolve ogni difesa e dà dignità all’essere, che disarma e si concede, che rende inadeguata ogni parola e, soprattutto, che risveglia nell’essere umanità.
Il bianco, per l’assenza di colore è ideale per mettere in risaldo i toni delicati che si differenziano in modo quasi impercettibile come se fossero sbiaditi, o abbagliati dalla luce. allo stesso modo in cui per mettere in risalto degli oggetti in una stanza buia basta una sorgente debole di luce.
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anna baldi
sabato 3 luglio 2010 alle ore 19:58
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giovedì 1 luglio 2010
01.07.2010
S è arrivata tutta vestita di bianco mettendo in risalto la sua abbronzatura color ambra, gli occhi verdi e i capelli biondi come il grano maturo. era talmente bella che l’ho pregata di stare con noi, e abilmente l’ho portata vicino alla torretta di salvataggio, dove c’è il ragazzo più attraente di tutta la spiaggia, il bagnino della bandiera finlandese, pregandola di non spazientirsi e di aspettare che finissimo di fare il bagno. anche lui occhi verdi, carnagione scura color cioccolato, capelli castani con riflessi dorati, un viso regolare perfetto, il corpo scolpito. sembra che non si siano visti, eppure guardavano entrambi nella direzione diametralmente opposta, :D. e quando è arrivata la fine del turno, benché carico di borse e salvagente è riuscito a guadagnare velocemente molto terreno, quasi volesse ad ogni costo superarla mentre lei, stufa di aspettare, si era già incamminata verso il bar.
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anna baldi
giovedì 1 luglio 2010 alle ore 23:56
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giovedì 1 luglio 2010
30.06.2010
da un buchino di un pilastro in legno un continuo via vai di un ape, che dopo essere entrata risbucava fuori uscendo all’indietro. ho immaginato il pilastro sezionato, con un’infinità di cunicoli di un alveare scavato nel legno. M è rimasto a lungo a fissare quell’apina che entrava e usciva, con aria divertita, accorto però a mantenere le giuste distanze, mentre io pensavo a un cedimento improvviso della tettoia
tutto è iniziato con la camomilla carbonizzata, il monopattino sabotato, idem anche per la macchina fotografica, e sempre qualcosa che non andava bene a qualcuno. e poi nel silenzio di uno stormo di cicale assordanti e instancabili, un gufo, sempre lo stesso da anni.
postato da
anna baldi
giovedì 1 luglio 2010 alle ore 00:38
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