lunedì 31 maggio 2010
31.05.2010
eppure oggi tra le righe...
qualcuno che dice che il tutto sta nell'inizio, nel suo percorso, e nella sua fine
il caso particolare, una possibilità tra tante, infinite
e la poesia che le comprende tutte
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anna baldi
lunedì 31 maggio 2010 alle ore 16:36
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domenica 30 maggio 2010
30.05.2010
sul prato davanti al teatrino delle marionette M ha fatto così tanto il filo ad un papà che alla fine è riuscito a sedersi sul suo grembo, senza suscitare gelosia da parte della figlia di due anni, e intenerendo anche la sua compagna.
l’autonomia
quel vuoto che io non so colmare
la mia incapacità di sostituirti
ciò che non so dare
quel racconto che non so seguire
prima però hai raccolto delle margherite, hai scelto con cura le più belle, e hai voluto che le infilassi una a una tra i miei capelli
mentre guardavi immobile e compiaiuto ogni mia mossa
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anna baldi
domenica 30 maggio 2010 alle ore 23:38
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sabato 29 maggio 2010
29.05.2010
oggi per strada una grande confusione ed euforia, colori e musica jazz, un cappello per terra con delle monete, tavolini per aperitivo e venditori ambulanti tutti con le stesse identiche merci. non sono riuscita a superare un disagio causato dalla stanchezza, e mi sono aggrappata alle nuvole nere che preannunciavano un temporale violento che poi ci ha solo sfiorati. nelle cose importanti un senso di inadeguatezza sempre più insistente
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anna baldi
sabato 29 maggio 2010 alle ore 22:34
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sabato 29 maggio 2010
28.05.2010
il dialogo di una donna al telefono. i suoi dolori, la sua solitudine e la sua determinazione. e comunque stava tornando a casa e gli avrebbe dato il numero per chiamare
ancora poco tempo fa avrei rubato più avidamente quelle parole e la vibrazione della sua voce.
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anna baldi
sabato 29 maggio 2010 alle ore 22:33
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sabato 29 maggio 2010
27.05.2010
la consapevolezza di generare anche la fine, forse è questo il motivo che porta alcuni a rinunciare ad una responsabilità così grande.
[inizio a pensare che sia il non rinunciare ad essere un'azione irresponsabile]
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anna baldi
sabato 29 maggio 2010 alle ore 22:32
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mercoledì 26 maggio 2010
26.05.2010
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| vita e morte, insieme |
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un volto alla vita e alla morte insieme
... e anche all'attimo, astrazione e sublimazione del tempo
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anna baldi
mercoledì 26 maggio 2010 alle ore 22:20
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mercoledì 26 maggio 2010
25.05.2010
) sono pigra stanca soverchiata estremamente lenta perennemente in ritardo in un tempo di recupero (
ancora riesco a farti capire come possa essere pericolosa l’autonomia
non ho preso un dito che già avresti voluto sottrarti, completamente, di nuovo
non è stato così doloroso come avevo temuto,
quasi un sollievo
perchè inevitabile, capace di prestarmi agli eventi
che mi scivolano addosso come se stessi oltrepassando una cortina violenta d’acqua riafforandone incolume
un prato l’odore dell’erba il rumore della città sapere della felicità
e che anche questa può scivolare addosso
la felicità, quel qualcosa che mi lega a te
senza di lei non ci saresti
[dire che per me non esisti conterrebbe di per sé una contraddizione, però esprimerebbe esattamente il mio pensiero: il rigetto alla puerilità]
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anna baldi
mercoledì 26 maggio 2010 alle ore 10:52
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sabato 22 maggio 2010
22.05.2010
è difficile amare se non si ha un’idea precisa del beneficio e del benessere che ciò comporta
impossibile se non si ha un’immagine precisa dell’oggetto del nostro amore, capace di prescindere dall’oggetto reale, perché quello all’inizio è irrilevante e si definisce un po’ alla volta, confrontandosi con la realtà, uniformando reciprocamente entrambe la sua astrazione e la sua concretezza.
un sentimento che serve a far radicare ciò che altrimenti è un vuoto
ti ho riconosciuto
io ti conosco
ancora prima di vederti
senza neanche sapere chi sei
perfino prima di esistere (sei già mio)
[da te me lo aspettavo, prima o poi]
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anna baldi
sabato 22 maggio 2010 alle ore 22:44
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sabato 22 maggio 2010
21.05.2010
sottovoce
non ho certezze. guai se gli altri se ne accorgono. nella mia posizione bisogna sempre agire come se si fosse sicuri di tutto. eppure non è possibile, come si fa veramente a sapere quali siano veramente le cause di ciò che succede. almeno io, per quanto mi riguarda non so nulla.
a chi lo dice, anche per me è lo stesso, nel mio lavoro, non è possibile fare trasparire incertezze, ne va della credibilità.
la stampante ha srotolato due fogli che senza leggere ha firmato con mano salda seguendo un movimento ampio e preciso.
la stessa cosa per un giudice che condanna a cinque anni di reclusione; la sera quando torna a casa non potrebbe stare tranquillo se solo avesse dei dubbi
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anna baldi
sabato 22 maggio 2010 alle ore 22:43
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sabato 22 maggio 2010
20.05.2010
ha realizzato in un istante la gravità dei fatti, e ha dovuto sedersi perché le sono mancate le forze
uno di quegli attimi in cui la realtà è senza pietà
in cui improvvisamente tutto si stravolge
per cui ogni previsione è un azzardo
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anna baldi
sabato 22 maggio 2010 alle ore 22:42
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mercoledì 19 maggio 2010
19.05.2010
ciò che termina
come se tu non ci fossi stato. il contatto della tua mano da dietro per ricordarmi di te, una sorta di comprensione.
non mi sono voltata, una mossa inutile.
ci avevo sperato, che stupida
ciò che continua
così come ho dimenticato di chiedere di te
una vitalità esuberante, che non potevo non notare, ed eri già tra le mie braccia
uno
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anna baldi
mercoledì 19 maggio 2010 alle ore 22:34
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martedì 18 maggio 2010
18.05.2010
ero contenta quando zia Lina veniva a prendermi. avrei passato qualche giorno da lei, a 7b. la scuola era finita e iniziava il lungo e interminabile periodo estivo. dal maggiolino improvvisamente i palazzoni svanivano e del caos di R rimanevano solo le auto che continuavano a sfrecciare. e poi finalmente una brusca deviazione per continuare su una sinuosa e deserta strada che vista dall’alto, dalla veranda, mi sembrava un filo di paglia secca.
dopo avere lasciato alle nostre spalle la confusione del traffico ad alta velocità, si fermava sempre all’unico bar, squallido, subito dopo una curva, sul lato opposto al nostro senso di marcia, per comperarmi la coppa del nonno (anche quando non doveva prendere per sé le sigarette) un delizioso gelato che mi gustavo lentamente durante l’ultimo tratto di strada. si arrivava quando questa terminava trasformandosi in un piazza stretta e lunga sulla quale si affacciavano due corpi bassi in muratura a vista di abitazioni per la manovalanza. la casa di mia zia era, arrivando, la prima sulla destra, una villa con finestre ampie e con una posizione strategica che dominava il paesaggio, una vista libera su delle colline nelle quali, tornando dentro di me indietro di secoli, mi piaceva ambientare la storia della lupa.
un giardino e una casa completamente per me, tranne all’ora di colazione quando ci si riuniva tutti attorno al tavolo nella sala da pranzo. capitava che in questa occasione zia Lina, credo per regalarmi un’altra emozione speciale, mi concedesse di colorare il mio bicchiere d’acqua con il vino rosso; non era il gusto sciapo a inondarmi di gioia ma quel colore rubino che all’istante dilagava nella trasparenza per accenderla di un colore intenso.
del giardino a L su due fronti mi ricordo la ghiaia all’ombra degli alberi, dell’altalena, e della torretta sempre chiusa a chiave.
in casa per riempire il tempo curiosavo dappertutto e le stanze che più mi piacevano erano due: lo studio di mio zio, sempre buio con le tende tirate e l’odore viziato dei libri polverosi e del cuoio delle poltrone; l’altra al primo piano, la camera di S, ad angolo, completamente vetrata su due fronti con la vista sul giardino e, oltre agli alberi, anche sulla valle. ero affascinata dai bussolotti colorati del fucile da caccia che trovavo nei suoi cassetti. frequentava il penultimo anno di liceo, ma aveva già in testa il pallino della medicina.
dopo il pranzo mia zia ed io ci coricavamo nel suo lettone per riposarci. mi addormentavo subito e immancabilmente mi risvegliavo da sola nella penombra. come ho odiato quei risvegli, per un senso di abbandono, tradimento e solitudine. mi vedo ancora in cima alla scala di una casa immersa nel silenzio e nel vuoto, immobile, per cogliere qualsiasi rumore familiare al quale aggrapparmi. e subito lei dal soggiorno si accorgeva di me e mi veniva incontro con la sua voce musicale, il suo volto buono, e gli occhi intensi come il cielo. si faceva subito volere bene e per farmi tornare di buon umore mi portava in cucina, perfetta e linda tanto da pensare che non venisse mai usata, dove mi faceva una crema salata che solo lei sapeva fare, con tanto burro e latte, squisita e mai mangiata prima.
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anna baldi
martedì 18 maggio 2010 alle ore 23:02
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sabato 15 maggio 2010
15.05.2010
un desiderio nutrito per anni, che ormai avevo abbandonato, perché quasi matematicamente impossibile
me ne ero addirittura scordata, una di quelle cose lasciate in sospeso, per un’altra vita magari
S mi ha chiamata, abbiamo parlato a lungo e non ho provato quell’entusiasmo che avrei sicuramente provato se fosse stato un desiderio ancora vivo. una gioia profonda sempre più grande si è appropriata in sordina di me, molto naturalmente, senza eccessi.
ho fatto finta di non ricordare di averlo desiderato
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anna baldi
sabato 15 maggio 2010 alle ore 23:54
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venerdì 14 maggio 2010
14.05.2010
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è più facile imparare ad amare ciò che si è desiderato, se è così come lo si è desiderato.
non vorrei essere messa alla prova.
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anna baldi
venerdì 14 maggio 2010 alle ore 12:56
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giovedì 13 maggio 2010
13.05.2010
il cambiamento non dovrebbe spaventare
perché condizione imprescindibile dell’essere
a spaventare è semmai la velocità con la quale questo può avvenire
per un senso di estraneità
per un metabolismo inadeguato
bruchi e farfalle nello stomaco
[in bocca al lupo
in culo alla balena
buona merda
nie pucho nie pirà]
:D
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anna baldi
giovedì 13 maggio 2010 alle ore 23:30
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mercoledì 12 maggio 2010
12.05.2010
questo tempo mi uccide
stanno svanendo anche gli ultimi tratti nei quali mi riconosco
un sole tutto mio
tutto come sempre, facendo finta di nulla
anche se me lo chiedi
S sta facendo progetti, mi coinvolge nei suoi pensieri
mi piace immaginarmi in quello che dice e ancora non riesco a dirgli che se qualcosa cambierà non potrò seguirlo. in generale non mi piace spegnere l’entusiasmo, preferisco raggiungere gradualmente l’inevitabilità
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anna baldi
mercoledì 12 maggio 2010 alle ore 12:29
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martedì 11 maggio 2010
11.05.2010
quando in libreria mi dissero che R non lavorava più da loro ma presso uno studio di architettura, fui contenta perché ciò significava che non aveva mollato e che sicuramente prima o poi avrebbe portato a termine anche gli studi.
avevo il suo numero di telefono e ci siamo date appuntamento la sera alla P.
da qualche mese non viveva più con M. anzi stavano cercando di vendere la loro casa per porre definitivamente fine alla loro storia. R aveva scoperto che da anni M frequentava a sua insaputa delle case del piacere, che partecipava a festini strani e che aveva avuto delle relazioni fisse con altre donne.
mentre parlava ho notato come fosse ancora bellissima. Il suo viso era rimasto quello di una ragazzina, con una pelle liscia e morbida, tutti gli anni durante i quali occasionalmente l’avevo frequentata non avevano lasciato alcun segno su di lei. intanto fumava senza interruzione e beveva whiskey.
non siamo rimaste a lungo da sole, perché ci ha raggiunto un ragazzo che aveva conosciuto nel pomeriggio. mi sono accorta come fosse contenta di essere desiderabile, come le piacesse l’idea di destare interesse in un uomo di bell’aspetto. mi sono sentita improvvisamente fuori luogo e lei non mi ha trattenuta.
ho ripercorso a ritroso le strade deserte e fredde del centro, mentre dentro di me sentivo un tepore che scioglieva lentamente quella tristezza e quella solitudine che mi avevano travolta.
non ero stata via molto ma tutti dormivano già, avvolti da una oscurità fatta di ombre e da un silenzio profondo.
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anna baldi
martedì 11 maggio 2010 alle ore 23:41
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lunedì 10 maggio 2010
10.05.2010
[m wvvw]
M non si stancava mai di dire che era grazie ad R che aveva smesso di bucarsi. lo diceva a tutti anche a coloro con i quali non era veramente in confidenza. R invece di andare a scuola, suonava al mattino presto alla sua porta e si infilava nel suo letto; rimanevano insieme fino alla fine delle lezioni, quando era ora di tornare a casa per il pranzo.
M, sempre per R, aveva trovato lavoro come rappresentante di strumenti musicali, attività che gli permetteva di guadagnare abbastanza bene. era però spesso in giro, e a volte rientrava a casa da lunghi viaggi che era già molto tardi.
quando ho conosciuto R, lei era iscritta ad architettura, avanzava negli studi molto a rilento, soprattutto a causa di un ostacolo insormontabile: tutti gli esami teorici (analisi, scienza delle costruzioni, impiantistica,…) che assolutamente non riusciva a studiare, materie che si trascinava dietro da anni. per mantenersi lavorava part-time in una libreria, ed è lì che ero sicura di trovarla ogni volta che la cercavo durante le mie improvvise e brevi visite a T. e ogni volta mi aggiornava sulle novità.
mi disse che avevano deciso di vivere finalmente insieme. riuscirono a comperare una villetta a schiera della prima metà del secolo scorso, lungo la circonvallazione, una zona un po’ rumorosa ma il giardino sul retro era ben protetto e molto luminoso. per i lavori di ristrutturazione facevano tutto da soli, insieme all’aiuto di alcuni amici. per non spendere nel materiale accatastavano provvisoriamente tutti i mattoni (pieni) che smantellavano in giardino, per poi riutilizzarli nella realizzazione della nuova ripartizione degli spazi. non nascondo che ho ammirato la facilità con la quale avevano affrontato lo spostamento e le modifiche apportate ai muri interni.
per finanziare la casa R aveva iniziato a fare di sera la escort. e a M non sembrava che ciò desse fastidio, anzi era un argomento che affrontava apertamente con tono leggero. lui sapeva parlare molto apertamente, anche della sua intimità con R. il suo modo di fare mi imbarazzava e mi infastidiva, come se quei suoi racconti fossero un tentativo raffinato e quasi perverso per suscitare confidenze altrui.
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anna baldi
lunedì 10 maggio 2010 alle ore 22:14
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domenica 9 maggio 2010
09.05.2010
se la modernità piena di lacerazioni e di ferite come la definisce E. Scalfari coincide con la scoperta dell’individualità che si contrappone alle verità e ai sistemi assoluti, e il cui inizio fa coincidere con Montaigne nella metà del 1500, non posso non pensare ai volti affrescati da Giotto nella Cappella degli Scrovegni, così come non posso non pensare a Dante (per quanto sembri da recenti studi che La Divina Commedia sia la copia di un testo originale arabo) e sicuramente non posso non pensare anche alle canzoni del Petrarca.
tutto dipende dalla definizione del proprio punto di vista.
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anna baldi
domenica 9 maggio 2010 alle ore 21:25
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sabato 8 maggio 2010
08.05.2010
[ad occhi aperti perchè il mio bacio sia tuo
ad occhi chiusi perchè il tuo bacio sia mio
intensamente]
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anna baldi
sabato 8 maggio 2010 alle ore 23:18
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venerdì 7 maggio 2010
07.05.2010
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| con tutte le forze |
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P dipingeva, ma per vivere faceva la modella presso un istituto artistico. Non ho mai visto i suoi quadri, uno solo per qualche attimo prima che chiudesse la porta. non ho nessun ricordo se non una superficie piena di forme delicatamente minuziose modulate di colore della stessa tonalità tra l’azzurro e il blu.
si era comperata una casa sul Sile, che lentamente rimetteva a posto con le sue forze e le poche economie. quando sapeva che sarei passata a trovarla spendeva tutti i soldi che le rimanevano per arrivare alla fine del mese per fare la spesa e prepararmi la cena. non aveva capito che non era questo che cercavo, che questo suo modo di fare a volte mi soffocava, avevo bisogno di molto meno. e così se avvertivo una gioia troppo grande nella sua voce mi sentivo in trappola e non riuscivo a percorre la strada fino a lei. la prima volta che ho bevuto il rosolio è stato a casa sua, fatto da lei. lo ordinerò sempre ogni volta che andrò in un locale un po’ appartato in campo santa margherita.
avrò sue notizie da mia madre che la incontrerà a casa di E C, a una delle feste annuali nel giardino della sua villa, alla quale non mancano mai artisti, musicisti e intellettuali.
andrò a trovarla qualche estate dopo insieme a P e a S. sotto il portico d’ingresso c’era un’altalena, aveva avuto un bimbo che dormiva nel suo lettone ogni notte, perché le piaceva accontentare questo suo capriccio, il padre passava da loro ogni tanto.
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anna baldi
venerdì 7 maggio 2010 alle ore 15:58
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mercoledì 5 maggio 2010
05.05.2010
non riesco a venirne fuori
vorrei avere altri pensieri
non riesco a ritrovarmi
apro gli occhi e spero sempre che qualcosa sia finalmente cambiato [e li chiudo spesso, senza riuscire veramente a riaprirli] (non per quello che vedo ma per quello che sento)
che non ci siano più degli spazi indefiniti
che il senso di vuoto si adatti al senso di pieno
che in me ci sia di nuovo un tono e una tensione
due
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anna baldi
mercoledì 5 maggio 2010 alle ore 23:45
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lunedì 3 maggio 2010
03.05.2010
oggi mi hai mostrato che ti scivolo addosso e mi hai ferita
una bugia sempre più grande
non riesco a riderci sopra
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anna baldi
lunedì 3 maggio 2010 alle ore 22:05
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domenica 2 maggio 2010
02.05.2010
il tono arrabbiato, quasi minaccioso. sai che ciò che dici per me non conta
e sempre per me, la sostenibilità non può prescindere dalla durabilità, la forma nella materia adeguata
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anna baldi
domenica 2 maggio 2010 alle ore 23:45
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sabato 1 maggio 2010
01.05.2010
non sono capace di raggiungere la profondità dell'anima, della tua e della mia, se non percorrendo molte strade insieme
una persona complicata che complica
soprattutto nella seduzione e nel trasporto
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anna baldi
sabato 1 maggio 2010 alle ore 21:24
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« Mese di gennaio
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