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Made in Italy Qatar
ANNA BALDI ARCHITECT
il blog di anna baldi


giovedì 31 dicembre 2009

31.12.2009

;D

questi ultimi giorni li ho voluti dedicare ad un inizio, che è stata la parola chiave dell’anno che sto terminando, per legarlo all’anno che è alle porte, affinchè il nuovo si alimenti di ciò che non può diventare superato

questa fine si è legata anche ad altri due inizi, perché i nostri cuori hanno avuto la forza di aprirsi tra risate e lacrime a due momenti lontani e intimi, che hanno lasciato un segno importante in ognuno di noi, trovando la propria parola solo ora, una tua e una mia, per un equilibrio sano e giusto, che lega un destino comune a due luoghi diversi, mergellina e jonasstr.

parlami ancora, dimmi quelle parole che tu sai che io voglio sentire,

ma non questa notte
nella quale sarò io a dire a te di paesi lontani e di profumi e vento



postato da anna baldi giovedì 31 dicembre 2009 alle ore 21:29    | commenti: 1 | scrivi un commento |





mercoledì 30 dicembre 2009

30.12.2009

adesso però è come se negli ultimi due giorni ne fossero trascorsi almeno dieci

prima di andare a letto ieri notte mi è venuto in mente il sogno della notte prima
le mani sporche di sangue, e in quell’istante mi sono tagliata
un dolore insieme freddo e infuocato
un taglio lento eppure troppo veloce perché potessi fermare la lama nell’altra mano

la prima sensazione che ho avuto quando è nata S, prendendola in grembo per guardarla in viso, è stata quella che per la prima volta avevo creato qualcosa senza avere fatto alcuna fatica, poiché tutto si era svolto da sé, mio malgrado, tramite me (e te, ma solo per un dettaglio iniziale, in un attimo di benessere e totale abbandono l’uno nell’altra, attimo che è bastato però a dare la vita). per la prima volta non avevo avuto bisogno di concepire ed elaborare un idea, di metterla a fuoco, di raffinarla, di verificarla in tutte le sue angolazioni, di attraversare la città per raggiungere modulor dove avrei comperato il materiale (unico per tutto ciò che concerne il modellismo, con una varietà di scelta inimmaginabile per chi non ci è mai stato! è una delle cose che più mi manca, da quando ho lasciato B) e di spendere giorni e notti di lavoro impegnativo e stancante, preciso al millimetro, soffiando via i granelli di polvere e posizionando la luce con cura come fa il chirurgo durante un’operazione delicata.
durante tutto il tempo di gestazione invece ho potuto pensare solo a riposare, e a nutrirmi in modo sano, e il risultato è stato qualcosa di perfetto, che un uomo nella sua arte non potrà mai creare (e cioè, qualcosa che può rigenerare la propria immagine come altrettanto autonoma; ciò lo si può simulare con le tecniche informatiche, ma si tratta solo di una simulazione, di una programmazione accurata che si conclude nella programmazione stessa, un algoritmo per quanto raffinato facilmente prevedibile e sterile): un essere con un cuoricino tutto suo capace di battere da solo, con il sangue che già le colorava le gote e le labbra, rendendola bellissima quando dopo pochi minuti che respirava da sola, con i suoi polmoni, si era già attaccata al seno per nutrirsi, avida di vita, come se già sapesse che su questo mondo bisogna vivere.
e il pensiero più estraniante è stato quando ho realizzato che per fare crescere in me e portare alla luce questa creatura meravigliosa, oltre a non avere speso alcuna fatica, non avevo speso neanche un marco; lo so, è un pensiero stupido, che mi ha attraversato la mente come un lampo (forse se avessi fatto la fecondazione assistita non avrei avuto questo pensiero!) , e mi è piaciuto molto perché l’ho vissuta ancora di più come un vero dono sul quale però non avere nessun diritto, bensì la fortuna di poterle stare quantomeno vicina come un'ombra, e ascoltare con stupore la sua voce, vedere le sue gesta, scrutare le sue emozioni e cogliere magari anche i suoi pensieri

che si possa amare senza essere stati amati?
credo di si, anche se si è stati concepiti da un atto non amoroso, o se abbandonati alla nascita
anzi, proprio le persone che soffrono per mancanza d'amore sono desiderosi e capaci di ciò, per una sete dell'anima, che intravede la grandezza di questo sentimento nella natura che li comprende, due gatti che si fanno le fusa, un cagnolino che fa le feste al suo padrone, una mucca e un vitellino, un'alba e un tramonto, un spiraglio di vento sul viso, un temporale violento al quale segue un cielo terso e limpido, la vista del mare aperto da una scogliera a picco, le montagne che proteggono e fanno volare alto il pensiero ...



postato da anna baldi mercoledì 30 dicembre 2009 alle ore 23:24    | commenti: 1 | scrivi un commento |





martedì 29 dicembre 2009

29.12.2009

(ciò che non si dà si è perso per se stessi)
ciò che trattieni e che mi neghi è ciò che hai perso per te stesso, :D :D
ciò che io non ti dò di me lo perdo di te

è vero, anche a me capita che quest'ora sia ancora quella di ieri, soprattutto quando posso dire di essere stata brava, e oggi sono stata molto brava :D (un sorriso grande che non posso trattenere)

e per tornare al pensiero di prima: io non sono disattesa,
disatteso è colui che si aspetta qualcosa, forse si può essere disattesi solo da se stessi,
e anche lei, nella sua generosità ,sicuramente non si aspetta nulla

chi scrive non si pone il problema di chi sappia leggere

questa sera sono spinosa



postato da anna baldi martedì 29 dicembre 2009 alle ore 20:35    | commenti: 0 | scrivi un commento |





lunedì 28 dicembre 2009

28.12.2009

voglio vedere i tuoi occhi
il tuo sorriso
le tue mani

mi parlano di te, della tua anima
e di ciò che non sei.
mi aiutano a restiutirti una forma conclusa,
come dovrebbe essere quella reale che si voglia possedere,
dopo averla indagata, lacerandola e facendola sanguinare



postato da anna baldi lunedì 28 dicembre 2009 alle ore 21:29    | commenti: 0 | scrivi un commento |





domenica 27 dicembre 2009

27.12.2009

A

la quiete assoluta, finalmente libera dalla fatica della parola

è una delle poche foto alle quali tengo particolarmente. mi piacciono il mio viso tondo, il mio sorriso, e i miei occhi neri che amo scrutare come se potessero svelarmi qualcosa di più di quella gioia che non poteva essere che sincera. avevo sei mesi ed eravamo nel trentino per una vacanza. i miei genitori raccontano che per diversi giorni, quando arrivava la sera, iniziavo a piangere per tutta la notte senza che potessero capire cosa avessi, mio padre preoccupato, mia madre tranquilla, solo un capriccio. Mi hanno portato all’ospedale quando una notte mio padre si è accorto che dal mio orecchio usciva del pus.
non ricordo naturalmente nulla di quei giorni, ma questa foto è così cara per me perché ho sempre pensato, con un senso di tenerezza e un pizzico di nostalgia, che fosse precisamente durante quei giorni che, per l’esperienza del dolore, avessi compreso che io ero anna e che da quel momento avessi quindi iniziato a crescere con le mie forze.
(e me ne accorgo solo ora!) quella manina un pò goffa e quel ditino puntato, insieme alla felicità raggiante del mio viso, sembra vogliano proprio dire: "guarda, questa sono io", una scoperta meravigliosa, (da) grande



postato da anna baldi domenica 27 dicembre 2009 alle ore 23:41    | commenti: 5 | scrivi un commento |





sabato 26 dicembre 2009

26.12.2009

ho smesso di aspettare, e il cielo è tornato sereno
oggi una cortina di montagne nere proteggeva cime bianche arretrate, illuminate e splendenti nel sole, e sono corsa loro incontro per trovare un rifugio, attraverso il mio viso in trasparenza

è passata la grande agitazione del natale, uno scalino alla volta ha allentato la presa, tutti stanchi, io assorta
ero impaziente di rivedere A, una carica di energia, capace di coinvolgere tutti, grandi e piccini, in giochi di competitività che solo lei abilmente sa mettere in piedi e manovrare; riesce a tirare delle fila invisibili mettendo in moto dinamiche che possono diventare esplosive; è incredibile assistere a cosa è capace, inesauribile di risorse imprevedibili; le urla e la rabbia dei bimbi mi fanno a volte temere il peggio, e l’unico modo per recuperare la situazione è quella di fare piovere su di loro minacce di punizione se non la smettono di ascoltarla, un compiacimento sottile che fa brillare ulteriormente gli occhi di A, attaccata saldamente alla vita e profondamente curiosa di misurare il suo potere su di essa. amore e odio. altre volte invece, in vista di nubi oscure che si addensano preannunciando un imminente uragano, devo farmi seria per rivolgermi a lei, e dirle con tono deciso e secco di come abbia superato i limiti, di smetterla; affrontarla in modo diretto è alquanto pericoloso perché messa allo scoperto, pur di non cedere il passo, potrebbe diventare molto aggressiva, ma spesso capisce che non sto più scherzando e per un buonsenso generale si calma.
mi piace trovarmi travolta dal trambusto che lei crea, dalle fughe e dalle urla dei piccoli e dalle dispute più stupide che lei alimenta, dal suo gioco gioioso con il quale sdrammatizza il grigiore quotidiano. è un fulmine a ciel sereno, un leone che difficilmente lascia il passo, un animo buono e saggio fatto di un’infinità di sfumature emesse da sottili corde tese, calibrate sull’emozione di piccole gioie e di grandi dolori, capaci di fare risuonare suoni densi e pieni di bellezza.
quest’anno ha festeggiato con noi anche AM, per la prima volta. durante il cenone siamo riusciti a raggiungere le 8 portate di pesce, oltre a verdure e formaggi per i vegetariani. penso che l’avvenimento più divertente della serata sia stata senza dubbio la processione; il più piccolo di tutti, con in mano il Gesù bambino che sta per nascere, guida in ogni stanza la fila indiana che lo segue, ognuno con una candela in mano, mentre tutti cantano in coro tu scendi dalle stelle; il percorso termina con l’arrivo al presepe e con una preghiera (non rinuncio a questa tradizione che si tramanda da generazioni neanche quando siamo in germania dove i parenti tedeschi sono abituati a celebrare in modo più pacato, una differenza tra nord e sud in questo caso ancora più accentuata). La processione è sempre stato un momento di grande commozione, da bimba rivolta alla festività in sé, ora invece nasce da un senso di tenerezza nel guardare i miei bimbi felici ed eccitati nella loro vulnerabilità e fragilità, ignari che i momenti di ora saranno dei ricordi cari e lontani quando con il tempo inizieranno a rendersi conto della fatica di cui dovranno farsi carico per crescere.
e vedo la stessa commozione e gioia anche negli altri adulti, soprattutto nei miei genitori che sicuramente ne risentono con maggiore nostalgia del tempo che passa
quest’anno però per la prima volta la processione si è fatta senza candele perché P (mia mamma; da quando è nata S ha iniziato ad essere preoccupata del fatto di essere nonna, sempre molto vanitosa e ancora molto giovane; prima che la nipote iniziasse a parlare ha deciso di farsi chiamare da noi per nome, perché anche la piccola imparasse da subito a rivolgersi a lei senza pronunciare “nonna”, parola che ha bandito categoricamente dal nostro lessico familiare; P è un nome che non mi è mai piaciuto, ma assimilandolo al significato di mamma, in breve il suo suono estraneo e duro è diventato piacevole e morbido, e quando lo pronuncio mi appaiono il suo viso, i suoi ricci, le sue rughe espressive, e stranamente la sento più mamma di quando non la chiamassi così; ciò però è dovuto più al fatto che non è più la ragazza giovane, esuberante ed impaziente di quando ero piccola), mentre le accendeva per distribuirle, con i suoi modi impulsivi e sbadati, ha improvvisamente dato fuoco ai suoi capelli voluminosi. è stato un attimo e si è trasformata per qualche frazione di secondo in Ade (dio degli inferi che nel cartone animato di Ercole ha una fiamma perenne sul capo), mentre Si prontamente le ha tamponato il fuoco con il braccio per spegnerlo, uno spavento del quale possiamo fortunatamente ridere.
per il resto la processione è stata come ogni anno un momento di euforia, di gioia che trabocca, e anche AM nella penombra era divertito e ammaliato dallo spettacolo, una fila indisciplinata dietro a una guida (M, 2 anni!) ancora più indisciplinata e rallegrata dal meraviglioso nuovo gioco, guida che a sua volta da dietro si lasciava dirigere con grande abbandono e curiosità. la gioia immensa di sentirsi un anello saldo di una catena scossa e strattonata che unisce e confonde il tempo, anche quello futuro.



postato da anna baldi sabato 26 dicembre 2009 alle ore 22:23    | commenti: 0 | scrivi un commento |





venerdì 25 dicembre 2009

25.12.2009


Ho poggiato la mia mano sulla tua spalla e sottovoce “papà stai dormendo” “no, sto pregando” “hai russato!” “davvero?! :D :D” con un sorriso limpido e caro e con uno sguardo divertito e buono sul volto
e poi di nuovo ad occhi chiusi, con le mani che si sorreggono a vicenda e le labbra che si muovono in un bisbiglio impercettibile, il fiume di parole indistinte della tua preghiera instancabile che ti accompagna in ogni attimo in cui sei solo con te stesso, durante la tua giornata e nelle cosa che fai



postato da anna baldi venerdì 25 dicembre 2009 alle ore 16:20    | commenti: 4 | scrivi un commento |





giovedì 24 dicembre 2009

24.12.2009

la tua voce

il dono a me più caro di oggi è stato un tuo bacio, insistente e dolce perché temevi che non mi sarebbe bastato, e che invece mi ha riempito l’anima e regalato un sorriso ad occhi chiusi, con lo sguardo rivolto a ciò che porto dentro di me

è strano come l'intimità altrui possa creare un senso di imbarazzo in chi, coinvolto oggettivamente da questa intimità, voglia esporla pur nell’evidenza di essere di qualcun altro e di non averne merito, come se per il fatto che sia detta con la propria voce se ne condivida una responsabilità determinante la quale, proprio per l’azione del dire, non possa più essere tenuta nascosta, ed è anche strano come per un istinto di conservazione il timore di qualcosa porti a credere che questo qualcosa sia in agguato e stia già per colpire in modo imminente

il dono più bello in assoluto è che tu esista, che io sappia che tu esista
e che ci siamo trovati


il mio pensiero

postato da anna baldi giovedì 24 dicembre 2009 alle ore 23:56    | commenti: 0 | scrivi un commento |





mercoledì 23 dicembre 2009

23.12.2009

oggi ho pensato a lungo il mio augurio per te, e ho deciso di farlo con parole non mie, con quelle a lungo cercate e che finalmente ho trovato, qui a Tv; che siano loro il mio augurio sincero per te come per me:

Se vuoi essere te stesso fra gli uomini,
cercati il compagno dentro di te
[il quale canti quando sei triste e abbia occhi per vedere, oltre le nuvole, la luce del sole]
(ama te stesso come il tuo prossimo)

(parole trascritte nella fraganza di AdP)

[di ogni cosa è l’inizio che rapisce principalmente la mia attenzione, è lei la parte per me più importante, perché racchiude in sé la compiutezza di ciò che ha a seguire; è l’inizio che dà la chiave di lettura e la misura del tutto, anche della sua fine (che siano esse per esempio la fatica, l’evidenza, il timore, la passione, la fragilità, l’onesta, la ricerca,… e altro ancora, come pure l'amore ); e di nuovo con parole non mie "da dove devo iniziare?" “inizia dall’inizio e continua fino a quando non sarai giunta alla fine” o qualcosa del genere :D; ebbene, che questo inizio abbia la forza adeguata, e anche di più, sorretti dal compagno che è dentro di noi]


[ ... ] = cancellato



postato da anna baldi mercoledì 23 dicembre 2009 alle ore 22:44    | commenti: 4 | scrivi un commento |





martedì 22 dicembre 2009

22.12.2009

l’unica consolazione di oggi è stato il pensiero delle giornate che iniziano ad allungarsi
queste feste che si avvicinano mi rendono irrequieta, i preparativi, la confusione, le valigie e il disordine per le forze che mi mancano già prima ancora che mi servano

il mio unico desiderio ora è la quiete, una casa vuota e perdere la condizione del tempo se non per il buio che si alterna alla luce del giorno e poi di nuovo al buio
a volte mi capita di avere bisogno di solitudine per rimettere un po’ di ordine, per riprendere in mano ciò che ho inavvertitamente trascurato, e in questi giorni non sento squillare il telefono così come non sento più il rumore della strada

la prima volta in occasione del nostro quarto capodanno. M voleva venirmi a trovare e ho cercato di spiegarle che non era il momento migliore, che avevo bisogno di stare da sola. sapevo che avrebbe potuto non capire e che comunque sarebbe stata una ferita, ma in questi casi non sono capace di scendere a compromessi.
ti ho pregato di andare alla festa, di non preoccuparti per me. quando la sera sono rimasta sola l’idea di non dovere affrontare il nostro gruppo di amici mi ha dato un profondo sollievo; mi sono messa comoda e un’infinità di pensieri mi hanno ridato la quiete, io di nuovo padrona anche se per poco della mia vita, in solitudine
esattamente dopo 9 mesi + 1 settimana è nata S, una vera sorpresa! :D, una sorpresa meravigliosa

l’ultima volta a marzo, li ho mandati tutti alla settimana bianca e io finalmente di nuovo sola con me stessa, nel tentativo di riprendere il passo e di ritrovarmi immersa in quella parte di mondo che solo a me appartiene. devo dire però che in queste circostanze dopo poco tempo, forse già qualche ora, inizio ad avvertire la loro mancanza tanto da sentire in sottofondo le loro voci che affiorano dalla memoria; con i giorni che passano provo anche un leggero senso di vergogna, che diventa sempre più insostenibile, per avere creduto di trovare sollievo e felicità senza di loro, nelle mie insulse occupazioni, mentre loro espansivi e generosi vedono e cercano me, come unica essenza che possa colmare la loro esistenza; e così la mia felicità di quei giorni è in realtà imperfetta per il vuoto pesante che provo in un angolo remoto del mio io (nello stomaco, in basso a sinistra), il quale si colma riportandomi la vera gioia solamente non appena ritrovo il loro sguardo e il loro sorriso che mi perdonano sempre tutto
ottimo sciatore (ex maestro di sci): una spalla rotta, che si è trascinata per più di un mese (con la conseguenza che tutto, più del solito) è gravato su di me, mi ha fatto non tanto lontanamente pensare a una piccola inconscia vendetta

Mi chiedo se e cosa potrebbe succedere a giorni!
:D

questa volta mi è dato pensare a un numero infinito, una ripetizione continua, di tutto ciò che mi lega a te
di una parola di un pensiero di un bacio di un augurio, notte dopo giorno, giorno dopo notte, attimo dopo attimo
una ritualità inesauribile che affina i modi e assottiglia le distanze



postato da anna baldi martedì 22 dicembre 2009 alle ore 23:43    | commenti: 0 | scrivi un commento |





lunedì 21 dicembre 2009

21.12.2009

D

Milano è illuminata a giorno dal riflesso delle nuvole cariche di neve e del manto che si è posato

ho pensato che ce l’avresti fatta, senza aiuto, e invece non ho saputo prendermi cura di te
non ho saputo proteggerti

C ha paura delle carezze e si sottrae per il timore di essere abbandonato


N

postato da anna baldi lunedì 21 dicembre 2009 alle ore 22:17    | commenti: 0 | scrivi un commento |





domenica 20 dicembre 2009

20.12.2009

a volte mi capita di percepire in anticipo la fine di qualcosa ed è con una distanza velata di dolore angoscia e amarezza che mi lascio travolgere dagli eventi che in nessun modo posso cambiare e tramite i quali la fine assume dei contorni sempre più precisi ed inequivocabili
una valanga che mi trascina sommersa a valle, in solitudine
solo il tempo è in grado di lenire la fitta che provo al petto, un pugno stretto dal quale si irradia un torpore profondo, nonostante la rabbia
il tempo, perché quella fine nella memoria diventi un immagine fissa che non possa più turbare

altra è la memoria di ciò che non si è esaurito



postato da anna baldi domenica 20 dicembre 2009 alle ore 23:07    | commenti: 3 | scrivi un commento |





sabato 19 dicembre 2009

19.12.2009

quando i modi e i toni scontrosi diventano maleducati allora è difficile non riconoscere la negazione a un confronto, un intenzione irrazionale a volere ferire e una cocciuta cattiveria d’animo
S si preoccupa



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venerdì 18 dicembre 2009

18.12.2008

una riflessione sul mio essere mi risulta impossibile recidendo il legame con te, anche nei momenti di più profondo egoismo. è a te che riserbo il meglio di me, quella parte nascosta e sincera che voglio donarti, e se non è a te che mi rivolgo le mie parole si vuotano, muoiono.
è vero sono noiosa, tanto che proprio non se ne può più, e questo perché non sono imprevedibile, incapace di azioni eclatanti e chiassose; prediligo di gran lunga la modalità all’esito, la mia attenzione è nel dettaglio, nella sfumatura e nel percorso perché raccontano di più, e al limite meglio, di quanto non faccia il risultato al quale essi portano.

per nutrire il corpo ci vuole molto poco, non per appagarlo. voglio bere il vino della tua terra, nutrirmi del tuo cibo, coricarmi accanto a te e respirare la tua stessa aria
è solo perché tu esisti se sto lentamente imparando ciò per cui dovrebbe bastare una vita, ma non di meno, e cioè ad amare.



postato da anna baldi venerdì 18 dicembre 2009 alle ore 23:54    | commenti: 0 | scrivi un commento |





giovedì 17 dicembre 2009

17.12.2009

è scesa la nebbia

è tutta l’estate che penso a dicembre; le ansie e i timori legati a questo mese oggi sono lentamente svaniti. sto iniziando a respirare un’aria nuova, e stranamente sono tranquilla.

ho avuto timore che la mia immagine rimanesse riflessa, e forse la si può far risaltare invertendola in negativo, come per una sorta di sortilegio, ma ho sorvolato come se nulla fosse

Ho sempre amato lasciarmi guidare dal tuo desiderio e fare ciò che tu vuoi che io faccia, le cose più folli come anche le più banali, con cura, seriamente e con totale coinvolgimento, mentre un sorriso felice mi illumina il viso. oggi ho ritrovato la serenità anche per questo



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mercoledì 16 dicembre 2009

16.12.2009

trattienimi

mi ha presa per il braccio e mi ha dato la sua foto. aveva sentito che presto avrei lasciato bagnoli.
aveva degli occhi bellissimi, dello stesso colore del cielo di questa foto, ed era un tipo molto dolce e riservato.
quel suo gesto mi ha sorpresa e colpita, anche per l'audacia, e soprattutto mi ha fatto molta tenerezza, tanto che ho conservato la sua immagine con molta cura tra le poche cose che hanno resistito al tempo.
sul retro della foto è segnato a matita un numero di telefono, non il nome però, che credo fosse giovanni, anzi ne sono sicura.
già allora pensavo solo e sempre a te, e lui ituitivamente aveva fatto l’unica cosa possibile per riportarmi a sentire le voci del mondo, prendermi per il braccio e trattenermi



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martedì 15 dicembre 2009

15.12.2009

un pensiero interrotto di qualche mese fa
in ogni mio movimento sono alla ricerca continua del sole e del suo calore. è come un’ossessione.
e poi il c’è il rifugio, in uno spazio finito, chiuso nel quale lo sguardo è quello interiore, anche lui rivolto sempre alla luce (da piccola era una tenda indiana, la capanna di sedie e coperte, e anche un iglò)



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lunedì 14 dicembre 2009

14.12.2009

quando Tobias L. è venuto a trovarmi a b stavo realizzando un prototipo di scarpe per una mostra di calzature alla quale ero stata invitata a partecipare insieme ad altri designers berlinesi (l'unica italiana; avevo pensato che avrei centrato il tema progettando le scarpe di Hermes). mi ha aiutato a trovare del legno di ebano, da un liutaio scoperto per caso in uno scantinato in una zona periferica di Kreuzberg, al confine con Neuköln, un pezzetto di un vecchio violino sicuramente centenario.
T è un grande conoscitore di carta, da quando è piccolo maniacalmente, appena ne trova di un tipo che non conosce, se la mette in bocca e la mastica per scoprirne il sapore e capirne l’essenza. per i suoi lavori si rifornisce dal giappone e i suoi gusti sono molto raffinati, da grande intenditore.
a cena siamo andati a Dahlem a casa di suo fratello, una villa enorme immersa in un verde di piante secolari attraverso le quali difficilmente il sole riusciva a farsi strada, e l’aria era densa di umidità e profumava di bosco.
prima di arrivare abbiamo fatto la spesa perché aveva promesso ai nipoti che quella sera avrebbe preparato lui la cena. suo fratello aveva lasciato la famiglia ormai da un po' per andare a convivere con la sua segretaria in un appartamento in pieno centro, e la madre dei bimbi sembrava che non cucinasse mai e li nutrisse solo a base di müsli, pane integrale, formaggio, carote e mele.
ha preparato una pastasciutta al sugo e una grande insalata mista.
mentre puliva le diverse verdure gli ho fatto notare che stava scartando un sacco di roba, e lui mi ha risposto con un sorriso dolce e uno sguardo furbo e limpido che le cose migliori sono quelle che si affrontano con spirito generoso senza timore degli scarti
come una sorta di rinuncia, di sacrificio, per un valore aggiunto.



postato da anna baldi lunedì 14 dicembre 2009 alle ore 21:28    | commenti: 2 | scrivi un commento |





domenica 13 dicembre 2009

13.12.2009

una condizione per potere lavorare presso la D&D Messebau era quella che avrei dovuto dimostrare in breve una sufficiente padronanza della lingua, tanto da potere svolgere nel migliore dei modi il mio lavoro.
decisi quindi di iscrivermi ad un corso serale, non lontano da casa. il gruppo era abbastanza numeroso, poiché a seguito dell’unificazione erano molti i giovani a cui era stato permesso di ritornare in germania, senza che per questo fossero in grado di parlare la lingua, indispensabile per integrarsi.
già dalla seconda lezione mi sono accorta che un ragazzo di origine polacca continuava a guardarmi e mi seguiva con gli occhi in ogni cosa facessi. prima delle lezioni avevo l’impressione che parlasse di me con i suoi compagni, e il suo sguardo era sempre in agguato, pronto a incrociare il mio, e ogni volta si avvicinava un po’ di più, nella maniera del possibile, a seconda dei posti rimasti liberi.
ad ogni lezione mi sentivo sempre di più accerchiata, come in gabbia; per evitare che si sedesse accanto a me ho iniziato ad arrivare con qualche minuto di ritardo, e potevo così sedermi dove lui non sarebbe stato in grado di poggiare il suo sguardo su di me. allora il suo viso si rattristava coperto da un velo di dolore, e in modo nervoso cercava di localizzarmi
era un bel ragazzo, e il suo viso dolce mi aveva fatto intuire che potesse avere un’animo buono; non era un tipo sbruffone e sfrontato, troppo sicuro di sé, al contrario, aveva dei modi delicati e discreti, però cercavo di evitarlo, di non dargli l’occasione di parlarmi. Mi irritava il fatto che non avesse capito che ciò che poteva piacergli e desiderare di me era qualcosa che non avrebbe mai potuto avere. la mia luce e la mia bellezza erano il riflesso della tua luce su di me, di quella gioia di vivere che ogni giorno sentivo crescere in me, in modo esponenziale, anche nei giorni d’inverno, sorretta dal tuo calore e dal nostro amore, era quel senso di completezza che mi faceva sentire il tuo essere scorrere nelle mie vene, una linfa blu senza la quale non avrei potuto essere.
un giorno, per l’ennesima volta in ritardo, ho trovato un posto libero un paio di file dietro alla sua, lateralmente, e ho notato che aveva con sé una rosa rossa
mi sono sentita sprofondare, e ho pensato che avrebbe potuto essere per me; lui si è voltato e mi ha seguita con lo sguardo mentre prendevo posto
se così fosse stato, ho temuto che quel suo sentimento avesse potuto essere una cosa seria, che lo avrebbe portato a togliermi l’aria ancora di più di come stava già facendo, circuendomi in un retaggio sempre più fitto, insistente ed opprimente, ho temuto che il mio rifiuto di lui lo avrebbe potuto ferire, ma soprattutto ho temuto che la mia felicità venisse disturbata da un’intromissione indesiderata, che quel senso di leggerezza che non mi faceva sentire il contatto con il terreno venisse improvvisamente a mancare, che il mio equilibrio ebbro di te potesse venire destabilizzato e travolto.
alla fine della lezione ho lasciato in grande fretta l’aula evitando che potesse succedere qualsiasi cosa, e il mio unico pensiero insistente eri tu, di essere finalmente tra le tue braccia e di stringerti forte, di porre fine alla mia separazione da te, che per quanto breve era sempre insopportabile, a causa di uno stato di agonia che sentivo in agguato, come se la mia scorta di ossigeno potesse terminare.
quella è stata l’ultima volta che mi sono presentata a lezione.



postato da anna baldi domenica 13 dicembre 2009 alle ore 15:23    | commenti: 18 | scrivi un commento |





sabato 12 dicembre 2009

12.12.2009

l'inizio

oggi ho fatto un gioco
ho chiuso gli occhi e quando li ho riaperti ho visto il mare, che avrei voluto in tempesta
e invece era pacato e sereno


la fine, o quasi

postato da anna baldi sabato 12 dicembre 2009 alle ore 20:37    | commenti: 0 | scrivi un commento |





venerdì 11 dicembre 2009

11.12.2009

non avere rancore per il mio essere, come io non avrò rancore per ciò che non mi puoi dare
voglio curare delicatamente quel limite come fosse una ferita perché il suo dolore si trasformi in qualcosa di più grande e profondo


danza è quell’universo che con più evidenza si avvicina al coinvolgimento che il corpo e l’anima hanno nell’amore

quello stesso coinvolgimento che nel desiderio, nel sentimento e nella passione, si scatena alimentato già da un solo pensiero o da un lieve contatto, da un leggero profumo o anche solo da una nota, da un gesto delicato o da un sapore impercettibile, amplificati
il corpo e l’anima travolti e inebriati, che si ingarbugliano inesorabilmente l’uno nell’altra



postato da anna baldi venerdì 11 dicembre 2009 alle ore 23:38    | commenti: 0 | scrivi un commento |





giovedì 10 dicembre 2009

10.12.2009

rimarrei ancora per ore sveglia
mi piace la notte
se non fosse per il risveglio

http://www.youtube.com/watch?v=Juu9tGN45k8

chissà come mi vedono, per i miei umori strani, per le mie sregolatezze, per il mio animo irrequieto
chissà se stendono un velo nero su di me…
continuo a sentire il mio nome, mi cercano, e io sempre distratta

i miei pensieri gonfi come le nuvole di neve



postato da anna baldi giovedì 10 dicembre 2009 alle ore 20:16    | commenti: 0 | scrivi un commento |





mercoledì 9 dicembre 2009

09.12.2009

Pomona e Vertumnio di FM

poiché nulla è dovuto al caso

oggi voglio darti un volto
che non è quello dell’inganno
ma dell’amarezza, che lentamente si insinua, dolorosa



postato da anna baldi mercoledì 9 dicembre 2009 alle ore 09:36    | commenti: 0 | scrivi un commento |





martedì 8 dicembre 2009

08.12.2009

quattordici

il destino non conosce anticipi e ritardi, e il suo dominio è uno spazio uniforme dove i luoghi si equivalgono, almeno fino ad un attimo prima dell’evento, tanto che quando c’è di mezzo lui non ci sarebbe neanche bisogno di spostarsi, tutto è indifferente

sole

ma se conosci bene una persona e ciò che ruota attorno a lei, se sai ascoltare attento le sue parole, se sai cogliere e disbrigare quei fili sottili che vi legano, allora puoi anticipare con sicurezza dove e quando potrai trovarla

pensavo che avrei incontrato valentina, e invece oggi deve essere stato il suo giorno libero
ho incontrato però tre persone che non vedevo da molto tempo, ognuna in un luogo diverso che non uso assolutamente frequentare: la prima non la vedevo da 3 mesi, la seconda da 4 anni, la terza da 12 anni, e sono sempre stati loro a vedere e a fermare me, tutti incontri piacevoli e cordiali



postato da anna baldi martedì 8 dicembre 2009 alle ore 19:18    | commenti: 0 | scrivi un commento |





lunedì 7 dicembre 2009

07.12.2009

S come me frequentava la scuola italiana iscritta ad un anno più avanti del mio, era portoghese e per lavoro del padre aveva vissuto anche in italia. aveva due tre anni più di me, e molto probabilmente era ripetente, vuoi per gli spostamenti del padre vuoi per il suo carattere ribelle e svogliato.
abbiamo legato subito. capelli mossi biondi, occhi chiari, il viso e il naso sottili e lunghi, un tipo asciutto e dinamico, sempre in jeans consumati levi’s (oggi abbino la sua immagine a quella grintosa di G. Nannini). nonostante l’età giovane il suo profumo di nicotina era inconfondibile, impregnava i suoi capelli i suoi vestiti le sue dita e il suo respiro, fumava senza interruzione, ogni occasione era buona (fuori dalla scuola, naturalmente, al freddo), e nessuno la riprendeva. aveva un modo di fare molto diretto e già adulto, disilluso.
i suoi racconti erano privi di emozione e disarmanti; avevo pensato che fosse per il suo carattere che non conosceva la dolcezza, o per una sua leggerezza d'animo. non mi ero accorta di quella pietra che portava nello stomaco, tanto pesante da diventare a volte un vuoto, o una ferita aperta; la sua famiglia era numerosa, ma solo perché il padre e la madre avevano ognuno due figli da una relazione precedente; non le chiedevo nulla, lasciavo che fosse lei a raccontare, anche perché la sua storia era abbastanza complicata e lunga per essere capita durante i brevi intervalli. a volte arrivava a scuola sconvolta in pianti e poi tornava trasparente come il cielo, serena come l’acqua di un lago, sorridente di un sorriso caldissimo come mi immaginavo potesse essere una spiaggia del Portogallo. ci voleva molta pazienza a stare con lei per questo suo cambio improvviso di umori. e non riuscivo a cogliere tutto quello che mi diceva. introduceva argomenti che poi faceva cadere, chiudendosi nel silenzio di una sigaretta. con il tempo si apriva sempre di più lasciando che quei racconti diventassero più fluidi e naturali, anche se stranamente avevano un che di astratto per non contenere mai dei particolari, dei dettagli, mai dei colori, dei profumi, dei suoni. un giorno sono stata invitata a casa sua. per merenda abbiamo mangiato fette spesse di pane bianco tagliate da un filone tenero dal sapore leggermente dolce, spalmate con del burro morbido, un gusto semplice e amabile che ho scoperto per la prima volta proprio quel pomeriggio. la morbidezza di quel burro mi aveva colpito e mi spiegò che loro lo tenevano sempre sul tavolo. penso sempre a lei quando tengo la burriera fuori dal frigo affinché il burro rimanga morbido per il pane, e penso sempre a lei pure quando mangio pane e burro. quel pomeriggio c’era anche il suo fratellastro, più grande di qualche anno, forse di 16-17 anni, un ragazzo alto sportivo carnagione e occhi scuri, capelli neri morbidi, bocca carnosa e denti bianchi, sicuramente un tipo peloso dato la folta e ispida peluria (anche se rasata) del viso e del collo. un ragazzo molto affascinante. lui non parlava italiano e frequentava la scuola anglo-americana. aveva dei modi molto gentili verso la sorella(stra). la camera di S come la cucina, era stretta e lunga, vi era un letto a castello, tutti i mobili in legno chiaro d’abete, finestre ampie e luminose, e una grande confusione di libri e cartelle sparsi sullo scrittoio e sul comodino.
sono passati solo alcuni giorni dopo quella mia visita, quando una mattina è scoppiata a piangere più che mai, prima ancora dell’inizio delle lezioni, ancora con la giacca in mano; era particolarmente agitata e mi ha confidato che aspettava un bimbo, che aveva una relazione con il fratellastro, che lui l’aveva sedotta più di una volta e che di nascosto la marcava stretta, che non sapeva come fare; mi ha mostrato il suo pancino magro già arrotondato di qualche mese, e la disperazione. dopo le vacanze di pasqua non è più tornata a scuola e non ho più avuto sue notizie.
e poi c’era anche P la figlia di O; abitavano qualche palazzo prima di noi. ogni tanto ci frequentavamo, ma più per il fatto di essere italiani, e per l’amicizia dei nostri genitori, che per il piacere di passare il tempo insieme. quel pomeriggio eravamo ospiti a casa loro. P era di poco più piccola di me, una ragazzina tutta pepe capelli dritti come degli spaghetti, accento e modo di fare spiccatamente milanesi; in ingresso mi parlava delle festività, dei cibi buoni e dei dolci, e mi disse che a lei piaceva molto mangiare, tanto che se mangiava troppo rigettava per ricominciare da capo.
fui sconvolta non tanto per l’atto violento ma per la leggerezza e la normalità con la quale avesse trattato questo argomento davanti a me e a suo fratello. non seppi cosa dire, ammutolii, mentre entrambi ridevano.
quell’estate partimmo da mosca in macchina per raggiungere odessa, dove ci saremmo imbarcati su una nave da crociera che ci avrebbe riportato in italia, con approdo a Venezia.

il tempo uggioso e grigio di oggi mi ha pietrificata



postato da anna baldi lunedì 7 dicembre 2009 alle ore 17:17    | commenti: 0 | scrivi un commento |





domenica 6 dicembre 2009

06.12.2009

ho sempre desiderato dentro di me di essere come un ragazzo, fin da piccola, perché ciò rappresentava autonomia forza e determinismo
è stato il mio carattere scugnizzo, forse una mia vena dal sangue terrone, che mi ha aiutata a non soccombere e a definire il mio territorio
era il mio modo per vincere la paura di rimanere sola, e di assicurarmi la sopravvivenza in un mondo nel quale mi si chiedeva di arrivare ad un’autonomia troppo in fretta
ero una bimba molto carina, dal viso dolce, e questo mio carattere forte e determinato entrava in collisione con l’immagine delicata e sottomessa che gli altri avevano di me
uno dei momenti più belli nei quali ero convinta di comportarmi da maschio è stato quando mi sono lasciata coinvolgere in una breve ma ripetuta serie di incontri di lotta con un mio compagno di classe. frequentavo la seconda media della scuola privata italiana di mosca nella quale tutte le tre classi medie messe insieme non raggiungevano i 10 studenti. è stata una sfida nata per gioco alla quale non mi sono tirata indietro, così che durante la ricreazione ci riversavamo di nascosto nella sala proiezione, e al buio sfidavo il mio compagno più forte, Giuseppe, un ragazzo un po’ robusto, primogenito di una famiglia meridionale, un po’ prepotente e un po’ burlone, ma a volte anche dolce e accondiscendente. lo immaginavo da grande come un uomo intransigente e determinato, un carattere forte, che però si sarebbe preso cura delle donne come la cosa più preziosa e fragile di questo mondo.
nel buio, la porta leggermente socchiusa per uno spiraglio di ombre, i compagni facevano il tifo con voce soffocata per non attirare l’attenzione di chi sorvegliasse. Le luci si accendevano quando uno dei due rimaneva immobilizzato dall’altro. non ricordo di avere mai perso, riuscendo nella lotta su un morbido pavimento di moquette a bloccarlo sempre con le spalle a terra. Allora ero convinta della mia vincita, adesso a distanza di tanti anni, mi viene il dubbio che si sia lasciato vincere per il piacere di sentirsi immobilizzato da me, sopra di lui con il corpo ancora ansimante di fatica, e pesante per la tensione che ancora non mollavo per evitare che a tradimento si ribaltasse la situazione; ma senz’altro il piacere più grande era il mio, che il quel momento ero riuscita a dominarlo e sottometterlo, nonostante il mio aspetto gentile e garbato, il viso dolce e i capelli d’oro.
il mio carattere che sapeva essere rude e ribelle mi portava a volere sperimentare ogni sensazione che mi avesse inebriato di un senso di libertà. una cosa tra le tante che allora amavo fare era uscire per qualche minuto durante la ricreazione fuori dalla scuola, e immergermi nel freddo secco e pungente dell’inverno moscovita, con meno 15°-20° C, senza giacca e con addosso solo una maglietta a maniche corte. Il freddo mozzava il fiato ed era pungente, dando una sensazione di benessere a tutto il corpo che sentivo carico di forze e sano. Ricordo perfettamente di una mattina con il sole e io con addosso la mia maglietta preferita: color giallo a strisce e caratteri blu, una falce e martello racchiusi in un cerchio sul petto, con una scritta circolare che riportava american embassy – moscow – ussr; amavo quella maglietta perché la trovavo geniale e coraggiosa (anche nella scelta dei colori), racchiudeva e conteneva i due mondi così diversi per ideologia e stili di vita che sperimentavo nel quotidiano, da una parte quello americano, viziato imprevedibile capriccioso e seducente, dall’altra parte quello sovietico, più intimo sofferto profondo e umano. Il mondo dell’apparenza e il mondo dell’interiorità, che convivevano in quella città rimanendo nettamente distinti, senza evidenti punti di contatto, se non su quella maglietta, e in me.
ho tuttora una visione molto nitida di quella mattina, io immersa nel raro sole invernale, il volto rivolto al cielo, la maglietta gialla come i miei capelli. è però stranamente una visione doppia, sovrapposta: quella di me origine dell’immagine che osservo lo spazio aperto che ho davanti del giardino recintato, abbagliata dalla luce riflessa dalla neve, e un’altra che si sovrappone alla prima nella quale mi vedo da lontano di spalle e dall’alto, al centro di quella stessa prima immagine, immersa nella luce tra il contrasto netto delle ombre scure degli edifici.
Un’altra cosa da maschi che avevo sperimentato era lasciare di nascosto la nostra zona residenziale, una specie di ghetto per stranieri piantonato dalla milizia, per confondermi su una pista di pattinaggio poco lontana frequentata dai ragazzi chiassosi del quartiere adiacente, con i quali a noi stranieri non era permesso, o comunque veniva sconsigliato, di instaurare dei contatti d’amicizia. Mi piaceva giocare con loro ad hokey, correre velocissima su un campo di ghiaccio accidentato e pieno di buche, immersa nella confusione di ragazzi possenti veloci come schegge, attenta a non venirne travolta, a non perdere l’equilibrio (non mi è mai piaciuto avere degli sconti per il fatto di essere nata donna), e a volte sono riuscita anche a segnare :D. in realtà non mi confondevo affatto, ero troppo visibile, unica ragazza e per di più occidentale, per cui non mi sentivo a mio agio e per timore di creare una situazione sconveniente a mio padre rinunciai presto e a malincuore a quel piacere di libertà; ricordo questa decisione tornando indietro sui miei passi lungo il sentiero ghiacciato e irregolare, sporco di terra e di sale, all'ombra degli alberi spogli sotto un cielo grigio di nuvole gonfie di neve.



postato da anna baldi domenica 6 dicembre 2009 alle ore 23:26    | commenti: 0 | scrivi un commento |





sabato 5 dicembre 2009

05.12.2009

è probabile che tu possa avere visto di me più di quanto non abbia fatto io, è in questo senso che interpreto il tuo sapere anticipare
e di nuovo ho avuto la conferma che a volte anche io anticipi gli eventi, inavvertitamente e in modo molto spontaneo ed intuitivo

spaventata da ciò che ho visto (e che tu già conosci) ho pensato che non vi è bisogno di dire tutto perché comunque c’è chi può dire meglio di me, in una forma più coraggiosa e penetrante

... sono stata tentata più di una volta di smettere all’istante di ascoltare la tua voce, maschile,
per paura di perdere le sfumature
per non fare dilagare il mio pensiero su terreni aperti, al di fuori dei miei argini
per conservare e non confondere ciò che non mi accomuna
per non perdermi

questa notte però voglio che non finisca mai e che tu mi tenga sveglia accanto a te tra parole e baci



postato da anna baldi sabato 5 dicembre 2009 alle ore 23:54    | commenti: 0 | scrivi un commento |





venerdì 4 dicembre 2009

04.12.2009



mi sono riposata dalla tua parte sul tuo cuscino, nel tuo profumo
e improvvisamente mi sono ritrovata in un luogo che conosco molto bene, senza tempo, nel quale mi vedo crescere fin da bambina a una velocità folle rimanendo ferma, raccolta nella stessa posizione, abbandonandomi a un piacevole senso di familiarità e di protezione

un benessere profondo, a me infinitamente caro



postato da anna baldi venerdì 4 dicembre 2009 alle ore 19:18    | commenti: 0 | scrivi un commento |





giovedì 3 dicembre 2009

03.12.2009

per un corso che ho tenuto all’HDK di B in ID ospite del Prof. R, avevo progettato un libro che raccogliesse la documentazione dei lavori sviluppati dai diversi gruppi.

questo libro avrebbe contenuto per ogni lavoro il prima, l’iter preparatorio le ipotesi di progetto la realizzazione del prototipo, e il dopo, la fase successiva alla sua presentazione agli altri gruppi, quella critica di verifica di discussione di correzione e di crescita, due tempi a confronto

ne è risultato un libro dinamico che se aperto tutto avrebbe preso la forma di un uccello in volo (un'attinenza fortuita al tema di lavoro assegnato, non da me, che richiedeva di collegare due edifici posti uno di fronte all'altro colmando il loro vuoto di separazione)

il suo corpo rosso, le sue piume color acqua (pensate però in ogni grafia di ogni colore), i suoi elementi di connessione degli spilli in essenza di noce

lo conservo avvolto in una carta giapponese fatta a mano, rossa, e lo penso come se fosse ancora incompleto



postato da anna baldi giovedì 3 dicembre 2009 alle ore 10:20    | commenti: 0 | scrivi un commento |





mercoledì 2 dicembre 2009

02.12.2009

d

oggi è stata una giornata equilibrata dove tutto ha combaciato, anche l’attesa
un insieme che si è dosato con una misura accorta, con evidenza

anche quella piccola d al mattino si era trasformata in una cosa meravigliosa che mi ha rapito per tutto il giorno l’anima

colazione al caffè greco

ho trovato il terzo pezzetto del puzzle, molto diverso dall’attesa, e la cosa strana è che le nostre strade si erano già distrattamente incrociate, in un tempo troppo anticipato… (in modo inaspettato ho trovato anche 2 jokers, :D)

mi divertirebbe se ognuno di questi pezzetti mi potessero svelare il pensiero intimo e ruvido di un uomo ogni volta diverso, e ancora di più se mi potessero svelare quell’ uomo consapevole di racchiuderli tutti in se stesso,
e invece so che quell’immagine ancora frammentaria e improponibile che sto ricostruendo per gioco, legandola ai luoghi che percorro, non mi porterà così lontano

oggi a roma tutti dicevano che tutto era vicinissimo a tutto, ovunque mi trovassi e ovunque volessi andare



postato da anna baldi mercoledì 2 dicembre 2009 alle ore 23:58    | commenti: 24 | scrivi un commento |





martedì 1 dicembre 2009

01.12.2009


voglio che questa giornata non sia mai cancellata
che la mia mente vi si soffermi ancora e di più

oggi mi sono alzata con una parola che inizia con d, grande
è stata la mia ombra
ed è svanita con le tenebre
quando finalmente ho sciolto i capelli

potrei dire di essere contenta che ora sia buio e che domani forse ci sia ancora il temporale



postato da anna baldi martedì 1 dicembre 2009 alle ore 20:37    | commenti: 1 | scrivi un commento |



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