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SOLUZIONI DI ARCHITETTURA E DESIGN
il blog di Ornella Vaudo StudioExNovo


giovedì 14 settembre 2017

Luce calda o luce fredda, quale scegliere?


Quando si parla di luce non si può fare a meno di citare il maestro del design, Achille Castiglione, che diceva “Non pensate alla luce, ma alla vita, allo spazio, alla dimensione e poi all'effetto di luce che si vuole raggiungere”.

Oggi, grazie al vasto assortimento in commercio, possiamo decidere esattamente quale tipo di illuminazione vogliamo creare, scegliendo tra diversi tipi di sorgenti luminose e vari effetti. Senza entrare troppo nel tecnico, oggi voglio fornirvi delle indicazioni che potranno esservi utili quando vi troverete dal rivenditore a scegliere delle nuove luci per la vostra casa.

Sempre più fornitori infatti ci pongono davanti ad una scelta a cui spesso non sappiamo rispondere: preferisce luce calda o fredda? Iniziamo a capire di cosa si tratta: qualsiasi luce emessa da una sorgente luminosa viene percepita con una gradazione di colore che può essere definita calda se tende verso il rosso, neutra se bianca e fredda se la gradazione vira al blu.

Durante il giorno, dall’alba al tramonto, ci sono continue variazioni di gradazione, di cui però tendiamo a non accorgerci, in quanto abituati alle variazioni delle emissioni luminose della nostra fonte di luce: il sole. Diversamente avviene con la luce artificiale che viene percepita maggiormente in quanto, in un ambiente chiuso, influisce sulla percezione dei colori e dei materiali

Un esempio? Avete presente quando al supermercato acquistate il pollo e vi appare di un bel rosa e poi, una volta a casa, vi sembra ingiallito? Ecco di cosa stiamo parlando! Dunque cosa dobbiamo scegliere? Dobbiamo innanzitutto conoscere la specifica che ci permette, al momento dell’acquisto, di identificare la temperatura di colore: questa si esprime in gradi kelvin, e vige la regola che più è alta la temperatura di colore e meno sarà calda la luce. Nello specifico, luci oltre i 5000k sono da considerarsi fredde, sotto i 3300k è calda, tra i 3300k e i 5000k è neutra. Generalmente luci oltre i 5000k vengono usate in ambienti di lavoro, industriali o spazi pubblici, mentre per l’ambiente domestico ci si mantiene entro i 5000k

Detto ciò è opportuno sapere qualche nozione di psicologia della luce, dato che può influenzare il nostro umore e l’attività cerebrale. Sappiamo che con alti livelli di illuminamento è consigliabile la luce fredda mentre per livelli più bassi la luce calda, questo perché esiste una zona di comfort psicologico che correla il livello di illuminamento alla temperatura di colore. Un alto illuminamento con luce fredda garantisce ad esempio una maggiore efficienza lavorativa, mentre livelli di illuminamento bassi con una luce bassa forniscono una sensazione di rilassamento.
Da questo ne deriva che luci fredde sono più adatte in ambienti di studio, o in ambienti di servizio come i bagni, o su un piano di lavoro dove ci occorre un illuminamento maggiore, mentre per la zona soggiorno e la zona letto sono più indicate luci calde. Ovviamente contribuisce alla scelta anche un fattore soggettivo di gusto personale: è bene tener conto che la luce fredda si adatta bene ad uno stile più moderno, con colori tendenti ai grigi, mentre una luce calda è in grado di far risaltare il colore di un parquet rustico o di un muro in mattoni.

Basta guardare come cambia l’aspetto di questo ambiente in base alla luce per capire di cosa stiamo parlando

Spero di esservi stata utile a capire meglio quali fattori considerare per scegliere il tipo di illuminazione!



postato da Ornella Vaudo StudioExNovo giovedì 14 settembre 2017 alle ore 18:51    | commenti: 11 | scrivi un commento |





giovedì 14 settembre 2017

Soluzioni per ricavare una cabina armadio

cabina armadio

Super gettonata, è il sogno di quasi tutti (in particolare delle donne!): ma quando conviene davvero realizzare una cabina armadio ? Per capire ciò bisogna tener conto innanzitutto delle dimensioni necessarie ad usare in maniera agevole gli spazi.

Partiamo dunque dalla profondità dell’armadio che generalmente è 60 cm: consideriamo che, con delle soluzioni su misura, possiamo scendere fino a 50-55 cm, che è lo spazio minimo per poter tenere una giacca appesa. Per i vestiti piegati possiamo invece arrivare ad una profondità di 40 cm, mentre per accessori e borse è opportuno considerare almeno 25 cm.

E’ bene anche valutare esattamente le nostre esigenze facendo mente locale su quali abiti abbiamo bisogno di disporre e come preferiamo che siano disposti, se appesi o piegati, in maniera da riuscire a dividere anche le altezze dei ripiani.

Una volta stabilito tutto ciò, passiamo a stabilire quanto spazio occorre per muoversi e vestirsi. Diciamo che sono consigliabili almeno 70 cm nel caso di una cabina armadio lineare, e 90 cm per una cabina armadio dalla forma a C. Una volta stabilite le dimensioni che ci occorrono possiamo passare a progettare l’ambiente che dovrà contenere la cabina armadio.

I divisori possono essere realizzati in cartongesso o in muratura, in alcuni casi invece si può pensare di posizionare la cabina armadio in un ambiente di casa già esistente che non viene sfruttato a pieno, consentendo così di ottimizzare lo spazio.

In questo mio progetto la cabina armadio è “passante” e serve per disimpegnare il bagno privato dalla zona letto, per questioni di praticità >> Guarda il progetto

A questo punto resta da decidere se si preferisce lasciare la struttura completamente aperta, oppure optare per delle ante: c’è da tener conto che le ante battenti sono consigliate solo se disponete di molto spazio di fronte la cabina, altrimenti meglio scegliere delle ante scorrevoli o pieghevoli.

E’ sempre e comunque opportuno verificare con l’aiuto di un esperto le dimensioni degli spazi in maniera precisa, dato che, in alcuni casi il rischio è di sacrificare troppo la camera da letto o di ottenere una soluzione poco pratica che potrebbe far rimpiangere il classico armadio! E allora, siete pronti a progettare la vostra cabina armadio?



postato da Ornella Vaudo StudioExNovo giovedì 14 settembre 2017 alle ore 18:43    | commenti: 1 | scrivi un commento |





giovedì 14 settembre 2017

Rimuovere il pavimento o posare sopra a quello esistente?


Questa è una delle domanda che più di frequente mi viene posta dai clienti che vogliono ristrutturare casa dato che, si sa, un pavimento nuovo è sicuramente uno degli elementi principali, in grado di cambiare totalmente l’aspetto anche alla più sgarrupata delle case.

E, dato che rientra tra le voci che “pesano” di più sul preventivo, molti mi chiedono se conviene rimuovere il pavimento esistente ed il sottostante massetto oppure se conviene posare direttamente il nuovo pavimento sopra quello esistente, per poter così risparmiare sui costi di demolizione e trasporto in discarica.

Siete curiosi di conoscere la risposta definitiva? Ebbene, la risposta definitiva è: dipende. So che sarete un po’ delusi, ma i fattori che incidono su questa scelta sono tanti. Bisogna innanzitutto considerare che, sovrapponendo il nuovo pavimento all’esistente, si ottiene un piano di calpestio rialzato rispetto al precedente, di circa 1 o 2 cm.

Questo comporta, oltre al dislivello all’ingresso di casa, anche la necessità di dover adeguare le porte interne e le portefinestre, qualora vogliate mantenere quelle esistenti, a meno che non si stia scegliendo un pavimento con spessore molto ridotto. Attenzione, in alcuni casi, ad esempio quando si stanno rifacendo gli impianti idraulici, un innalzamento del piano di calpestio può essere invece utile (se non indispensabile) per le pendenze.

Per ovviare al problema del dislivello tra vecchia e nuova pavimentazione, basta usare un profilo per dislivello: sceglietelo dello stesso colore del nuovo pavimento oppure a contrasto.

Ci sono inoltre dei fattori da considerare affinché il risultato sia soddisfacente: primo fra tutti lo stato di manutenzione del pavimento esistente. Nei casi in cui sia molto rovinato, infatti, c’è la necessità di verificare l’integrità e la stabilità delle mattonelle, accertandosi che siano perfettamente incollate: se così non fosse è necessario procedere alla rimozione di tutte le porzioni poco stabili ed al riempimento con malta.

Tra gli elementi che possono compromettere la posa a regola d’arte c’è il fatto che il piano di posa possa essere non perfettamente livellato: questo può comportare la creazione di “denti” tra le nuove mattonelle/ listoni e per evitare ciò sarebbe opportuno preventivare uno strato di autolivellante per garantire la perfetta complanarità del fondo. Inoltre c’è da tener conto che, specie negli ambienti dove vanno fatti passare gli impianti idraulici, la rimozione totale del massetto e del pavimento è indispensabile.

In conclusione, il mio consiglio è quello di affidarvi sempre al parere di un esperto che possa valutare tramite sopralluogo tutti gli aspetti qui elencati, in quanto, anche se a prima vista sovrapporre il pavimento potrebbe sembrare la soluzione più economica, non è detto che a conti fatti sia la soluzione giusta per voi.



postato da Ornella Vaudo StudioExNovo giovedì 14 settembre 2017 alle ore 18:33    | commenti: 3 | scrivi un commento |





giovedì 14 settembre 2017

Illuminare una stanza senza finestre

bagno cieco

Quando si ristruttura un appartamento una tra le cose più richieste è quella di ricavare un secondo bagno, che spesso, per forza di cose, risulterà privo di aperture, a meno che l’appartamento non disponga di finestre in più rispetto al numero degli ambienti esistenti. Come pure capita quasi sempre che il corridoio o i disimpegni siano ciechi e pertanto costringano all’uso dell’illuminazione artificiale anche solo per attraversarli. Mentre con i ripostigli siamo più abituati al fatto che siano bui, per tutti gli altri ambienti spesso riuscire a far passare la luce naturale costituisce un vero e proprio miglioramento dello spazio.

Quali sono quindi le soluzioni che si possono adottare per cercare di risolvere il problema?

Per ingressi e corridoi spesso si opta per la demolizione dei tramezzi che li separano da altri ambienti, in modo da ricavare ambienti direttamente comunicanti. Qualora sia la normativa a imporre di mantenere un disimpegno si può optare invece per delle pareti o porte vetrate, che sono in grado di lasciar passare una gran quantità di luce conservando la divisione tra gli ambienti. Le pareti vetrate in particolare, stanno diventando sempre più diffuse perché riescono a dare un tocco di modernità all’ambiente e risultano molto caratterizzanti.

Quale soluzione è possibile invece adottare in un bagno? La soluzione ideale è realizzare un taglio nella parte superiore della parete che lasci passare la luce naturale tra un ambiente e un altro. Si può scegliere di effettuare il sopraluce su una parete che confini con un ambiente ben illuminato: tale espediente , anche con una superficie ridotta, consente un effetto assicurato di ariosità all’ambiente, evitando il buio totale, senza in alcun modo “minare” la privacy! L’importante è valutare bene la dimensione del taglio da realizzare ed il fatto che la parete oggetto non contenga impianti o strutture portanti che potrebbero impedire di realizzare la porzione vetrata.

In questo mio progetto ho scelto di realizzato un taglio sulla parete del bagno confinante con la cucina che, oltre ad illuminare l’ambiente ne arricchisce il design >>GUARDA IL PROGETTO.


sopraluce

postato da Ornella Vaudo StudioExNovo giovedì 14 settembre 2017 alle ore 18:14    | commenti: 3 | scrivi un commento |



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