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Marazzi
lunedì 25 agosto 2008

sTOP - monumento senza monumentalismo 2/2

dal blog e-gorà, di Giovanni Tecco

gangemi editore

Realizzare nuovi “fatti urbani”, quelli che in-formano e differenziano i luoghi della città esistente è la questione centrale ed il tema che è dentro l’elaborazione dei progetti pubblicati, imponendo se necessario, il presente al passato.
In tutti questi progetti elaborati per l’area delle Palombare di Ancona, la volontà di instaurare un rapporto emotivo tra architettura, luogo ed abitante, si compie attraverso la ricerca di figure “sensazionali” a volte al limite di scala e si realizza su programmi ordinari, tipici della città marginale, quasi a sottolineare il fatto che un fabbricato per uffici e/o abitazioni e/o negozi può essere un architettura degna di nota.
D’altronde, Marcel Duchamp ci ha insegnato che il concetto di straordinario e stupefacente è anche in un oggetto comune, che può essere opera d’arte se sta in un museo, cioè se la straordinarietà nasce dalla semplice ri-lettura dell’oggetto.
Qualche tempo dopo, Rem Koolhaas ha affermato che oltre una certa massa critica ogni struttura diviene monumento, o quanto meno suscita tale aspettativa semplicemente ed esclusivamente per la propria dimensione.
Non è quindi la monumentalità, ne il monumentalismo l’aspetto interessante, ma la dimensione rappresentativa e comunicativa dell’architettura, quella in grado di evocare significati condivisi e di produrre il senso dei luoghi.
Nell’epoca della comunicazione globale rinasce la possibilità di realizzare un architettura che trascende dalla materia e dalla funzione e che riscopre la dimensione simbolica dell’opera.
Un architettura simbolica però, che non diventi banalmente simbolista, che non usi cioè forme metaforiche troppo esplicite, che insomma non progetti sull’acqua un edificio a forma di nave: Il Beaubourg piuttosto che il NeMo.
Soprattutto, un architettura che non abbia fine propagandistico per vecchi e nuovi poteri, ma che sia mezzo di narrazione di una realtà mutevole, molteplice e composita, contemporaneamente attraversata da istanze globali e locali.
I nuovi monumenti saranno unici ed irripetibili, avranno la capacità di stimolare ed associare significati, di esprimere condizione di centralità diffuse ma diverse, allontanando sia la pretesa moderna di costruire prototipi e modelli ripetibili, che l’individualismo auto referenziale dello star-system che ovunque realizza la propria griffe, in quanto entrambi, in ultima analisi, propongono una sorta di inaccettabile invarianza di luoghi e comportamenti urbani, per i quali progettare a Lisbona vale a dire costruire a Durazzo.
La ri-proposizione costante delle stesse forme e scenari urbani in ogni dove, senza la difesa della varietà e delle qualità locali non può far altro che inibire le differenze, impedendo così il processo di appropriazione e di significazione di un dato luogo.
Da questo punto di vista, ho sempre pensato che fare architettura significasse innanzitutto interpretare il luogo, interrogare il suo genius loci, in una simultaneità di considerazioni anche personali, ma irripetibili, messe in cantiere volta per volta, posto per posto.
I progetti proposti nelle diverse aree delle Palombare di Ancona nascono tutti in coda ad un processo analitico e critico allo stesso tempo, fatto area per area, tra considerazioni oggettive ed interpretazioni personali, tra le aspettative degli abitanti e le storie personali dei progettisti, in un cocktail irripetibile di assi, segni, dimensioni, norme, allineamenti, gerarchie, viste, forme e colori.
Tutti i progetti propongono delle figure emblematiche, per lo più di rottura con un contesto in fase di dismissione, praticamente da ripensare.
Vere e proprie icone, la cui la matrice formale è lo spazio pubblico, che disegna i piani terra piegandoli e arretrandoli, a volte svuotandoli; che invade i piani superiori manipolando e ripensando gli spazi distributivi.
Ingressi, atri, scale, rampe, ascensori, affacci e corridoi vengono pensati quali forme di un unico spazio, realizzato su più altezze, in una continuità con l’esterno esaltata dall’uso di vetrate e bucature, pensate più per guardar dentro che non viceversa.
L’edificio diviene così un fatto urbano e collettivo, un luogo compreso e condiviso, percorribile anche solo con lo sguardo, un posto, in cui quotidianamente va in scena lo spettacolo urbano a cui è possibile partecipare.
In qualche modo, l’edificio si emancipa dall’idea di contenitore e non è più il limite fisico tra un fuori e un dentro, tra ciò che ci riguarda e quello che non ci riguarda, tra pubblico e privato.
Il senso di appartenenza ad un luogo, viene sviluppato attraverso la costruzione di architetture comunicative e sensuali, a volte simboliche, incrementando le occasioni di socialità e soprattutto aumentando la quantità e la qualità dello spazio pubblico disegnato. Nuovi monumenti o landmark urbani?
Preferisco chiamarle “Architetture”, attraverso le quali trasformare le condizioni peculiari e generiche in strumenti connotativi e significativi: Trasformare i “posti” in “luoghi”, diffondendo dentro il tessuto della città “al margine di Ancona centro” nuovi piccoli e centri di snodo urbano, tali da far ri-conoscere la città a chi la abita e farla ricordare a chi, semplicemente la transita.



estratto da:
Ri-Composizioni. Temi e figure per conversioni urbane
Prefazione di Paolo Desideri - Postfazione di Antonino Terranova
Autore: Gianluigi Mondaini (a cura di). Saggi di: Matteo Zambelli, Francesco Ascenzi, Giovanni Tecco, Sabrina Cantalini, Roberta Ansuini, Silvia Fiorentino, Antonino  Terranova, Gianluigi Mondaini, Annalisa Giombetti, Giorgia Vitaloni, Paolo Desideri
Collana: Architettura, Urbanistica, Ambiente
Formato: 15 x 21 cm

Raccolta di tre anni di ricerca, dal 2002 al 2005, all'interno dei corsi di Composizione Architettonica del quarto anno di studio del Corso di Laurea in Ingegneria Edile-Architettura, presso la Facoltà di Ingegneria di Ancona dell'Università Politecnica delle Marche, teoricamente condivisi e curati con prof.M. De Grassi e prof. G. Mondaini, presso la Facoltà di Ingegneria di Ancona dell'Università Politecnica delle Marche.



gruppo PALECO ROSSINI
gruppo MANFRINI MASSACCESI
gruppo CAPRARI GIORDANI LOPEZ
gruppo BONFIGLI GIANCOLA
gruppo BRIZI D'ADDANTE
gruppo MORONI PAOLINO ZOPPINI
gruppo ROSSINI TORTELLI
gruppo PANGRAZI ROSATI

postato da Giovanni Tecco lunedì 25 agosto 2008 alle ore 18:21    | commenti: 2 |



 Commenti:
postato da jr giovedì 5 febbraio 2009 alle ore 12:26

Direttivo di blogs http://aquinosevota.blogspot.com Per iscriverti assolo devi comandare un email con la direzione del blog e la categoria o categorie dove vuoi che sia compreso
postato da Aikon venerdì 3 novembre 2017 alle ore 11:51

Quello che scrivi è molto interessante

https://www.aikondistribution.it/
Aikon


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